La via che conduce ad ogni uomo è il suo proprio pensiero. Per quanto testardo ed audace egli possa apparire, pure egli ha una guida alla quale ubbidisce, cioè l’idea secondo cui tutti i suoi fatti sono classificati. Egli può essere mutato solo con la rivelazione di una nuova idea, che domini la sua propria. La vita di un uomo è un circolo, che si evolve da sè, che da un cerchio impercettibilmente piccolo s’allarga da ogni parte esternamente, in circoli nuovi e maggiori, senza fine. L’estensione, alla quale questa generazione di circoli giungerà, dipende dalla forza o costanza dell’anima individuale, poichè questa generazione è lo sforzo inerte di ciascun pensiero formatosi in uno sviluppo circolare di circostanze, come, ad esempio, quello di un impero che usufruisce di un’arte, di un uso locale, di un rito religioso per innalzar se stesso e solidificarsi e plasmarsi nella vita. Ma se l’anima è forte e rapida, oltrepassa quel dato limite da tutti i lati e traccia una nuova orbita sulla grande profondità, che sorge con un fiotto impetuoso e con una novella tendenza ad arrestarsi e costringersi in dati limiti. Ma il cuore rifugge dall’essere imprigionato; nei suoi primi e più deboli palpiti esso tende di già con vigorosa forza all’esterno e ad immense e innumerevoli espansioni.
Ogni fatto ultimo altro non è che il primo di una nuova serie. Ogni legge generale è un fatto particolare di qualche legge più generale in procinto di scoprirsi. Nulla vi è di esterno per noi; nessun muro v’è che ci racchiuda, nessuna circonferenza. L’uomo completa la sua storia; essa è buona e finale, e dà un nuovo aspetto a tutte le cose! Egli riempie il cielo. Ecco, dall’altra parte si leva pure un uomo, e traccia un circolo intorno al circolo che noi avevamo appunto allora affermato essere la parte esterna della sfera. Ed allora di già il nostro primo oratore non è più un uomo, ma solamente un primo oratore. Suo unico scopo è ora di tracciare un circolo che circoscriva quello del suo avversario. Così gli uomini fanno con se stessi. La conquista d’oggi che ci occupa la mente e non può essere ignorata, sarà fra poco ristretta in una parola, ed il principio che sembrava spiegare la natura, sarà esso stesso incluso come esempio di una generalizzazione più audace. Nel pensiero di domani sta il potere di capovolgere tutto il tuo credo, tutti i credi, tutte le letterature delle nazioni, e di guidarli ad un cielo, che nessun sogno epico ha mai dipinto. Ogni uomo non è tanto un lavoratore nel mondo, quanto una suggestione di ciò che egli dovrebbe essere. Gli uomini passano come profezie delle future età.
Grado a grado noi saliamo questa misteriosa scala; i passi sono le azioni; la nuova prospettiva è il potere. Ogni singolo risultato è incalzato e giudicato da quello che segue: quello sembra essere contraddetto da questo; ma ne è solamente limitato. Il nuovo assetto è sempre odiato dal vecchio e coloro che aderiscono al vecchio sono assaliti da un’onda di scetticismo. Ma l’occhio tosto si abitua al nuovo, perchè l’occhio e l’assetto sono effetti di una sola causa; allora la sua rettitudine ed il suo beneficio appaiono, e perdute tutte le sue energie, il vecchio assetto impallidisce e si piega dinnanzi alla rivelazione dell’ora nuova.
Non temete la generalizzazione nuova. Il fatto rozzo e materiale par che minacci di degradare la tua teoria dello spirito? Non resistergli, esso di tanto raffinerà ed innalzerà la tua teoria della materia.
Se noi ci appelliamo alla nostra persuasione diremo che non ci sono cose immutabili negli uomini. Ogni uomo suppone di non essere pienamente compreso; e se vi è qualche verità in lui, se egli riposa alfine nell’anima divina, io non vedo come potrebbe essere altrimenti. Egli sente che l’ultimo cielo, l’ultimo orizzonte non fu mai aperto; che vi è sempre un residuo sconosciuto, non analizzabile. Ogni uomo cioè crede di avere una maggiore possibilità.
