Colui, che una volta è ammesso al diritto della ragione, diviene completamente libero; ciò che Platone ha pensato, egli può pensare, ciò che un santo ha sentito, egli può sentire, ciò che in ogni tempo a ciascun uomo è accaduto, egli può comprendere. Chi possiede questa universale mente partecipa di tutto ciò che è o può essere fatto, poichè questa è l’unico e sovrano agente.

La storia è il complesso delle opere della mente. Il suo genio è illustrato dall’intero svolgersi del tempo; l’uomo in nessun modo comprensibile, diviene tale per mezzo della sua storia. L’umano spirito, senza precipitazione, senza riposo, s’appresta fin dal principio a raggruppare ogni facoltà, ogni pensiero, ogni emozione che gli appartenga, intorno ad appropriati eventi. Ma il pensiero precede il fatto; tutti i fatti della storia preesistono nella mente come leggi. Ciascuna legge è a sua volta il prodotto di circostanze predominanti, ed i limiti di natura danno potere ad una sola per volta. Un uomo è l’intera enciclopedia dei fatti.

La creazione di mille foreste sta in un solo seme; e l’Egitto, la Grecia, Roma, la Gallia, la Britannia, l’America, stanno già rinchiuse nel primo uomo.

Successivamente campo, regno, impero, repubblica, democrazia, sono semplicemente l’applicazione del molteplice spirito umano al molteplice universo.

L’umana mente scrisse la storia e deve leggerla. Come la Sfinge doveva risolvere i suoi propri enimmi, così il complesso della storia, che sta in un uomo, dev’essere totalmente spiegato dall’individuale esperienza. C’è una relazione fra le ore della nostra vita ed i secoli del tempo. Come l’aria ch’io respiro è tratta dai grandi depositi della natura, come la luce sul mio libro è prodotta da un astro, distante cento milioni di miglia, come il peso del mio corpo dipende dall’equilibrio tra le forze centrifughe e quelle centripete; così le ore dovrebbero essere create dalle età e le età spiegate dalle ore.

Ogni singolo uomo è ancora un’incarnazione della mente universale. Tutte le sue proprietà consistono in lui: ogni passo, nella sua privata esperienza, getta una luce su ciò che grandi masse d’uomini hanno fatto, e le crisi della sua vita conducono alle crisi nazionali. Ogni rivoluzione fu in antecedenza un pensiero nella mente di un solo uomo; quando lo stesso pensiero sorge in un altro uomo, s’ha la chiave che apre quel periodo. Ogni riforma fu una volta una personale opinione; e quando un’altra volta diverrà opinione personale, essa scioglierà il problema dell’età. Il fatto narrato, deve corrispondere a qualche cosa in me, che sia credibile od intelligibile: così quando noi leggiamo, dobbiamo trasmutarci in greci, romani, turchi, sacerdoti e re, martiri e giustizieri; dobbiamo unire queste immagini, nella nostra segreta esperienza, a qualche realtà o noi vedremo nulla, impareremo nulla, riterremo nulla. Quanto accadde ad Asdrubale od a Cesare Borgia non è maggiore illustrazione delle forze e delle depravazioni della mente, di quanto non sia ciò che è accaduto a noi. Ciascun movimento politico e ciascuna legge nuova ha significazione per voi. State dinnanzi a ciascuna delle sue tavole e dite: «Ecco uno dei miei manti: Sotto questa fantastica o graziosa od odiosa maschera, la mia proteiforme natura celò sè stessa». Ciò rimedia al difetto della nostra troppo grande prossimità a noi stessi; ciò pone le nostre proprie azioni in prospettiva; e come i granchi, i capri, gli scorpioni, la bilancia e l’acquario, perdono ogni loro meschinità, quando si riflettono come segni nello Zodiaco, così io posso contemplare senza disgusto i miei propri vizi, nelle lontane figure di Salomone, di Alcibiade e di Catilina.

È questa natura universale che dà valore agli uomini e alle cose. La vita umana che la contiene, è misteriosa ed inviolabile e noi la cingiamo di pene e di leggi. Tutte le leggi traggono di qua la loro ultima ragione, tutte esprimono infine reverenza a qualche comando di questa illimitata essenza suprema. La proprietà pure tiene dell’anima, copre grandi fatti spirituali e noi istintivamente aderiamo, a tutta prima, ad essa con spade e leggi, e con ampie e complesse combinazioni. L’oscura coscienza di questo fatto è luce del nostro giorno, il diritto dei diritti, lo scopo dell’educazione, della giustizia, della carità, il fondamento dell’amicizia e dell’amore, dell’eroismo e della grandezza, che appartiene alle azioni derivate dalla fiducia in se stesso. È notevole che involontariamente noi sempre leggiamo come se fossimo superiori. La storia universale, i poeti, i romanzieri, nelle loro grandiose descrizioni — nei palazzi sacerdotali ed in quelli imperiali, nei trionfi della volontà e del genio, in alcun luogo infine non perdono la nostra attenzione; ma piuttosto ciò è vero che nei loro tratti più grandi, là noi ritroviamo maggiormente noi stessi. Quel ragazzo, che legge nell’angolo, sente esser vero per se stesso, tutto ciò che Shakespeare dice del re. Noi simpatizziamo con i grandi momenti della storia, con le grandi scoperte, con le grandi resistenze, con le grandi prosperità degli uomini, perchè la legge fu promulgata, il mare fu esplorato, la terra fu scoperta o il colpo fu dato per noi, come noi stessi vorremmo aver fatto od applaudito.

