Un furbo libraio francese, Barelle, lo fondò, rimanendo prudentemente fra le quinte, nell'ombra, e cacciando, invece, innanzi quale direttore (estensore dicevasi allora) un suo commesso di negozio, certo Nova, che andava alla messa ogni mattina e che finì in prigione anche lui, per le ingiuriose escandescenze dei suoi anonimi collaboratori, fra i quali (una vera carnevalata!) frati sfratati, preti spretati e un Calderini di Gallarate, soprannominato il «granatiere teologo». Molta prosa v'inserì il Bernardoni, il grande amico di Carlo Porta, propugnandovi persino l'unità d'una Italia repubblicana.
Un avversario detto l'«ulano legislatore» scriveva amabilmente così: «Sapete in che modo discuto io le mie questioni personali? A cazzotti!». E lo chiamavano legislatore!
In un certo numero si legge che un tale comasco (e qui è spiattellato nome e cognome) fa l'incettatore di grano ed è l'amante della moglie del signor tal'altro pure di Como (e qui ancora nome e cognome: mancava soltanto il numero della porta). Come mai la faccia dell'ignoto rivelatore non veniva illustrata da un corteo di pugni? E i pugni fioccavano fra quei gentiluomini. Niente duelli: fior di cazzotti, come insegnava l'«ulano legislatore»!
Benchè svillaneggiato e messo in ridicolo dal Senza titolo, il Ranza vi fa allegramente i conti addosso al piacentino Poggi, estensore dell'Estensore cisalpino, sussidiato dal Direttorio; ma è tutta invidia di quei sussidii!...
Un arguto «associato» domanda al «caro Nova» perchè certo comandante di certa piazza, mentre qualche giorno fa si lamentava d'avere in tasca sole cinquanta miserabili lirette, ora esce con tanto di vestito nuovo e su un cavallo nuovo?
Questa l'alba radiosa della libera stampa sull'Olona, promulgata da Napoleone Bonaparte!
Ma pochi anni passeranno, e nella stessa Milano sorgerà Il conciliatore di Silvio Pellico, di Luigi Porro, di Federico Confalonieri, di Giovanni Berchet, a far dimenticare con le gloriose sue audacie liberali quella effimera, fracida, velenosa fungaia, spuntata sotto gli scrosci di pioggia delle innovazioni rivoluzionarie frettolose; e, più tardi ancora, sorgeranno la. Rivista europea del Battaglia, Il politecnico di Carlo Cattaneo, Il crepuscolo di Carlo Tenca.
Eppure, dalla baraonda dei gazzettieri cisalpini, spuntava qualche cosa di lodevole. Il Monitore italiano va, infatti, citato, a titolo d'onore, a parte. Il manifesto steso da Ugo Foscolo, e la collaborazione del grande poeta, gl'imprimeva un carattere d'altera indipendenza. Il Foscolo vi pubblicava i processi verbali dell'Assemblea legislativa della Repubblica cisalpina; e vi aggiungeva con tono tribunizio (il tono allora comune) severi commenti.[16] Il cittadino Somaglia, nel Consiglio dei Seniori perora a favore dei poveri, dicendo che gli aggravi maggiori dovevano pesare sui ricchi. E Ugo Foscolo a tal proposito prorompe:
«Legislatori! badate che le tacite orme degli opulenti non vi sbalzino da quel seggio, ove rappresentate una nazione costretta a comperare colle proprie sostanze una libertà, che calò dalle Alpi accompagnata dalle desolazioni e dal terror della guerra e seguìta dall'orgogliosa avidità della conquista; una nazione, la quale, colpa forse de' tempi, non peranco ha partecipato dei beni della libertà. Legislatori! mentre voi ritardate il rimedio, il male va crescendo in ragione progressiva: l'onnipotenza dei sacerdoti, l'ambizione dei grandi, l'avarizia del ministero, l'attaccamento alle antiche abitudini, la miseria del popolo, tutto congiura al soqquadro d'una troppo nuova Costituzione.»
Immaginarsi se tali parole potevano piacere ai dominatori! Ma esse, meglio di tutte, compendiavano uno stato di cose infermo e malfermo.