Il bellissimo successo suscitato da Desgrazi de Giovannin Bongee eccitò il Porta a continuare il racconto di quelle disgrazie, che si tirano l'una coll'altra, come le famose ciliegie di cui discorre in una letterina il padre Cesari; e intitolò il suo componimento in rapide ottave Olter desgrazi de Giovannin Bongee. A rovescio di quegli scrittori che non riescono troppo felicemente nel dare continuazioni a' propri capolavori acclamati, come F. A. Bon al suo Ludro, o Vittorio Bersezio alle Miserie d'Monsù Travet, il poeta milanese riuscì felicissimo nell'iliade del malcapitato panciuto che, stavolta, è protagonista d'un'azione più vasta, e non è solo, chè la sua florida metà, Barborin, esce in luce. Anche stavolta, il Bongee si sfoga con il lustrissem scior, che noi non vediamo e che non gli risponde. È un'altra pagina della brutta cronaca milanese e de' costumi del 1813, anno in cui il poeta la ideò questa poesia. Nessun altro scritto del Porta fu da lui annotato più di questo: le sue postille illustrano la cronaca minima di quel tempo, che qui riassumiamo.

Nella primavera e nell'autunno del 1813 si rappresentò al teatro della Scala, con clamoroso successo, un nuovo ballo spettacoloso intitolato Prometeo, del famoso coreografo Salvatore Viganò; e nelle Olter desgrazi esso è descritto nel linguaggio del Bongee, che ci esilara scambiando egli cose e persone. Nel ballo, un mimo vestito da avvoltoio — e il Bongee lo scambia per un tacchino (pollin)! — compariva sul Caucaso e andava a rodere regolarmente il cuore dell'incatenato Giapetide, ch'era rappresentato dal primo ballerino Chouhous. E Carlo Porta nota: «In questo ballo vedevansi rappresentati i segni dello Zodiaco e lo stesso Carro del Sole con figure vive e naturali». E quante altre cose mirabolanti! Nell'opera cantava una Correa, tarchiata, tozza e smorfiosa, che Giovannin Bongee chiama l'«occa». E Carlo Porta annota: «La signora Correa, espertissima cantante, ma quanto abile nella sua professione altrettanto soggetta alle malattie dell'arte. In quell'anno (1813) stancò veramente la sofferenza del pubblico, al quale alcuna sera pareva cantare per far grazia ed alcun'altra per far dispetto.»

Ma alla povera moglie del Bongee, alla Barborin, che osservava col marito dal loggione lo spettacolo, toccò una bene spiacente avventura! Uno de' lumai, che stavano là di servizio, si permise un pizzicotto sulle curve più procaci di lei. E intorno a questa audace vicenda è tessuta tutta una farsa da ridere. Giovannin, il marito offeso, finisce alla polizia e messo sotto chiave, peggio che non fosse Giacomo Legorin. E il Porta spiega: «Legorin, famoso assassino, che, in compagnia di parecchi malviventi, infestava i contorni del Milanese nel secolo XVII».

Comiche scenette, figure buffe; un'altra pagina della Milano d'allora; un'altra scena della vita popolare.

Se il Porta avesse frequentato la così detta alta società, chi sa quali vive scene avrebbe copiate! Non fa motto nemmen di quelle che, senza dubbio, deve aver conosciute per sentite dire.

Il cicisbeismo, putrefazione della cavalleria, non era spento del tutto quando Carlo Porta satireggiava, e l'abbiam visto. Ma egli non lo toccò. Ne resta, adunque, la gloria ad un altro Carlo, a Carlo Goldoni, e al Parini. Il Goldoni, senza la satira che esagera, rappresenta i cicisbei nella coraggiosa commedia Il Cavaliere e la Dama, quattordici anni prima del Mattino e sedici anni prima del Mezzogiorno del Parini.

XIV.

Moderati, accorti ripieghi di Napoleone. — Nuove nomine napoleoniche. — Un ladrone: Sommariva. — I cittadini Visconti e Ruga e le loro mogli. — Il generale Massena lascia Milano con la borsa ricca. — I Comizi di Lione. — Solenne proclamazione della Repubblica italiana: Napoleone presidente, Francesco Melzi d'Eril vice-presidente. — Morte dell'arcivescovo Visconti e del deputato Raffaele Arauco primo marito della moglie di Carlo Porta. — Napoleone disarma Leopoldo Cicognara. — Torna in ballo la moglie del Cicognara. — Murat contro il Melzi. — Una Fossati intrigante politica. — Finte collere di Napoleone. — L'ordine è ristabilito. — Grandi innovazioni. — Il vaiuolo, l'innesto e una poesia di Carlo Porta. — Il Melzi rende onore alla memoria dell'Arauco. — Le poesie dell'Arauco.

Per illustrare l'opera poetica di Carlo Porta, che respira dell'aura del suo tempo, dobbiamo ripigliare il filo degli avvenimenti che trasformarono di nuovo Milano.

Napoleone, che, alla vigilia d'invadere Venezia e di rovesciarne la secolare gloriosa Repubblica, aveva brutalmente minacciato d'essere un Attila pei Veneziani, che allora non potevano difendersi perchè inermi, non eseguì alla lettera gli ordini infami del Direttorio francese, il quale lo eccitava a infliggere al territorio milanese il maggior male possibile, col «guastare anche i canali e le altre opere pubbliche».