UNDECIMO SAGGIO INTELLETTO

Ogni sostanza è negativamente elettrica per quella che le sta sopra nelle tavole chimiche, positivamente per quella che le è di sotto. L’acqua scioglie il legno, il ferro ed il sale; l’aria scioglie l’acqua; il fuoco elettrico scioglie l’aria; ma l’intelletto scioglie il fuoco, la gravità, le leggi, il metodo e le più sottili, indefinibili relazioni di natura, nel suo irresistibile mestruo. L’intelletto giace dietro il genio, che è l’intelletto costruttivo. L’intelletto è il semplice potere anteriore a qualsiasi azione o costruzione. Con gioia io vorrei spiegare a lenti passi una storia naturale dell’intelletto; ma quale uomo è stato fin’ora capace di segnare i passi ed i limiti di questa essenza trasparente? Le prime domande rimangono sempre tali, ed il più saggio dottore è imbarazzato dalla curiosità di un bambino. Come possiamo noi parlare dell’azione della mente sotto qualsiasi aspetto, (come della sua conoscenza, della sua etica, del suo operare e simili), dal momento che essa scioglie la volontà in percezione, la conoscenza in atto? Ciascuna azione si muta in un’altra. La mente sola esiste e la sua visione non è come la visione dell’occhio, ma è unione con le cose conosciute.

L’intelletto e l’intellezione significano, all’orecchio comune, considerazione di verità astratta. La considerazione di tempo e di luogo, di voi e di me, di profitto e di danno, tiranneggia la mente della maggioranza degli uomini. L’intelletto separa il fatto considerato da voi, da qualsiasi relazione di luogo e di persona, e lo distingue come se esso esistesse per merito proprio. Eraclito considerò le affezioni come nuvole dense e colorate. Nella nebbia delle affezioni buone e cattive è difficile per l’uomo avanzare in linea retta. L’intelletto è vuoto di affezione, ed osserva un oggetto qualsiasi nel modo con cui esso si presenta alla luce della scienza indifferente e libera. L’intelletto va al di là dell’individuo, fluttua sulla sua propria personalità, e lo riguarda come un fatto e non come Io oppure mio. Colui che è immerso in ciò che concerne la persona o il luogo non può studiare il problema dell’esistenza. Questo è ciò che l’intelletto sempre medita. La natura mostra tutte le cose formate e collegate. L’intelletto passa attraverso la forma, valica l’ostacolo, scopre intrinseche somiglianze fra cose lontane, e riduce tutte le cose a pochi principii.

Il fare d’un fatto il soggetto del pensiero è innalzarlo. Tutta quella massa di fenomeni mentali e morali, che noi non facciamo oggetto di pensiero volontario, viene in potere della fortuna; essi costituiscono la condizione della vita giornaliera; essi sono soggetti a mutamento, a timore ed a speranza. Ogni uomo contempla la sua condizione umana con un certo grado di melanconia. Come un bastimento arenato è sbattuto dalle onde, così l’uomo, imprigionato nella vita mortale, giace senza difesa in balìa degli eventi. Ma una verità, separata dall’intelletto, non è più a lungo un soggetto del destino. Noi la osserviamo come un dio innalzato al disopra dell’affanno e del timore. E così qualsiasi fatto nella nostra vita, o qualsiasi ricordo della nostra fantasia o della nostra riflessione, disimpigliato dalla rete della nostra inconsapevolezza, diviene un oggetto impersonale ed immortale. È il passato restaurato, ma imbalsamato. Un’arte migliore di quella dell’Egitto l’ha protetto dal timore e dalla corruzione. Esso è prosciolto dall’affanno. — Esso è offerto alla scienza. Ciò che ci è inviato per contemplazione non ci minaccia, ma ci rende degli esseri intellettuali.

Lo sviluppo dell’intelletto è spontaneo in ogni momento. La mente non potrebbe predire il tempo, il mezzo, il modo di tale spontaneità. Dio entra per una porta segreta in ogni individuo. Molto anteriore all’età della riflessione è il pensare della mente. Esso venne insensibilmente dalla oscurità alla meravigliosa luce d’oggi. Sopra di esso regnò sempre una salda legge. Nel periodo dell’infanzia esso ricevette e dispose di tutte le impressioni della circostante creazione in un suo proprio modo. La mente nel fare o nel dire è governata da una legge; essa non ha azione o parola espressa per caso. E questa legge nativa domina la mente dopo che essa è venuta alla riflessione o al pensiero conscio. Nella più agitata, più pedante, più introspettiva vita d’un auto-analizzatore, la più grande parte di essa è per lui incalcolabile, imprevista ed inimmaginabile.

