Sin dal tempo delle innovazioni anticlericali di Giuseppe II, si stampavano a Milano opuscoli virulenti contro i frati. Tra le pubblicazioni curiose del genere, v'ha: «Leggi la storia naturale novissima del fratismo.... del P. Ignazio Lojola frusta cocolle», ecc. «Nell'Austria; a spese degli sfratati l'anno del lume 1786». Vi si legge fra altro: «Il frate: una bestia in forma d'uomo provveduta d'un cappuccio, urlante di notte, sempre assetata».
Per oltraggio, Carlo Porta chiama Fraa Condutt il suo lurido eroe, perchè riceve tutto.... come una gola d'acquaio. Il Porta pone a Bovisa, villaggio presso Milano, la scena delle buffe contrarietà che deve subire. La breve descrizione d'una mattina fresca e limpida pareggia uno dei tocchi più magistrali dell'Ariosto:
L'eva on'ora o pocch pu de la mattina,
E 'l ciel luster e bell come on cristall:
Tirava on'aria sana remondina....[46]
Il Porta, da vero poeta, sentiva vivamente le bellezze della Natura e le rendeva con esattezza netta, evidente; ma soltanto di volo. Per descrivere la serenità del cielo lombardo, ch'è così bello quand'è bello, come dice il Manzoni, egli nella volteriana satira On miracol, mirabilmente dice:
L'aria l'è lustra che la par de râs.
La quarta novella è più breve; s'intitola I sett desgrazi, ci porta in carnevale, ed è salace. Si tratta d'un chierichetto miseruzzo del Seminario, il quale si traveste da tacchino e va a teatro, al veglione. Ma il demonio, nemico nato e giurato di tutti i cristiani, specialmente di quelli che hanno sulla testa quell'O pelaa, lo tenta. Passa una procace mascherina, e il chierichetto, vinto da forza irresistibile, la tocca: la tocca là ove non dovrebbe essere toccata. Le guardie lo scoprono, l'arrestano, lo conducono in gattabuia. E basta quella fuggevole audacia carnevalesca per vedersi bell'e rovinata la carriera, povero chierichetto! Ma chi non lo assolverebbe? Lo giustifica, non lo assolve la musa del poeta implacabile nel pubblicare ai quattro venti gli scappucci dei tonsurati. La scappatella del povero seminarista ci ricorda una serie d'ottave vernacole inedite, attribuite a Carlo Porta, conservate, fra altre poesie oscene manoscritte, nell'Archivio di Stato di Milano, e s'intitolano: I donn de Milan ricorren al sur Maresciall Bellegard contra el decret miss fœura al Teatrin della Canobbiana che no se possa palpignà i c.... Questo scherzo basta col solo titolo a darci un'idea della serafica compostezza di quelle veglie. Le licenze di simili veglioni teatrali erano flagellate da un curioso almanacco, che porta per titolo: Le galanti scarselle della cortigiana Frine. È roba d'un anonimo, nemico giurato della moda: e fa parte della raccolta dell'Ambrosiana.
Ed ora largo, o monache e religiosi poco religiosi: largo a Meneghino che irrompe fra voi con la voce del popolo giudice.
Carlo Maria Maggi, già nostra conoscenza, è colui che il Redi chiamava