Passa di mano in mano un fierissimo sonetto contro Napoleone, mentitore di libertà. Di chi è? Si sussurra un nome: il nome del veronese Giuseppe Giulio Ceroni, soldato e poeta alfieriano.

Carlo Porta non si unisce a chi discute sul nuovo mutamento, dopo tante trasformazioni subìte. Battagliero per indole, caustico, pungente contro la vecchia aristocrazia dal ridicolo sussiego spagnolo; contro i nobili villani e proni agl'idoli coronati; contro gli stessi arcivescovi privi di dignità; contro i preti venali e i monaci parassiti; contro la letteratura fatua, convenzionale, ammuffita; contro francesi e italiani che osano sparlare della sua diletta Milano, ora si rassegna al giogo politico, pur di godere la pace. Nessun grido di vero italiano vibra dal suo verso, dal suo cuore. Quanto differente, anche in questo, il Maggi, che in pieno dominio spagnolo, con un sonetto invocava nientemeno che l'unità italiana, rivolgendosi alla Repubblica di Venezia, la sola libera allora e guerriera impavida sul mare d'Oriente contro i Turchi barbari! Il Maggi domandava:

Unita or che saria l'inclita gente

Per la difesa almen della sua pace?

Carlo Porta è persino corrucciato contro chi parla d'indipendenza, e prorompe:

«Al diavolo i politicanti seccatori! A che tanti discorsi e tanti ragionamenti? Già, un basto, alla fin dei conti, bisogna portarlo; ed è inutile pensare di farla da padroni. E quando questo basto dobbiamo averlo sulle spalle, eternamente e senza remissione, che importa a noi che sia d'un gallo, d'un'aquila, d'un'oca o d'un cappone? (Qui il Porta col ‘gallo’ allude, si capisce subito, alla dominazione francese, e con la parola ‘aquila’ all'Austria). Per conto mio, credo che il meglio possa essere il partito di far finta di nulla, e pregare di non cambiare tanto spesso di basto. Se no, col portar da un posto all'altro le durezze delle traverse del basto, avremo uno spelamento maledetto e nient'altro». Ma ecco il sonetto:

Marcanagg i politegh seccaball!

Cossa serv tant descors e tant reson?

Già on bast infin di fatt bœugna portall

E l'è inutil pensà de fà el patron.