“davanti a Dio, Padre della libertà, davanti agli uomini nati a gioirne, davanti a me e alla mia coscienza specchio delle leggi della natura;

“pei diritti individuali e sociali, che costituiscono l'uomo, per l'amore che mi lega alla mia patria infelice; pei secoli di servaggio che la contristano; pei tormenti sofferti da' miei fratelli Italiani; per le lagrime sparse dalle madri sui figli spenti o captivi; pel fremito dell'anima mia in vedermi solo inerte ed impotente all'azione; pel sangue de' martiri della patria; per la memoria de' padri; per le catene che mi circondano,

“Giuro

“di consacrarmi tutto e sempre con tutte le mie potenze morali e fisiche alla Patria ed alla sua rigenerazione; di consacrare il pensiero, le parole, l'azione, a conquistare indipendenza, unione e libertà all'Italia; di spegnere col braccio ed infamar colla voce i tiranni e la tirannide politica, civile, morale, cittadina o straniera; di combattere in ogni modo le inuguaglianze fra gli uomini d'una stessa terra; di promuovere con ogni mezzo l'educazione degl'italiani alla libertà ed alle virtù che la rendono eterna;

“di cercare per ogni via che gli uomini della Giovine Italia ottengano la direzione delle cose pubbliche;

“di propagare con prudenza operosa la federazione, di cui fo' parte da questo momento;

“di ubbidire agli ordini ed alle istruzioni che mi verranno trasmesse da chi rappresenta con me l'unione de' fratelli;

“di non rivelare per seduzioni o tormenti l'esistenza, le leggi, lo scopo della federazione, e di distruggere potendo il rivelatore.

“Così giuro, rinnegando ogni mio particolare interesse pel vantaggio della mia patria, ed invocando sulla mia testa l'ira di Dio e l'abbominio degli uomini, la infamia e la morte dello spergiuro, se io mancassi al mio giuramento.„[18]

La principessa Belgiojoso pronunciò questo giuramento?... Certo nè ella nè il principe ex consorte Emilio si attennero al secondo paragrafo dello statuto della Giovine Italia, che affermava la repubblica avere per iscopo anche “l'abolizione di ogni aristocrazia e d'ogni privilegio, che non dipendesse dalla legge eterna della capacità e delle azioni„. Cristina Belgiojoso-Trivulzio non si fe' chiamar mai “cittadina„, bensì sempre “principessa„. E, aristocratico nell'anima era il principe Emilio; e il Mazzini lo chiamava spesso con quel titolo, quando con fidi amici si lamentava delle inclinazioni di lui ai piaceri mondani; quando si doleva delle riluttanze, dell'abbandono.[19] Poichè ben presto il Mazzini provò l'amarezza degli abbandoni.