Una rarità: la buona armonia tra suocera e genero. A lei, signora Camilla, il poeta dedicò versi più che cordiali e pare li meritasse davvero:
.... E le dica (il cuore) che l'amo di maniera
Da correr per giovarle se abbisogna
A vendermi al lavor della galera,
A chiedere e accettar posto in Bologna,
Od anche a rimanermene in eterno,
Come adesso, impiegato subalterno.
E via via.
«Quanta fosse la bontà non solo, ma la candidezza mirabile e la semplicità dell'animo del Porta, e quanto egli fosse lontano dall'avere quel carattere d'alterigia e di scherno, che i suoi scritti ponno far sospettare, tutti quelli che l'hanno conosciuto nelle sociali relazioni, e più di tutti gli amici intimi del suo cuore lo ponno testificare», affermava il Grossi nei cenni biografici premessi all'edizione delle poesie del grande amico suo dopo la morte. Ma ch'egli fosse turbato e triste, specialmente per la podagra, malattia di famiglia, che lo tormentava, è vero.
Eppure, c'è una poesiola che ci fa vedere il poeta nella calma della sua casa. Una breve poesia. Ce lo mostra tranquillo, alla fiamma del caminetto, con un bicchere di buon vino che assapora; apprendiamo i suoi gusti e troviamo in lui quel sentimento d'amicizia che lo nobilita anche agli occhi di chi non sa perdonargli i difetti. Il poeta odia il cattivo caffè e adora il buon vino.