Così è riguardo alla condizione ed al carattere. Noi onoriamo il ricco, perchè egli ha esteriormente la libertà, il potere ed il favore che noi sentiamo esser propri all’uomo, propri a noi. Così, tutto ciò che è detto dell’uomo saggio dallo storico o dall’orientale o dal moderno studioso, descrive a ciascun uomo la sua propria idea, descrive il suo inarrivato, ma raggiungibile se stesso. Ogni letteratura delinea il carattere dell’uomo saggio; ogni libro, monumento, pittura, conversazione, è il ritratto nel quale il saggio trova i lineamenti, di cui è modellato. Il silenzio e le voci risonanti lodano lui e l’avvicinano, ed egli è stimolato dovunque vada, come da personali illusioni. Un’anima buona e saggia però non deve mai cercare, nel discorso, allusioni personali e lodative. Egli sente la lode, ma non di se stesso, bensì, lode più dolce, di quel carattere cui egli aspira, che è descritto in ogni parola concernente il carattere stesso e più ancora da ogni fatto, che accade nel fluente fiume, o nel fremente grano. La lode è cercata, l’omaggio è offerto, l’amore fluisce dalla natura silenziosa, dalle montagne, dagli splendori del firmamento. Questi avvertimenti, versati a goccie, come se provenissero dal sonno e dalla notte, usiamoli in pieno giorno. Lo studente deve leggere la storia attivamente e non passivamente; deve considerare la sua propria vita il testo, ed il libro il commento. Così costretta, la Musa della storia pronunzierà gli oracoli che giammai disse a quelli, che non rispettano se stessi. Io non ho speranza che bene leggerà la storia alcuno di coloro, i quali pensano che quanto fu fatto in una remota età, da uomini il cui nome risuonò lontano, abbia qualche più profondo senso di ciò che si fa oggi. Il mondo esiste per l’educazione di ciascun uomo. Non c’è età o condizione di società, o modo di azione nella storia, che non corrisponda in qualche modo alla sua vita. Ogni cosa tende nel più meraviglioso modo a rimpicciolir se stessa ed a cedere a lui la sua propria virtù. Egli dovrebbe osservare che potrebbe rivivere tutta la storia nella sua propria persona. Egli deve rimanere nella sua casa, forte e potente, e non sopportare vessazione di re od imperi; egli deve sapere che egli è più grande di tutta la geografia e di tutto il governo del mondo; egli deve rimuovere il punto di vista, dal quale la storia è comunemente letta, cioè da Roma, da Atene, da Londra, a se stesso, e non rifiutare il suo convincimento che egli è la Corte e se l’Inghilterra o l’Egitto hanno qualche cosa da dire a lui, egli giudicherà, altrimenti tacciano per sempre. Egli deve cogliere e ritenere quella sublime visione, in cui i fatti concedono il loro segreto senso ed in cui annali e poesia sono eguali. L’istinto della mente e l’intento della natura denunciano se stessi, sull’uso che noi facciamo delle insigni narrazioni della storia. Il tempo smussa alla luce del sole l’angolarità dei fatti. Nessun’àncora, nessuno schermo, nessuna gomena, giovano a mantenere un fatto come tale; Babilonia, Troia, Tiro, ed anche la prima Roma stanno già passando nella leggenda.

Il giardino dell’Eden, il sole immobile sul Gibeone, è poesia, d’allora in poi, di tutte le nazioni. Chi si cura di ciò che fu il fatto, quando noi l’abbiamo trasformato in una costellazione da appendere nel cielo come immortale segno? Londra, Parigi, e New-York debbono fare lo stesso cammino. «Che cos’è la storia» disse Napoleone «se non una favola convenuta?» Questa nostra vita è connessa con l’Egitto, la Grecia, la Gallia, l’Inghilterra, la guerra, la colonizzazione, la chiesa, la corte, il commercio, come con altrettanti fiori e ornamenti gravi e lieti. Io non farò un’enumerazione di essi. Io credo nell’eternità. Io posso trovare la Grecia, la Palestina, l’Italia, la Spagna e le isole, il genio ed il principio informatore di ciascuna e di tutte le cose nella mia propria mente. Noi ci imbattiamo sempre nella nostra privata esperienza con i fatti, che nella storia ci hanno commossi e con quella li constatiamo. Tutta la storia allora diviene subiettiva: in altre parole non c’è propriamente Storia, ma soltanto Biografia. Ogni anima deve sapere per se stessa tutta la lezione, deve percorrere tutta la terra. Ciò che essa non vede, ciò che essa non vive, essa non conoscerà. Ciò che la passata età ha compendiato in una formula o legge per manipolare convenienza, essa perderà la gioia di verificare, per l’inciampo di quella legge. Ma in un modo o nell’altro, in un tempo o nell’altro, essa domanderà e troverà il suo compenso per questa perdita, col rifare lo stesso lavoro. Ferguson scopri nell’astronomia molte cose che da lungo erano conosciute. — Meglio per lui.

La storia dev’essere questo o è nulla. Ogni legge che lo stato promulga, indica un fatto nell’umana natura: questo è tutto. Noi dobbiamo nella nostra propria natura vedere la necessaria ragione di ogni fatto, vedere come esso poteva e doveva essere. Con questo convincimento volgiamo la nostra attenzione ad ogni opera pubblica o privata, ad una orazione di Burke, ad una vittoria di Napoleone: ad un martirio di Tommaso Moro, di Sidney, di Marmaduke Robinson, ad un Regno del Terrore, ad un Salem impiccante le streghe, ad un fanatico risorgimento, al magnetismo animale di Parigi e alla Provvidenza. Noi concludiamo allora che, sotto eguale influenza, noi saremmo egualmente commossi e compiremmo la stessa opera, e noi aspiriamo a padroneggiare intellettualmente i passi e raggiungere la stessa altezza e la stessa degradazione, che il nostro simile ha raggiunta.