La vita vera e le soddisfazioni dell’uomo sembrano eludere gli estremi rigori o le estreme prosperità delle condizioni, e stabilirsi con grande indifferenza sotto tutte le varietà di circostanze. Sotto tutti i governi l’influenza del carattere rimane la stessa, — in Turchia o nella nuova Inghilterra. Sotto i despoti primitivi dell’Egitto, la storia onestamente confessa che l’uomo ebbe tanta libertà quanta fu la sua cultura.

Queste apparenze dimostrano che l’universo è rappresentato in ciascuno delle sue molecole. Ogni cosa in natura contiene tutti i poteri della natura stessa. Ogni cosa è fatta di una sola materia conosciuta; così il naturalista vede un solo tipo sotto ogni metamorfosi, e considera un cavallo quale un uomo corrente, un pesce quale un uomo natante, un uccello quale un uomo che vola, un albero quale un uomo radicato nel suolo. Ogni nuova forma ripete non solamente il carattere principale del tipo, ma via via tutte le particolarità, tutte le finalità, tutti i progressi, tutti gli impedimenti, tutte le energie e l’intiero sistema in fine di qualsiasi altro tipo. Ogni occupazione, ogni commercio, ogni arte, ogni avvenimento è un compendio del mondo, e un correlativo di ciascun’altra di queste cose. Ogni uomo è un completo emblema della vita umana, del suo bene e del suo male, dei suoi cimenti, dei suoi nemici, del suo corso e della sua fine: e ciascuno deve in qualche modo contenere l’uomo completo e narrare tutto il suo destino.

Il mondo aduna se stesso in una goccia di rugiada. Il microscopio che esamina il microbo, non lo trova meno perfetto solo per essere piccolo. Occhi, orecchi, gusto, odorato, movimento, resistenza, appetito, e gli organi stessi di riproduzione che congiungono all’eternità, trovano modo d’esser contenuti nel più piccolo essere.

Allo stesso modo noi mettiamo la nostra vita in ogni atto. La vera teoria dell’omnipresenza è che Dio riappare, con tutti i suoi elementi, in ogni muschio ed in ogni tela di ragno. Il valore dell’universo si studia di penetrare in ogni punto. Se il bene c’è in un luogo, anche il male ci sarà; se si trova l’affinità, pure si troverà la repulsione; se la forza c’è, ci sarà anche una limitazione ad essa.

Così è il vivente universo. Tutte le cose sono morali. L’anima che dentro di noi è sentimento, all’infuori di noi è legge. In noi sentiamo la sua ispirazione; fuori, nella storia, noi possiamo vedere la sua forza fatale. Essa è onnipossente e tutta la natura sente il suo potere. Essa è nel mondo; per essa il mondo fu creato. Essa è eterna e rappresenta se stessa nel tempo e nello spazio. La giustizia non è posposta. Un’equità perfetta regola la sua bilancia in ogni parte della vita.

«Οί κύβοι Διὸς ’αεὶ εὐπίπτουσι»: «I dadi degli Dei sempre vincono». Il mondo appare come una tavola di moltiplicazione od un’equazione matematica, che, voltata come voi volete, mantiene sempre il suo equilibrio. Prendete qualsiasi figura vi piaccia, essa vi renderà conto del suo esatto valore, nè più nè meno. Ogni segreto è palesato, ogni delitto punito, ogni virtù ricompensata, ogni torto riparato in silenzio e certamente. Ciò che noi chiamiamo «compenso» è la necessità universale, per la quale l’intiero appare ogni qualvolta appare una parte. Se vedete del fumo, là ci deve essere del fuoco. Se vedete un braccio od un altro membro, voi sapete che il tronco al quale esso appartiene, sta dietro.

Ogni atto ricompensa se stesso, od in altre parole, si integra in un duplice modo: primo, nella cosa o nella natura reale; secondo, nella circostanza o nella natura apparente. Gli uomini dànno alla circostanza il nome di retribuzione. La retribuzione causale è nella cosa, e non è veduta che dall’anima; invece la retribuzione della circostanza è veduta dall’intelligenza; essa è inseparabile dalla cosa, ma spesso stesa su di un lunghissimo tempo, non viene distinta che dopo molti anni. Le ferite specifiche possono seguire l’offesa dopo lungo tempo, ma esse giungono perchè l’accompagnano. Il delitto e la pena crescono da un solo stelo. La pena è un frutto insospettato, che matura nel fiore del piacere, che lo ha coperto. Causa ed effetto, mezzi e fini, seme e frutto, non possono essere separati, perchè l’effetto fiorisce già nella causa, il fine preesiste nei mezzi, il frutto nel seme.

Mentre il mondo in tal guisa sarebbe unità e rifuggirebbe dall’esser diviso, noi cerchiamo di operare parzialmente, di separare, di appropriarci qualchecosa; per esempio, per soddisfare i sensi, noi separiamo il piacere dei sensi dalle necessità del carattere. L’ingenuità dell’uomo è sempre stata dedicata alla soluzione di un solo problema: in qual modo separare la dolcezza sensuale, la forza sensuale, la luce sensuale, ecc. dalla dolcezza morale, dalla morale profondità, dalla bellezza morale: vale a dire, ancora, come separare nettamente questa superficie esterna in modo da lasciarla senza il fondo; come giungere ad un’estremità senza averne un’altra. L’anima dice: «Mangia»; il corpo vorrebbe banchettare. L’anima dice: «L’uomo e la donna non saranno che una carne sola ed una sola anima» ed il corpo vorrebbe unirsi solamente alla carne. L’anima dice: «abbiate il dominio su tutte le cose per fini di virtù» ed il corpo vorrebbe avere il potere su tutte le cose per i suoi propri fini.

L’anima lotta con vigore per vivere e lavorare attraverso tutte le cose. Essa potrebbe essere l’unico fatto e tutte le cose sarebbero ad essa unite: potere, piacere, conoscenza, bellezza.

Ma l’uomo individuo aspira ad essere «qualcuno»; a costruire per se stesso; ad affaccendarsi ed a mercanteggiare per il bene privato; monta a cavallo allo scopo di montar a cavallo; si abbiglia per abbigliarsi; mangia per mangiare; governa allo scopo di eccellere. Gli uomini cercano di essere grandi; essi vorrebbero avere uffici, ricchezze, potere e fama. Essi credono che essere grandi sia possedere una parte sola della natura, quella dolce, senza l’altra parte, quella amara.