Chi era? Donde veniva? Era il «cittadino» Antonio Ranza, professore e tipografo. Si chiamava modestamente da sè «capo dei rivoluzionari piemontesi».
Nato a Vercelli, nella cui agitazione popolare del 1790-91 era sorto quale «amico del popolo» e nemico dei nobili, avversava con altri rivoluzionari la Casa Savoia: voleva strapparle il Piemonte per gettarlo fra le braccia della Francia. Evitò il carcere con la fuga. A Lugano, in Corsica, a Nizza, continuò l'apostolato; finchè Napoleone gli aprì con le sue vittorie il varco alla massima scena delle sue geste clamorose: la Lombardia.
Negli orrendi giorni, quando Binasco e Pavia osarono ribellarsi all'invasione francese e furono perciò il primo, per cenno del Bonaparte, orribilmente incendiato, e Pavia abbandonata al saccheggio e alla strage, il Ranza, che a Pavia aveva piantato l'albero della libertà, eccitava alle vendette, alle carneficine, vantandosi d'aver trovato un perfezionamento alla ghigliottina che, secondo lui, doveva essere il tocca-e-sana dei ribelli lombardi.[13]
Il Ranza stampò giornali sterminatori e opuscoli analoghi; alcuni de' quali si possono leggere nella raccolta Custodi, nella Biblioteca Nazionale di Parigi.[14]
Col giornale Il rivoluzionario, che il Ranza pubblicò per isfamarsi, trascese a tali eccessi contro i nuovi magistrati, che non potè arrivare al terzo numero. E anche il Ranza fu cacciato nel Castello, in prigione. Morì nell'aprile del 1801.
Ben altro cervello vantava Pietro Custodi, nato nel 1771 a Galliate Novarese, caro a Pietro Verri per l'amore che portava agli studii severi. Nella tormenta della Repubblica cisalpina, il Custodi si esaltò, e unitosi a un chirurgo Buzzi, demagogo da dozzina, fondò la settimanale Tribuna del popolo, dove non esitò a investire lo stesso Bonaparte. Immaginarsi se il vittorioso permetteva d'essere vilipeso dalla libera stampa, ch'egli stesso aveva elargita al popolo redento!... Ordinò che anche il Custodi fosse arrestato e gettato in un carcere, ma il giovane eroe sfuggì ai gendarmi nascondendosi in un solaio.
Chi mai gli avrebbe detto allora che, solo pochi anni dopo, sarebbe stato creato cavaliere della Corona ferrea e barone del Regno italico? Che sarebbe assunto qual segretario a lato del ministro delle finanze Prina? E avrebbe lasciato nome chiarissimo per la classica sua raccolta degli Economisti italiani?... Morì nel 1842.
Un altro dotto, celebre economista, Melchiorre Gioja, seguiva la manìa del giornalismo polemico e del pubblico oltraggio, egli che doveva comporre più tardi un Galateo delle belle creanze! I suoi giornali Il censore, La gazzetta nazionale e Le effemeridi politiche morivano anch'essi, strangolati dalle mani delle autorità offese. Il Gioja subì il carcere a Parma e a Milano, poi l'esilio. La sua opera Del merito e delle ricompense è una miniera di erudizione. Ma egli era un'anima ignobile. La rivela nella rivoltante scritturaccia contro Bianca Milesi, che, illusa e pietosa, lo aveva assistito in carcere.[15]
Sbocciò anche Il giornale rivoluzionario e Il conciliatore; il primo fu soppresso, il secondo morì d'inedia.
Ma anche un giornale a tratti briosi ebbe l'allegra repubblica: Il senza titolo; anch'esso ampio al pari degli altri.... come un fazzoletto da naso d'educande.