La lega fra la virtù e la natura obbliga tutte le cose ad assumere un contegno ostile di fronte al vizio. Le leggi e le sostanze del mondo perseguitano e condannano il traditore. Egli trova che le cose sono disposte per la verità ed il beneficio, ma che nell’intiero mondo non vi è una sola caverna per nascondere un furfante. Nulla v’è che sia un segreto. Commettete un delitto e la terra diventa di cristallo; commettete un delitto e sembrerà che un mantello di neve sia caduto sul terreno, come quello, che nei boschi, rivela la traccia d’ogni pernice, d’ogni volpe, d’ogni scoiattolo e d’ogni talpa. Non potete riprendere la parola detta, non potete cancellare la traccia, non potete ritirare la scala in modo da non lasciare luogo a passaggio o ad indizio. Qualche circostanza che vi condanna, sempre sopravvive. Le leggi e le sostanze della natura — acqua, neve, vento, gravitazione — si mutano in castighi per il ladro. Con la stessa forza ed in senso opposto la legge sostiene con uguale sicurezza ogni azione giusta. Amate e sarete amati. Ogni amore è matematicamente giusto, come i due membri d’una equazione algebrica. L’uomo buono possiede il bene assoluto, che, come il fuoco, riconduce ogni cosa alla sua propria natura, così che non potete recargli alcun danno; ma come gli eserciti inviati contro Napoleone, al suo avvicinarsi abbassavano le loro bandiere e da nemici diventavano amici, così per lui i disastri di tutte le specie, le malattie, le offese, la povertà diventano benefattori.
«I venti soffiano e le acque portano al coraggioso la forza, il potere e la divinità. Eppure in se stessi, quelli sono nulla».
I buoni sono protetti perfino dalla loro debolezza e dai loro difetti. Allo stesso modo che mai nessun uomo ha avuto un punto di orgoglio, che non fosse a lui ingiurioso, così nessun uomo ha mai avuto un difetto che in qualche modo non gli riuscisse talvolta giovevole. Il cervo della favola ammirava le sue corna e criticava i suoi piedi, ma quando il cacciatore venne, i suoi piedi lo salvarono e preso nella boscaglia, le sue corna lo perdettero. Ogni uomo deve nella sua vita render grazie ai suoi difetti. Come nessun uomo penetra completamente una verità, fino a che non ha lottato contro di essa, così nessun uomo ha completa conoscenza degli impedimenti o dei talenti degli uomini, finchè egli non ha sofferto gli uni e veduti i trionfi degli altri e constatata in se stesso la mancanza di essi. Ha egli un difetto di carattere che lo rende poco atto alla vita sociale? Egli è allora obbligato a vivere da solo, ad acquistare l’abitudine dell’auto-aiuto; e come l’ostrica ferita, egli aggiusta la sua conchiglia con una perla.
La nostra forza è prodotta dalla nostra debolezza. L’indignazione, che si arma con delle forze segrete, non si sveglia finchè noi non siamo punti, feriti e dolorosamente assaliti a colpi di fucile. Un grande uomo vuol esser sempre piccolo. Mentre egli siede sui cuscini delle comodità, egli si addormenta. Quando egli è spinto, tormentato, sconfitto, egli dalle sue vicende impara qualche cosa; egli è stato posto nella sua saggia virilità, egli ha acquistata la nozione dei fatti e conosce la sua ignoranza; è guarito dall’insania della fantasia; ha acquistata la moderazione e l’abilità reale. L’uomo saggio si getta dalla parte dei suoi assalitori; trovare il suo punto debole è più il suo interesse che il loro. La ferita si cicatrizza e cade come pelle morta, e quando essi stanno per trionfare, ecco! egli è passato avanti invulnerabile. Il biasimo è più sicuro della lode. Io odio d’essere difeso in un giornale. Fintantochè tutto ciò che si dice, è detto contro di me, sento una certa sicurezza di successo; ma tosto che parole melate di lode sono pronunciate a mio riguardo, mi sento come senza protezione di fronte ai miei nemici. In generale, ogni male al quale noi non soccombiamo, è un nostro benefattore. Come l’isolano delle isole di Sandwich crede che la forza ed il coraggio del nemico che egli uccide, passino in lui, così noi acquistiamo la forza di quella tentazione, alla quale resistiamo.
I medesimi custodi che ci proteggono dalla sventura, dal difetto e dall’inimicizia, ci difendono, se noi vogliamo, dall’egoismo e dalla frode. I ceppi e i banchi degli accusati non sono le migliori nostre istituzioni, nè l’astuzia in commercio è una prova di saggezza. Gli uomini giacciono durante tutta la vita sotto la superstizione stupida di poter essere truffati. Ma è così impossibile ad un uomo l’essere truffato, se non da se stesso, come è impossibile per una cosa l’essere e non essere allo stesso tempo. Vi è una terza persona silenziosa in tutti i nostri contratti. La natura e l’anima delle cose prendono su se stesse la garanzia del compimento d’ogni contratto, così che un servizio onesto non può mutarsi in una perdita. Se voi servite un padrone ingrato, servitelo il più a lungo possibile. Ponete Iddio nel vostro debito. Ogni azione sarà ripagata. Quanto più a lungo il pagamento è ritardato, tanto meglio è per voi, perchè l’interesse composto su interesse composto è la norma e l’abitudine del tesoriere. La storia della persecuzione è una storia dei tentativi per frodare la natura, per far salire l’acqua sui colli, per attorcigliare corde di sabbia. Che i persecutori siano molti od uno solo, un tiranno od una folla, ciò non ha importanza. Una folla tumultuante è una società di corpi, privati volontariamente dell’uso della ragione, e che cammina attraverso le proprie opere. La folla tumultuante è un uomo che volontariamente discende al livello del bruto; la sua ora d’attività è la notte; le sue azioni sono pazze come tutta la sua costituzione; essa perseguita un principio; vorrebbe frustare un diritto, vorrebbe sopprimere la giustizia, dando al fuoco ed all’oltraggio le case e le persone che la rispettano. Essa compie le sciocchezze dei ragazzi, che corrono con pompe da incendio per spegnere la rossa aurora innalzantesi alle stelle. Lo spirito inviolato ritorce contro i malfattori il loro odio. Il martire non può essere disonorato; ogni frustata inflitta è una voce per la fama; ogni prigione, un’abitazione più illustre; ogni libro o casa bruciata illumina il mondo; ogni parola soppressa o cancellata si riflette attraverso la terra, da parte a parte. Le menti degli uomini sono alfine ridestate, la ragione appare e giustifica se stessa e la perfidia trova vane tutte le sue opere.
