Il valore consiste nella facoltà dell’auto-ricupero, così che un uomo non può essere voltato, non può essere vinto; ma ponetelo dove vi piaccia egli starà eretto. Questo può solo derivare dal suo preferire la verità alla sua passata intelligenza della verità, e dalla sua rapida accettazione di essa, da qualunque parte venga; come dalla salda convinzione che le sue leggi, le sue relazioni con la società, la sua cristianità, il suo mondo, possono ad ogni momento essere allontanati e morire.
Vi sono nell’idealismo diversi stadi. Noi impariamo prima a scherzare con esso accademicamente, allo stesso modo che la pietra magnetica non era una volta che un trastullo. In seguito noi vediamo nell’impeto della gioventù e della poesia che l’idealismo può essere vero: che è vero a sprazzi e frammentariamente. Poi il suo aspetto diviene severo e grande e noi pensiamo che deve essere vero. Esso ora si mostra etico e pratico, e noi impariamo che Dio esiste, che egli è in me; che tutte le cose sono ombre di lui. L’idealismo di Berkeley è solamente una cruda affermazione dell’idealismo di Gesù, e ancora è una cruda affermazione del fatto, che tutta la natura è la rapida emanazione della bontà, che effettua ed organizza se stessa. Molto più chiaramente la storia e lo stato del mondo sono in qualsiasi tempo direttamente dipendenti dalla classificazione intellettuale allora esistente nelle menti degli uomini. Le cose che sono care agli uomini del nostro tempo sono tali a causa delle idee sorte sul loro orizzonte mentale, e che producono il presente ordine di cose, come un albero produce le sue mele. Un nuovo grado di coltura rivoluzionerebbe immediatamente l’intiero sistema delle aspirazioni umane.
La conversazione è un giuoco di circoli. Nella conversazione noi cogliamo i «termini» che limitano da ogni lato il silenzio comune. Quelli che conversano non devono essere giudicati a seconda dello spirito che essi seguono ed anche esprimono sotto questa Pentecoste. Domani essi si saranno ritirati da questa alta marea. Domani li troverete curvi sotto i vecchi basti. Eppure perchè non dobbiamo godere del fiammante garofano mentre palpita sui nostri muri? Allorquando ogni nuovo oratore ci illumina di una nuova luce, egli ci solleva dall’oppressione dell’ultimo oratore per opprimerci con la grandezza e l’esclusività del suo proprio pensiero; poi ci abbandona ad un altro redentore, mentre a noi pare di ricuperare i nostri diritti e di divenire uomini. Quali verità profonde ed effettuabili solo nei secoli sono supposte nell’annunzio di una verità qualsiasi. Nelle ore comuni la società siede fredda e pari ad una statua. Noi tutti giaciamo attendendo, bisognosi, attorniati da simboli potenti, che per noi non sono simboli, ma prosa e trastulli triviali. Allora viene un dio e converte le statue in uomini ardenti, e con un lampo dei suoi occhi brucia il velo che seppelliva tutte le cose; ed allora anche il significato del mobilio, della tazza e del piattellino, della sedia e della pentola, è manifesto. I fatti che apparivano così grandi nella nebbia di ieri — la proprietà, il clima, l’educazione, la bellezza personale e simili, hanno stranamente mutate le loro proporzioni. Tutto ciò che credevamo stabile si muove e rumoreggia; e letterature, città, climi, religioni, abbandonano le loro basi e danzano davanti ai nostri occhi. Eppure vedete qui nuovamente la rapida circoscrizione! Per quanto buono sia il discorso, il silenzio è migliore e lo mortifica. La lunghezza del discorso indica la distanza fra colui che parla e colui che ascolta. Se entrambi fossero assolutamente d’accordo sopra un punto qualsiasi non vi sarebbe bisogno di alcuna parola. Se si fosse d’accordo in tutti i punti, nessuna parola sarebbe sopportata.
La letteratura è un punto esterno del nostro circolo d’oggi, attraverso il quale un nuovo circolo può essere tracciato. L’utilità della letteratura è di fornirci di una piattaforma, dalla quale possiamo godere di una completa visione della nostra vita presente, e fare un acquisto, per mezzo del quale muoverla. Noi ci armiamo di antica sapienza; e ci installiamo nel migliore modo possibile nelle case Romane, Puniche e Greche, solamente allo scopo di osservare più saggiamente le case ed i modi di vita dei Francesi, Inglesi e Americani. Allo stesso modo noi possiamo nel miglior modo osservare la letteratura dal mezzo di una natura selvaggia, dallo strepito degli affari o dall’alto di una religione. Il campo non può essere ben osservato dall’interno del campo stesso. L’astronomo deve avere il diametro dell’orbita della terra come base per trovare il paralasse di qualsiasi stella.
Perciò noi stimiamo il poeta. Tutta la scienza e tutta la saggezza non si trovano nell’enciclopedia o nel trattato di metafisica, ma nel sonetto o nella commedia. Nel mio lavoro giornaliero io tendo a ripetere i miei vecchi passi, e non credo in una forza correttiva e nel potere del mutamento e della riforma. Ma qualche Petrarca od Ariosto, ricco del nuovo vino della sua immaginazione, mi scrive un’ode od una vivace romanza, piena di audace pensiero e di movimento. Egli mi colpisce e mi scuote coi suoi toni acuti, rompe la mia intiera catena di abitudini, ed io apro gli occhi sulle mie stesse possibilità. Egli mette ali a fianco di tutto il pesante e vecchio legname del mondo, ed io posso una volta ancora scegliere la diritta via nella teoria e nella pratica.