I nostri stati di mente non si integrano vicendevolmente. Oggi io son ricco di pensieri, e posso scrivere ciò che mi piace. Io non vedo perchè non debba avere lo stesso pensiero, lo stesso potere d’espressione, domani. Ciò che io scrivo, mi pare scrivendolo la più naturale cosa del mondo; ma ieri vidi una terribile vacuità in questa stessa direzione, nella quale vedo ora tante cose; e fra un mese, non ne dubito, mi domanderò chi fu, che scrisse tante pagine di séguito. Pietà, per questa fede malferma, per questa volontà incerta, per questo solitario riflusso di un flusso silenzioso! Io sono Dio nella natura; io sono una cattiva erba appesa al muro.
Il continuo sforzo di innalzarsi al disopra di se stesso, di toccare una vetta superiore all’ultima vetta, traspare dalle relazioni dell’uomo. Noi siamo assetati di lode, eppure sentiamo una specie di astio contro chi ci loda. La dolcezza della natura è l’amore; eppure se ho un amico, io sono tormentato dalle mie imperfezioni. Se egli fosse alto abbastanza da avvilirmi, allora potrei amarlo, ed innalzarmi col mio affetto a nuove altezze. Il progresso d’un uomo può essere osservato nelle cerchie successive dei suoi amici. Per ogni amico che perde in omaggio alla verità, uno migliore ne guadagna. Io pensavo, camminando nei boschi e meditando sui miei amici: «perchè dovrei io giuocare con essi questo giuoco dell’idolatria?». Io conosco e discerno troppo bene, quando non sono volontariamente cieco, i brevi confini delle persone chiamate alte e meritevoli. Ricche, nobili e grandi, esse sono in grazia della generosità del nostro discorso; ma la verità è triste. Oh! benedetto Spirito, che io abbandonai per loro; essi non sono tu! Ogni stima personale da noi concessa, ci costa celesti tesori. Noi vendiamo i seggi degli angeli per un piacere breve e turbolento.
Quante volte dobbiamo noi imparare questa lezione? Gli uomini cessano d’interessarci quando noi scopriamo i loro confini. L’unico male è la limitazione. Così tosto come vi imbattete con i limiti segnati ad un uomo, tutto è finito con lui. Ha egli talento? iniziativa? cultura? Ciò non giova. Ieri egli era per voi infinitamente interessante ed attraente, era una grande speranza, un mare in cui nuotare; ora avete scoperto i suoi confini, lo avete trovato una palude, e nulla v’importa se non lo rivedrete mai più.
Ogni nuovo passo che noi facciamo nel pensiero, riconcilia venti fatti apparentemente discordi, come espressioni di una sola legge. Aristotile e Platone sono riconosciuti i rispettivi capi di due scuole. Un uomo saggio vedrà che Aristotile platonizza. Col retrocedere di un passo nel pensiero, le opinioni discordi si riconciliano, apparendo esse i due estremi di un solo principio e noi possiamo giammai tanto retrocedere da precludere una ancor più alta visione.
Badate quando il grande Iddio pone un pensatore su questo pianeta: tutte le cose sono allora in pericolo; ed avviene ciò che nelle grandi città quando un disastro è scoppiato, e nessuno sa ciò che è salvo, e quando quello finirà. Non vi è parte della scienza, che non possa trasmutarsi domani; non vi è alcuna riputazione letteraria, neppure i così detti eterni nomi della fama, che non possa essere riesaminata e condannata. Le speranze stesse dell’uomo, i pensieri del suo cuore, la religione delle nazioni, i costumi e la morale del genere umano, sono tutti in balìa di una nuova generalizzazione: questa è sempre un nuovo influsso della divinità nella nostra mente. Di qui deriva il brivido che la accompagna.