Così tutte le cose ammoniscono sull’indifferenza delle circostanze. L’uomo è tutto. Ogni cosa ha due lati, uno buono ed uno cattivo. Ogni vantaggio ha il suo contrario: io imparo così ad essere contento. Ma la teoria della compensazione non è la teoria dell’indifferenza. Lo spensierato dice, udendo queste dimostrazioni: «A che cosa giova il fare bene? Vi è una vicenda sola per il bene e per il male; se guadagno qualche bene, devo pagare per esso; se lo perdo un altro ne guadagno; tutte le azioni sono indifferenti».
Vi è nell’anima un fatto più profondo della compensazione, vale a dire, la sua propria natura. L’anima non è una compensazione, ma una vita. L’anima è. Sotto questa marea ondeggiante di circostanze, le cui acque si alzano e si abbassano con perfetto succedersi, giace l’aborigeno abisso dell’«Essere» reale. L’essenza, o Iddio, non è una relazione od una parte, ma il Tutto. L’essere è l’affermazione vasta, che esclude la negazione, che si regge in equilibrio di per se stesso, e inghiottisce tutte le relazioni, tutte le parti, e tutti i tempi. La natura, la verità, la virtù, sono i flussi che di là provengono. Il vizio è l’assenza dell’essere e l’allontanamento da esso. Il nulla, la falsità, possono invero stare come la grande notte o l’ombra, sulla quale, come su uno sfondo, l’universo vivente proietta se stesso; ma nessun fatto è dal nulla generato; il nulla non può operare, perchè esso non è. Non può fare alcun bene; non può far alcun male. Ma è un male perchè è peggio non essere che essere.
Noi ci sentiamo defraudati della retribuzione dovuta alle azioni cattive, perchè il criminale aderisce ai suoi vizî, rimane fedele alla sua contumacia e non viene in nessun modo ad una crisi o ad un giudizio della natura visibile. Non vi è confutazione della sua stoltezza davanti agli uomini ed agli angeli. Ha egli perciò superata in destrezza la legge? Più egli porta seco la malignità e la menzogna, più egli s’allontana dalla natura. In qualche modo una dimostrazione del suo misfatto vi sarà anche per l’intelligenza; ma se noi anche non la vedessimo, questa deduzione implacabile bilancierà il conto eterno.
Nè può dirsi, d’altra parte, che l’acquisto di rettitudine debba essere ottenuto a prezzo di una perdita qualsiasi. Non vi è penalità per la virtù, non v’è penalità per la saggezza; esse sono delle vere aggiunte all’essere. In un’azione virtuosa, io realmente sono; in un’azione virtuosa io accresco il mondo; io mi stabilisco nei deserti conquistati al Caos ed al nulla, e vedo l’oscurità recedere ai limiti dell’orizzonte. Non vi può essere eccesso nell’amore, nella conoscenza, nella bellezza, quando questi attributi sono considerati nel loro più puro senso. L’anima rifugge da tutti i limiti, e nell’uomo sempre afferma un ottimismo, mai un pessimismo.
La sua vita è un progresso e non una stazione. Il suo istinto è la fiducia. Il nostro istinto usa più o meno nei rapporti con l’uomo, della presenza dell’anima e non mai della sua assenza; l’uomo coraggioso è più grande del codardo; il veritiero, il benevolente, il saggio, è più uomo e non meno del demente e del furfante. Non vi è tassa sui beni della virtù, perchè essi sono patrimonio di Dio stesso, o esistenza assoluta, senza comparazione alcuna. Il bene materiale ha la sua tassa, e se è venuto senza merito e senza sudore, esso non ha radice in me, ed il primo vento lo spazzerà via. Ma tutti i beni della natura appartengono all’anima, e possono essere acquistati con moneta legale in natura, vale a dire con un lavoro che il cuore e il cervello permettono. Io non desidero di ritrovare un bene che non merito, per esempio rinvenire un recipiente sotterrato, pieno d’oro, perchè so che esso mi porta nuove responsabilità. Io non desidero beni esterni, nè possessi, nè onori, nè potere, nè persone. Il guadagno è apparente; la tassa è certa. Ma non vi è tassa sulla conoscenza che la compensazione esiste, e che non è desiderabile trovare dei tesori. Di ciò io godo con una pace serena, eterna. Io restringo i limiti del male possibile. Imparo la saggezza di san Bernardo: «Nulla può farmi del male eccetto me stesso; il male che io soffro lo porto in me stesso e non sono mai un reale sofferente se non per colpa mia».