Che cosa sono io? Che cosa ha fatto la mia volontà per rendermi ciò che sono? Nulla! Io sono stato cullato in questo pensiero, in quest’ora, in questa connessione di eventi da un potere e da una mente sublime e la mia destrezza e la mia volontà pur non contrastando non mi hanno aiutato in modo apprezzabile.

La nostra azione spontanea è sempre la migliore. Voi non potete, con la vostra migliore deliberazione o cura, avvicinarvi tanto ad una questione, quanto un vostro spontaneo sguardo vi porterà mentre vi alzate da letto o uscite al mattino dopo aver meditata la cosa, prima del riposo della notte precedente. Il nostro pensare è sempre un devoto atto di ricevere. La spontaneità del nostro pensiero è perciò viziata tanto da una troppo violenta direzione data dalla nostra volontà, quanto da una troppo grande negligenza. Noi non determiniamo ciò che penseremo. Solamente apriamo i nostri sensi, ci liberiamo, quanto è possibile, d’ogni ostacolo al fatto, e lasciamo che l’intelletto veda. Noi abbiamo un debole controllo sui nostri pensieri. Noi siamo i prigionieri delle idee. Esse ci portano per qualche momento nel loro cielo e così intieramente ci conquidono, che noi non abbiamo pensiero per il domani, ma le guardiamo stupefatti come bambini, senza uno sforzo per impossessarcene. Poco a poco cadiamo fuori di questa estasi, ci ricordiamo dove siamo stati, ciò che abbiamo visto e sinceramente ripetiamo come possiamo, quanto abbiamo contemplato. Fino a quando noi possiamo richiamare questi rapimenti, noi ne portiamo nella incancellabile memoria il risultato, e tutti gli uomini e tutti i secoli lo confermano. Ciò è chiamato Verità. Ma dal momento in cui cessiamo di riferirci ad essa e tentiamo di correggere od inventare, ciò non è più verità.

Se consideriamo quali persone ci hanno stimolato e giovato, noi noteremo la superiorità del principio spontaneo od intuitivo su quello aritmetico o logico. Il primo sempre contiene il secondo, ma virtuale e latente. Noi richiediamo in ogni uomo una lunga logica; non possiamo perdonare l’assenza di essa, ma di essa non si deve parlare. La logica è il procedimento o lo svolgimento proporzionato dell’intuizione; ma la sua virtù è come un metodo silenzioso; se essa volesse apparire come una proposizione ed avere un valore separato, perderebbe ogni valore.

Nella mente di ogni uomo, rimangono senza sforzo impresse imagini, fatti o parole, che altri dimenticano, e che in seguito gli rivelano leggi importanti. Tutto il nostro progresso è sviluppo, come lo è la gemma vegetale. Prima voi avete un istinto, poi un’opinione, poi una conoscenza, come la pianta ha prima la radice, poi il germoglio e poi il frutto. Confidatevi all’istinto fino alla fine, anche se non potete rendervi ragione di esso. È vano lo stimolarlo; confidando nell’istinto fino alla fine, esso maturerà nella verità e voi saprete perchè credete.

Ogni mente ha il suo proprio metodo. Un uomo vero, un uomo sincero non impara mai secondo le leggi d’una comunità. Ciò che voi avete raccolto in un modo naturale, vi sorprende e vi colma di gioia quando si palesa; perciò noi non possiamo vigilare sui segreti l’uno dell’altro. E da ciò le differenze fra gli uomini per le loro doti naturali sono insignificanti, in paragone della loro ricchezza comune. Credete voi che il portinaio ed il cuoco non abbiano degli aneddoti, delle esperienze, delle meraviglie per voi? Ognuno sa tanto quanto il saggio. I baluardi delle menti rudi sono tutti coperti d’iscrizioni, che sono fatti e pensieri. Gli uomini un giorno porteranno una lanterna e leggeranno le iscrizioni. Ogni uomo, a seconda del suo spirito e della sua cultura, trova la sua curiosità infiammata verso i modi di vita e di pensiero di altri uomini, e specialmente di quelle classi di uomini, le cui menti non sono state soggiogate dalle discipline dell’educazione scolastica.