Noi sentiamo la stessa necessità per ciò che riguarda la religione del mondo. Noi non potremo mai osservare il Cristianesimo dal catechismo; ma potremo forse osservarlo dalla barca nel laghetto, dai pascoli, fra i canti degli uccelli nei boschi. Purificati dalla luce elementare e dal vento, immersi nel mare delle forme belle, che il campo ci offre, noi possiamo aver la buona sorte di gettare un diritto sguardo sulla vita passata. Il Cristianesimo è giustamente caro alla miglior parte del genere umano; nè mai vi fu un giovane filosofo, la cui educazione fosse caduta nella chiesa cristiana, da cui quelle coraggiose parole di S. Paolo non fossero specialmente lodate: — «Allora anche il Figlio sarà soggetto a Colui che mise tutte le cose sotto lui, affinchè Dio sia tutto in tutti». Siano pure grandi e ben venuti i diritti e le virtù delle persone, ma l’istinto dell’uomo si spinge avanti verso l’impersonale e l’illimitato, e lietamente si arma, contro il dogmatismo dei bigotti, con questa generosa parola tolta dal Libro stesso.
Il mondo naturale può essere concepito come un sistema di circoli concentrici, e i leggieri spostamenti che di tanto in tanto scopriamo nella natura ci informano che questa superficie, sulla quale stiamo, non è fissa ma scorrevole. Queste molteplici qualità tenaci, la chimica e la vegetazione, i metalli e gli animali, che sembrano esistere per un loro proprio fine, — sono parole di Dio, e parole fuggitive quanto qualsiasi altra. Ha imparato l’arte sua il naturalista od il chimico, che ha esplorato la gravità degli atomi, e le affinità elettive, che non ha ancora scorta la legge più profonda, di cui questa è solo una affermazione parziale od approssimativa, cioè che il simile attira il simile, e che i beni che vi appartengono gravitano su di voi, e che non è necessario che voi li perseguitiate con dolori e fatiche? Eppure, questa affermazione è anche approssimativa e non finale. L’omnipresenza è un fatto più alto. Gli amici ed i fatti non debbono essere attratti verso i loro simili, attraverso canali e sotterranei, ma giustamente considerando, queste cose provengono dalla generazione eterna dell’anima. La causa e l’effetto sono due lati di un solo fatto.
La stessa legge dell’eterno procedere allinea tutte quelle cose che noi chiamiamo virtù, e spegne ognuna di esse nella luce di una migliore. L’uomo grande non sarà prudente secondo il senso comune; tutta la sua prudenza sarà proporzionalmente dedotta dalla sua grandezza. Ma si addice a ciascuno il vedere, quando egli sacrifica la prudenza, a quale dio egli la dedichi; se alla comodità ed al piacere, sarebbe meglio che egli fosse prudente ancora; se ad una grande fede, può ben risparmiare il suo mulo ed il suo canestro, possedendo invece un carro alato. Goffredo si mette gli stivali per andare nei boschi, affinchè i suoi piedi siano al sicuro dal morso dei serpenti; Aarone non pensa mai a tale pericolo ed in molti anni nessuno dei due è stato colpito da tale accidente. Pure mi sembra che qualsiasi precauzione voi prendiate contro un male, voi vi mettiate in potere del male. Io suppongo che la più alta prudenza è quella più bassa. È ciò un buttarsi troppo rapidamente dal centro della nostra orbita alla sua periferia? Pensate quante volte ricadremo in pietose meditazioni prima di prendere il nostro riposo nel grande sentimento, o faremo del confine d’oggi il centro nuovo. Inoltre il vostro più nobile sentimento è familiare ai più umili uomini. I poveri e gli umili hanno il loro modo di esprimere gli ultimi fatti della filosofia così bene come voi. «L’essere benedetto è nulla» e «quanto peggiori sono le cose, e tanto migliori sono» sono proverbi che esprimono il trascendentalismo della vita comune.
La giustizia di un uomo diviene l’ingiustizia di un altro; la bellezza di un uomo diviene la bruttezza di un altro; la saggezza di un uomo la follia di un altro; a misura che uno osserva gli stessi oggetti da un punto più alto. Un uomo crede che la giustizia consista nel pagare i debiti, e non ha misura nel suo disprezzo per un altro che è molto negligente su questo punto e fa attendere, oltre il bisogno, il suo creditore. Ma questo secondo uomo ha il suo modo personale di osservare le cose; egli si domanda quale debito debba pagare prima: il debito verso il ricco o quello verso il povero? il debito del denaro od il debito del pensiero verso la umanità, del genio verso la natura? Per voi, trafficante, non vi è altro principio all’infuori dell’aritmetica. Per me il commercio ha un’importanza volgare; l’amore, la fede, la lealtà del carattere, le aspirazioni dell’uomo, sono per me cose sacre; nè io posso staccare, come voi fate, un solo dovere da tutti gli altri doveri, e concentrare le mie forze meccanicamente sul pagamento del denaro. Lasciatemi vivere progredendo, e voi troverete, anche se più lentamente, che il progresso della mia natura spirituale liquiderà tutti questi debiti senza recare ingiustizia ai più alti diritti. Se un uomo si dedicasse al pagamento dei conti non sarebbe ciò un’ingiustizia? Non ha egli altri debiti dunque che il denaro? E devono tutti i diritti su di lui essere posposti a quelli del padrone di casa o del banchiere?
Non vi sono virtù finali; tutte sono iniziali. Le virtù della società sono i vizi del santo. Il terrore della riforma è la rivelazione che noi dobbiamo abbandonare le nostre virtù e ciò che abbiamo tenuto sempre per virtù nello stesso abisso che ha consumato i nostri vizi più grossolani.