Quest’azione istintiva non viene mai meno in una mente equilibrata; ma diviene più ricca e più frequente nelle sue conoscenze attraverso tutti gli stati della coltura. Al fine viene l’êra della riflessione, quando noi non solo osserviamo, ma ci prendiamo cura di osservare; quando con deliberato proposito ci arrestiamo per considerare una verità astratta; quando teniamo aperti gli occhi della mente, mentre conversiamo, mentre leggiamo, mentre facciamo, intenti ad imparare la segreta legge di alcune classi di fatti.

Quale è il più difficile compito nel mondo? Pensare. Io vorrei pormi nell’atteggiamento di guardare negli occhi una verità astratta, e non posso. Io titubo e mi agito da questa parte e da quella. Mi sembra di sapere che cosa volle dire colui che disse: Nessun uomo può guardare Iddio faccia a faccia e vivere. Per esempio un uomo studia le basi del governo civile: volga pure egli la sua mente senza interruzione, senza riposo, in una sola direzione. La sua attenzione per lungo tempo a nulla gli serve. Pure, dei pensieri sorgono innanzi a lui. Noi intravediamo, noi vagamente presentiamo la verità. Noi diciamo: vado fuori e la verità prenderà forma e chiarezza per me. Usciamo, ma non la troviamo. Allora pare a noi di abbisognare del silenzio e del raccoglimento della biblioteca per afferrare il pensiero. Noi entriamo, ma siamo così lontani da esso, come lo eravamo in principio. Ma ecco, d’un tratto, senza esser annunziata, la verità appare. Una certa luce vagante appare, ed è la distinzione, il principio che noi cercavamo. Ma l’oracolo giunge perchè noi avevamo antecedentemente posto assedio all’ara. La legge dell’intelletto sembra che assomigli a quella legge naturale per la quale noi inspiriamo ed espiriamo; per la quale il cuore attrae e respinge il sangue — vale a dire la legge dell’ondulazione. Così ora voi dovete lavorare con il vostro cervello, ora dovete arrestare la vostra attività, e vedere che cosa la grande Anima insegni.

Le nostre intellezioni sono sopratutto prospettiche. L’immortalità dell’uomo è così legittimamente predicata dalle intellezioni come dalle volizioni morali. Ogni intellezione è specialmente prospettica. Il suo valore istante è la sua minor parte. Osservate ciò che vi diletta in Plutarco, in Shakespeare, in Cervantes. Ogni verità che lo scrittore acquista è una lanterna, che egli volge in pieno su quei fatti e pensieri, che giacciono di già nella sua mente, e mirate! tutte le inezie e le anticaglie che hanno pavimentata la sua soffitta, divengono preziose. Ogni fatto triviale nella sua biografia privata diventa un’illustrazione di questo nuovo principio, s’inchina di nuovo al giorno, ed allieta tutti gli uomini con la sua arguzia e la sua nuova bellezza. Gli uomini dicono: dove ottenne egli questo? e credono vi sia qualchecosa di divino nella sua vita. Ma non è così: gli uomini hanno migliaia di fatti, altrettanto buoni, se essi volessero solo procurarsi una lampada per ricercarli nelle loro soffitte.

Noi tutti siamo saggi. La differenza tra le persone non sta nella saggezza, ma nell’arte. Io conobbi, in un circolo accademico, una persona che sempre si rivolgeva a me, perchè, vedendo il mio capriccio per lo scrivere, s’immaginava che la mia esperienza avesse qualchecosa di superiore; mentre io ben m’accorgevo che la sua esperienza era buona quanto la mia. Date la sua esperienza a me, ed io ne farò lo stesso uso. Egli seguiva il vecchio; egli segue il nuovo; io avevo l’abitudine di riunire il vecchio e il nuovo che egli non usava esercitare. Questo può sostenersi con grandi esempi. Forse se incontrassimo Shakespeare, noi non saremmo consci di alcuna grande inferiorità; no: ma di grande uguaglianza; solo che egli possedeva una straordinaria abilità d’usare, di classificare i suoi fatti, abilità della quale noi manchiamo. Però, nonostante la nostra totale incapacità di produrre qualche cosa simile all’Amleto o all’Otello, vedete l’accoglienza che trovano in noi quello spirito, quell’immensa conoscenza della vita, quella fluida eloquenza.

