«Perdonate i suoi delitti, perdonate anche le sue virtù, quelle più piccole colpe, ed a metà si converte al giusto».
Quello d’abolire anche le nostre contrizioni è il più alto potere degli impulsi divini. Io accuso me stesso di negligenza e di inutilità giorno per giorno; ma quando queste ondate di Dio sorgono in me, io non calcolo più il tempo perduto. Non calcolo più meschinamente ciò che potrò compiere per mezzo di ciò che mi rimane del mese e dell’anno; perchè quei momenti divini mi conferiscono una specie di omnipresenza ed omnipotenza, che non richiede durata, ma che è conscia che l’energia della mente è commisurata al lavoro da farsi, senza restrizioni di tempo.
«E così, oh filosofo dei circoli», — io sento esclamare da qualche lettore — «sei giunto ad un bel Pirronismo, all’equivalenza ed all’indifferenza di tutte le azioni, e vorresti tentare d’insegnarci che se siamo veritieri, i nostri delitti possono essere pietre viventi con le quali costruiremo il tempio del vero Dio!».
Io non curo di giustificarmi. Io riconosco di essere lieto nel vedere la predominanza del principio della saccarina in tutta la natura vegetale, e di esserlo non meno osservando nella morale quell’irrefrenabile innondazione del principio del bene, in ogni fessura e pertugio che l’egoismo ha lasciato aperto, e più nell’egoismo e nel peccato stesso; così che nessun male è puro, nè l’inferno stesso è senza le sue estreme soddisfazioni. Ma onde non traviare alcuno, mentre posseggo la mia propria testa e obbedisco ai miei desideri, mi si permetta di ricordare al lettore che io sono solo un esperimentatore. Non ponete il più piccolo valore in ciò che io faccio od il più piccolo discredito in ciò che io non faccio, come se io pretendessi di stabilire la verità o la falsità di cosa alcuna. Io sconvolgo tutte le cose. Nessun fatto è sacro per me; nessuno è profano; io semplicemente sperimento, ricercatore instancabile, senza Passato alle mie spalle.
Eppure questo incessante movimento e progressione di cui tutte le cose partecipano, non potrebbe mai divenirci sensibile, se non per contrasto a qualche principio di fissità o di stabilità dell’anima. Mentre l’eterna generazione dei circoli avanza, l’eterno generatore ristà. Tale vita centrale è qualcosa di superiore alla creazione, di superiore alla conoscenza ed al pensiero, e ne contiene in sè tutti i circoli. Eternamente essa lavora per creare una vita e un pensiero così grandi ed eccellenti come se stessa; ma in vano; perchè ciò che è fatto insegna sul come far meglio.
Così non vi è sonno, non vi è pausa, non vi è conservazione, ma tutte le cose si rinnovano, germinano e fioriscono. Perchè dovremmo noi introdurre dei brandelli e delle reliquie nell’ora nuova? La natura abborre le cose vecchie, e la vecchia età pare la sola malattia; tutte le altre hanno foce in questa. Noi chiamiamo ciò con molti nomi: febbre, intemperanza, pazzia, stupidità, delitto; esse sono tutte forme di vecchiezza; esse sono riposo, conservazione, apparizione, inerzia, ma non novità, non via di progresso. Noi incanutiamo ogni giorno. Io non ne vedo il bisogno. Quando conversiamo con ciò che è al dissopra di noi, noi non invecchiamo ma ritorniamo giovani. L’infanzia, la giovinezza, che aspirano con occhio devoto guardando verso l’alto, non si considerano nulla, e si abbandonano all’insegnamento, che scaturisce da ogni lato.
Ma l’uomo e la donna di settant’anni pretendono di tutto sapere, si innalzano sulle loro proprie speranze, rinunziano all’aspirazione; accettano il presente come necessario, e parlano ai giovani dall’alto. Divengano essi dunque organi dello Spirito Santo, siano essi amanti, contemplino essi la verità; ed i loro occhi alzati, le loro rughe appianate, siano nuovamente inebbriati dalla speranza e dal potere. Questa vecchiaia non dovrebbe accostarsi allo spirito umano. In natura ogni momento è nuovo; il passato è sempre inabissato e dimenticato; il futuro solamente è sacro. Nulla è sicuro se non la vita, la transizione, lo spirito energetico. Nessun amore può essere assicurato da promesse o giuramenti contro un amore più alto. Nessuna verità è così sublime da non poter essere volgare domani, alla luce di nuovi pensieri.
La vita è una serie di sorprese. Noi non indoviniamo oggi il modo, il piacere, il potere di domani, mentre stiamo innalzando il nostro essere. Noi possiamo dire qualche cosa dei più bassi stati, degli atti della consuetudine e del senso; ma i capolavori di Dio, i totali accrescimenti ed i movimenti universali dell’anima sono nascosti; essi sono incalcolabili. Io posso sapere che la verità è divina e che aiuta; ma come essa mi aiuterà non posso indovinare, perchè il così essere è l’unico accesso al così sapere. La nuova condizione dell’uomo che avanza, fruisce di tutti i poteri del vecchio stato, eppure essi sono per noi tutti nuovi. Essa porta nel suo seno tutte le energie del passato; eppure è un’esalazione del mattino. Io butto via in questo momento tutta la mia scienza una volta accatastata, come se fosse cosa vuota e vana. Ora, per la prima volta, mi sembra di sapere qualche cosa giustamente. Noi non conosciamo il significato delle più semplici parole fino a che non amiamo e desideriamo.
La differenza fra l’ingegno ed il carattere è pari a quella che esiste fra l’abilità di tenere la vecchia pista calpestata, e il potere e il coraggio di percorrere una nuova strada con una nuova e migliore méta. Il carattere rende il presente dominante, lo fa lieto e determinato, e capace di fortificare tutta la società, facendo osservare ad essa che molte cose, alle quali non si era pensato, sono possibili ed eccellenti. Il carattere offusca l’impressione degli eventi particolari. Quando noi vediamo il conquistatore, non pensiamo a qualcuna delle sue battaglie o delle sue vittorie particolari. Noi vediamo che avevamo esagerato la difficoltà. Ciò era facile per lui. Il grande uomo non è sensibile o impressionabile; gli eventi passano sopra lui senza molta impressione. La gente dice talvolta, «Guardate che cosa ho sorpassato; guardate quanto lieto io sono; guardate come ho trionfato completamente di quei neri eventi». Non perchè essi mi ricordano ancora il nero evento, hanno per questo qualcosa conquistato. È conquista forse l’essere un gaio e decorato sepolcro, o una semi-pazza vedova, ridente istericamente? La vera vittoria consiste nel far svanire e sparire il nero evento; come se esso fosse una nuvola intempestiva d’insignificante risultato in una storia così grande e progredente.
L’unica cosa che cerchiamo con desiderio insaziabile è di dimenticar noi stessi, di perdere la nostra sempiterna memoria, e di fare qualche cosa senza sapere il come od il perchè; in breve, di tracciare un nuovo circolo. Nulla di grande fu mai raggiunto senza entusiasmo. La via della vita è meravigliosa: essa lo è per abbandono. I grandi momenti della storia sono quelli dei facili compimenti per mezzo della forza delle idee, come le opere del genio e della religione. «Un uomo — disse Oliviero Cromwell — non si innalza mai così alto, come quando egli non sa dove va». I sogni e l’ubbriachezza; l’uso dell’oppio e dell’alcool, sono la sembianza e la contraffazione di questo genio profetico e da cui viene la loro pericolosa attrazione per gli uomini. Per lo stesso motivo essi richiedono l’aiuto di passioni selvagge, come il giuoco e la guerra, per imitare in qualche modo queste fiamme e generosità del cuore.