Oh, che tocc de mincion!
(La sclama sta sciorinna a l'improvvista),
Sui garon? giust inscì: pussee anmò in vista!
E Milano si divertiva. Nella sera del 3 marzo il Melzi diede un ballo ufficiale, con tremila invitati. Quale sfoggio di sfolgoranti, affollate uniformi militari, e abbigliamenti femminili, bianchi, rosei, procaci; quali bellezze e brio!
Si proclamavano le benemerenze acquistate verso la patria. Si assegnavano pensioni ad artisti, a figli di militari, a vedove di cittadini benemeriti. E altre feste allora!
Fra le benemerenze proclamate dal vicepresidente Melzi, vi fu quella in nome di Raffaele Arauco, morto a Lione. Il Melzi lo dichiarò benemerito della patria, e assegnò una pensione, non piccola per quel tempo, con decreto del 30 novembre 1802, alla graziosa vedovella Vincenza Prevosti:
«Alla cittadina Vincenza Prevosti vedova di Raffaele Arauco, membro della Commissione di Governo, deputato ai Comizi di Lione, ed ivi mancato di vita, lasciando di sè alla patria, dopo lunghi servigi, nella sua povertà, onorata memoria, il Governo italiano accorda la pensione annua di lire tremilacinquecento.
Melzi».[54]
Raffaele Arauco era verseggiatore applaudito, e improvvisava volenteri nelle brigate eleganti. Una sera, Napoleone volle che improvvisasse davanti a lui un sonetto e gli fissò le rime tutte bizzarre e tutte tronche.
Da' versi inediti dell'Arauco, che trovo fra vecchie carte, rilevo come cantasse facilmente a Clori, a Mirtillo, a Cloe, a tutti quelli idoletti arcadici, insomma, che Carlo Porta derise con la satira contro un poetino bergamasco, il conte Suardi: