Questa divisione e questa separazione sono però energicamente avversate dalla natura. Fino al giorno nostro, bisogna riconoscerlo, nessun creatore di progetti ha avuto il più piccolo successo. L’acqua separata si riunisce dietro la nostra mano. Nel momento in cui cerchiamo di separarlo dal «tutto», il piacere è colto fuor dalle cose piacevoli, il profitto fuori dalle cose profittevoli, il potere fuori dalle cose forti. Noi non possiamo scindere le cose e ricercare solo il bene sensuale per se stesso, come non possiamo raggiungere un interno che non abbia esterno od una luce senza ombra. «Scacciate la natura con un bidente, essa ritorna di corsa».

La vita si riveste di condizioni inevitabili, che lo stolto cerca di schivare, che questi e quegli si vanta di non conoscere, come cose che non lo riguardano; ma la millanteria è sulle sue labbra, mentre le condizioni sono nella sua anima. Se egli le sfugge per una parte, esse lo attaccano per un’altra parte più vitale. Se egli le ha sfuggite in forma ed in apparenza, è perchè egli ha resistito alla sua vita, è fuggito lungi da se stesso, e il compenso è tale quale la morte. L’inanità di tutti i tentativi per fare questa separazione del bene dall’obbligazione è così evidente, che l’esperimento non sarebbe tentato — e il tentarlo sarebbe opera pazza, — senza che, iniziata nella volontà la malattia della ribellione e della separazione, l’intelletto subito non vada infetto; tanto che l’uomo cessa di vedere in ogni oggetto Dio nella sua pienezza, ma vede l’adescamento sensuale di esso, e non vede il suo pregiudizio; egli vede la testa della sirena, ma non la coda del drago; e pensa di poter recidere ciò che egli vuole avere da ciò che egli non vorrebbe. «Quanto secreto tu sei, che abiti nei più alti cieli silenziosamente, tu unico grande Iddio, che getti per castigo, con Provvidenza infaticabile, l’acciecamento su coloro che nutrono sfrenati desideri!»[2].

L’anima umana è fedele a questi fatti nel rappresentarli nelle favole, nella storia, nei proverbi, nella conversazione. Ciò trova inopinatamente una voce nella letteratura. Così i Greci chiamarono Giove, la Mente Suprema; ma avendogli per tradizione ascritto molte azioni basse, involontariamente fecero ammenda alla ragione, incatenando le mani di un dio così cattivo. Egli è ridotto così senza sostegno, come un re d’Inghilterra. Prometeo conosce un segreto per il quale Giove deve patteggiare; Minerva un altro ne conosce. Egli non può disporre dei suoi propri fulmini; Minerva ne tiene le chiavi.

«Fra tutti gli Dei, io sola conosco le chiavi che aprono le solide porte delle aule, ove le sue folgori dormono».

È una sincera confessione dell’opera interna del Tutto, e del suo scopo morale. La mitologia indiana finisce nella stessa etica; e sembrerebbe impossibile inventare qualsiasi favola e darle una popolarità, se essa non è morale. Aurora scordò di chiedere la gioventù per il suo amante, e Titone sebbene immortale è vecchio. Achille non è completamente invulnerabile; poichè le acque sacre non bagnarono il suo tallone, per il quale Teti lo sosteneva. Siegfried, nei Nibelungi, non è completamente immortale, perchè una foglia cadde sul suo dorso, mentre egli si bagnava nel sangue del drago, e quella parte rimasta coperta è mortale. E così è sempre. V’è una fenditura in tutte le cose che Dio ha fatto. E pare che questa circostanza vendicativa sempre appaia, improvvisa, perfino nella poesia, dove la fantasia umana tenta di cantare feste ardimentose, e di liberarsi delle vecchie leggi —, come appare nell’urto all’indietro, nel retrocedere del cannone, affermanti che la legge è fatale e che in natura nulla può essere donato, ma tutto è venduto.

Questo è l’antico significato della Nemesi, che vigila sull’universo, e non lascia impunita alcuna offesa. Le furie, dicono gli antichi, sono le ancelle della giustizia, e se il sole in cielo trasgredisse dalla sua via, esse lo punirebbero. I loro poeti raccontano che le mura di pietra, e le spade di ferro, e le cinghie di cuoio hanno un’occulta simpatia con i falli dei loro proprietari; che la cintura, che Ajace donò ad Ettore, trascinò sul campo l’eroe Trojano attaccato alle ruote del carro di Achille, e che la spada, che Ettore diede ad Ajace, fu quella con cui Ajace si trafisse. Essi ricordano che quando i Thasiani eressero una statua a Teogene, vincitore nei giuochi, uno dei suoi rivali andò ad essa nottetempo, e tentò abbatterla con colpi ripetuti, finchè la smosse dal suo piedestallo, ma vi rimase sotto, schiacciato dalla sua caduta.

La voce della favola ha in sè qualcosa di divino. Essa sorse da un pensiero posto al di sopra della volontà dello scrittore. La parte migliore d’ogni scrittore è quella che ha nulla d’individuale; quella che egli non conosce; che sorse dalla sua costituzione e non dalla sua troppo fervida invenzione; quella che nello studio di un solo artista non potreste facilmente trovare, ma che nello studio di molti, voi raccogliereste come se fosse lo spirito di tutti. Io vorrei conoscere l’opera dell’uomo in quell’antico mondo ellenico, non Fidia. Il nome e la vita di Fidia, per quanto convenienti per la storia, ci imbarazzano quando ci innalziamo al criticismo supremo. Noi dobbiamo vedere ciò che in un dato periodo l’uomo intendeva di fare e che fu impedito, o se vi piace meglio, modificato dalle intervenute volizioni di Fidia, di Dante, di Shakespeare, organi per mezzo dei quali l’uomo in quel momento s’espresse.

L’espressione di questa legge della compensazione è ancor più rimarchevole nei proverbi di tutte le nazioni, i quali formano sempre la letteratura della ragione, o l’affermazione di una verità assoluta, senza restrizione. I proverbi, come i libri sacri di ogni nazione, sono il santuario delle intuizioni. Ciò che il mondo pigro, incatenato alle apparenze, non permetterà di dire al realista con sue proprie parole, senza contraddirsi gli concederà di dire con proverbi. E questa legge delle leggi, che il pulpito il senato ed il collegio negano, è ad ogni ora predicata su tutti i mercati ed in tutte le officine, in tutte le lingue, con miriadi di proverbi, il cui insegnamento è così vero ed omnipresente come l’esistenza degli uccelli e delle mosche.

Tutte le cose sono duplici: l’una opposta all’altra: pane per focaccia: occhio per occhio, dente per dente; sangue per sangue; misura per misura; amore per amore. Date e vi sarà dato. Colui che bagna sarà bagnato. «Che cosa volete? — dice Dio, — pagatelo e prendetelo». — Nulla arrischi, nulla avrai. Tu sarai pagato esattamente per ciò che hai fatto, nè più nè meno. Colui che non lavora non mangerà. Poca cura, cattivo profitto. Le maledizioni ricadono sempre sul capo di colui che le scaglia. Se voi mettete una catena al collo di uno schiavo, l’altra estremità si attorciglia intorno al vostro. Il cattivo consiglio perde il consigliere. — Il Diavolo è un ciuco.

Così è scritto, perchè così è nella vita. La nostra azione è dominata e caratterizzata, al disopra del nostro volere, dalla legge della natura. Noi aspiriamo ad un piccolo scopo separato in modo assoluto dal bene pubblico, ma la nostra azione si dispone per un magnetismo irresistibile, parallela ai poli del mondo.