Puresin (pulcino) che in Parnassin

Pien d'estrin fa frin frin col ghittarin.

In una sola poesia l'Arauco tocca il cuore, quando deplora la morte del Parini.

Ma l'Arauco, meglio che nei versi, si segnalò nel governo della cosa pubblica. Questo arcade era uomo politico non volgare. Sedette ministro della Cisalpina, poi fu de' nove componenti della accennata Commissione di governo, e deputato ai Comizi di Lione. Il Melzi nutriva di lui alta stima per il suo carattere e per lo zelo nel compiere il proprio mandato. Mentre altri rubava a man salva, l'Arauco seguiva rigido i dettami dell'onestà.

Nel 1802, appena giunto a Lione per assistere ai Comizi, il povero deputato moriva, nella casa d'un negoziante, a soli quarantacinque anni, lasciando la terza parte de' propri beni al padre e il resto alla moglie Vincenza; il che prova che egli non era in «povertà», come diceva il decreto del Melzi.

XV.

Nozze di Carlo Porta. — La moglie. — I figli. — Lettere del poeta alla moglie. — Le feste degli amici Casiraghi e Vincenzo Monti. — La versione della Pulcella d'Orléans del Voltaire compiuta dal Monti. — Il ministro delle finanze Prina affida incarichi di fiducia a Carlo Porta. — Il poeta e sua suocera. — Nella pace domestica. — Carattere famigliare del Porta descritto da Tommaso Grossi. — I due grandi amici. — Espansioni. — Commovente scena in una famiglia. — Lettere fra il Grossi e Carlo Porta. — Il Porta è proclamato poeta morale. — Giansenisti. — Giovanni Torti.

Nel 29 agosto 1806 rispuntava il sorriso sulle labbra della vedova Arauco.

In una silenziosa cappelletta a Torricella presso Carpèsino, paesello della Brianza, si celebravano le seconde nozze di lei, che contava ventinove anni, con Carlo Porta di trentuno. Una colta vecchietta, madre del venerato Adalberto Catena, prete ricco di Dio, la quale abitava in quei luoghi, si ricordava di quegli sponsali modesti, quasi romiti, e ne riferiva, ne' suoi ultimi anni, i particolari: la villa di Torricella era di proprietà del poeta.

La Prevosti-Arauco-Porta poteva vantare illustri amicizie per parte del primo marito conosceva gli usi della buona società; eppure non amava il fasto, non imitava altre milanesi smaniose di emozioni sino al punto di giocare la propria onestà. Vera madre di famiglia, attese, umile e buona, alla casa, al marito e ai figliuoli. Ne ebbe tre dal Porta: due femmine, Anna Alessandrina, e Maria Carolina Violante, e un maschio, Giuseppe, avvocato, banchiere e paesista, morto nel carnevale del 1872, proprio nell'ora in cui si trascinava per i corsi di Milano, in mezzo al generale baccano, un carro addobbato a festa che rappresentava l'apoteosi del padre suo!