Ritornato padrone del Milanese mercè la portentosa vittoria di Marengo, Napoleone, trovando necessario restaurare la Repubblica cisalpina, sorresse la parte onesta e moderata contro gli esaltati e i facinorosi, che avevano oppressa, oltraggiata la Repubblica, con lo spogliarla da quei ladroni che erano: gatt in grand li chiamò il Porta; incliti ladri li chiamò il Foscolo. Giovanni Battista Sommariva, prima segretario, poi membro, quindi presidente del Direttorio, fu escluso con suo pubblico disdoro dal secondo Direttorio; ma egli, da umile stato, s'era ormai formato, con le ruberie, enormi ricchezze; parte delle quali spese (manco male) nell'acquisto d'opere d'arte per adornarne la sontuosa villa dei Clerici, da lui comperata nell'incantevole Cadenabbia sul lago di Como, e caduta più tardi in mani tedesche. I soli accademici bassorilievi del Trionfo d'Alessandro del Thorvaldsen, che fasciano le pareti d'una sala della villa, il Sommariva li pagò mezzo milione, cifra maiuscola allora!

Napoleone, non ostante la ben nota mediocre intelligenza del leguleio Sommariva, lo aveva nominato, non si sa perchè, insieme col marchese Visconti e con l'avvocato Ruga, marito della stupenda, procace dea che abbiamo trovato alla Scala, a membro del Comitato che concentrava le attribuzioni d'una disciolta Commissione di nove membri, fra i quali Raffaele Arauco, primo consorte della moglie di Carlo Porta; ma non tardò a conoscere quella buona lana del Sommariva e lo colmò di sommo disprezzo. A dir vero, le male lingue si esercitarono anche sul conto del Visconti e del Ruga: dicevano che i due «cittadini» avevano ottenuto quei posti in grazia delle loro mogli troppo sorridenti ai primari generali francesi.... Notissimo che la Visconti era l'amante del generale Berthier; ma era uomo di probità specchiata; e l'avvocato Ruga aveva spiegata virile, oculata fermezza nella questione della vendita dei beni nazionali. Intanto, il generale Massena se n'era andato da Milano, non senza aver prima costretto la Municipalità a sborsargli 300,000 lire; e fu sostituito da un Brune, che lasciò bastonare dai profughi cisalpini, rientrati, preti e frati sugli scalini del Duomo.

Ma la seconda Repubblica cisalpina non finiva di piacere allo stesso Napoleone, che rivolgeva nella mente vastissima innovazioni più ampie.

Da questo momento, il Grande spiega meglio la sua prodigiosa potenza di statista e di legislatore.

Per formare una seria repubblica, Napoleone, che intanto, per le strepitose vittorie riportate, da generale era salito a primo console in Francia, convocò a Lione una Consulta straordinaria di 452 notabili (notabili moderati, si noti) dei ventiquattro dipartimenti onde la Cisalpina era composta: Milano capitale.

La scelta stessa di Lione a sede della Consulta rassicurava. Lione, nel 1793, non era insorta contro la Convenzione nazionale, ligia qual era alla monarchia?

Ma la stagione volgeva rigidissima. Nevi e nevi. Pure tutti mossero al convegno solenne; tanta era la sete di uno stabile riordinamento. L'arcivescovo di Milano, Filippo Visconti, colui che aveva incensato l'eretico Suvaroff nel Duomo, rispose, benchè ottuagenario, anch'egli alla chiamata. Giunse a metà dicembre a Lione; ma il povero vecchio soccombette ai disagi del viaggio, al rigore dei geli, alla grave età, alle vive emozioni. E, a Lione, morì un altro deputato, e dei migliori, l'accennato Raffaele Arauco, poeta ed ex-ministro della Cisalpina.

I Comizi di Lione (così li chiamarono), furono preseduti dallo stesso altero Napoleone; e non fecero che approvare, quasi senza discussione, lo statuto che il Bonaparte aveva bell'e preparato e portato con sè.

Un presidente elettivo, decennale, a cui spetta la nomina dei ministri; tre Collegi elettorali, composti uno di possidenti, il secondo di dotti, il terzo di commercianti; una Consulta di Stato di otto cittadini, che eleggono il presidente, vigilano all'ordine interno e curano le relazioni diplomatiche; una Commissione di Censura composta di 21 cittadini, nominati in egual proporzione dai Collegi elettorali, la quale deve eleggere i membri della Consulta, del Corpo legislativo e dei Tribunali supremi; un Corpo legislativo formato di 75 cittadini, cui spetta di fissare le proposte di legge; un Consiglio legislativo, composto almeno di dieci cittadini, il cui compito è quello di compilare le proposte di legge e sostenerne la difesa di fronte al Corpo legislativo; ecco qual era la nuova Costituzione. A presidente fu eletto dai Comizi, quasi unanimi, Napoleone. E, per volontà di questo, a vicepresidente Francesco Melzi «il Giusto».

Così la Repubblica si spogliò del nome screditato e restrittivo di Cisalpina, e assunse quello di Repubblica Italiana.