Se raccogliete delle mele alla luce del sole o raccogliete del fieno o ammucchiate del frumento, e poi vi ritirate in casa e chiudete i vostri occhi, e li comprimete con le mani, vedrete le mele appese nella luce brillante con i loro ramoscelli e le loro foglie, o il fieno ammucchiato, o le spiche di frumento; e ciò per cinque o sei ore dopo. Le impressioni s’adagiano nell’organo ritentivo, ancorchè voi non lo sappiate. Così giacciono le serie complete delle imagini naturali, con le quali la vostra vita a vostra insaputa vi ha messo in rapporto per mezzo della memoria; un brivido di passione illumina come un lampo la loro camera oscura, ed il potere attivo prende istantaneamente l’imagine adatta come espressione del suo pensiero istante.

Molto tempo passa prima di scoprire quanto ricchi noi siamo. La nostra storia, noi pensiamo, è completamente sbiadita; nulla abbiamo da scrivere, nulla dà concludere. Ma i nostri anni più saggi rievocano ancora i ricordi disprezzati della nostra infanzia, e noi sempre ancora peschiamo qualche cosa di meraviglioso in quel lago; finchè, poco a poco, incominciamo a sospettare che la biografia della sola folle persona che conosciamo sia in realtà nulla di meno che la parafrasi in miniatura dei cento volumi della Storia Universale.

Nell’intelletto costruttivo, che designiamo popolarmente con la parola Genio, noi osserviamo lo stesso equilibrio di due elementi, come nell’intelletto ricettivo. L’intelletto costruttivo produce pensieri, sentenze, poemi, piani, disegni, sistemi. Esso è la generazione della mente, il connubio del pensiero con la natura. Al genio devono sempre accoppiarsi due doti, il pensiero e la divulgazione di esso. Il primo è rivelazione, sempre miracolo che nè la frequenza del caso, nè lo studio incessante può mai render familiare, ma che deve sempre lasciar l’indagatore stupito e meravigliato. Esso è l’avvento della verità nel mondo; è una forma di pensiero che, per la prima volta, s’apre nell’universo; un figlio della vecchia anima eterna; un brano di genuina ed incommensurabile grandezza. Per quel momento, pare ch’esso erediti tutto ciò che esistette, e che detti a ciò che non nacque ancora. Questa rivelazione, questo miracolo interessa ogni pensiero dell’uomo, e s’appresta a rendere possibile ogni istituzione. Ma per esser utile, essa abbisogna di un’arte, di un veicolo, con cui esser trasportata fra gli uomini. Per essere comunicabile, essa deve divenire pittura od oggetto sensibile. Noi dobbiamo imparare il linguaggio dei fatti. Le più sublimi ispirazioni muoiono con il loro soggetto, se l’uomo non ha mani per dipingerle ai sensi. Il raggio di luce passa invisibile attraverso lo spazio, e solo quando cade sopra un oggetto diviene visibile. Quando l’energia spirituale è diretta sopra qualche cosa di esterno, allora c’è un pensiero. La relazione fra esso e voi fa diventare voi ed il vostro valore visibili a me. Il florido genio inventivo del pittore è nascosto e disperso quando manca la potenza del disegno; e nelle nostre ore felici noi saremmo dei poeti inesauribili, se potessimo rompere solo una volta il silenzio in rime adeguate. Come tutti gli uomini hanno qualche accesso alla verità primitiva, così tutti hanno nel loro cervello qualche arte o qualche potere di comunicabilità; ma solo nell’artista questo potere discende dal cervello alla sua mano. Vi è rispetto a questa facoltà una disparità le cui leggi noi non conosciamo ancora, fra due uomini e fra due momenti dello stesso uomo. Nelle ore comuni noi abbiamo gli stessi fatti che in quelle non comuni od ispirate; ma essi non figurano come loro ritratti; essi non sono staccati, ma giacciono come in una rete. Il pensiero del genio è spontaneo; ma il potere della pittura o dell’espressione, nella più ricca e prodiga natura implica una mescolanza di volontà, un certo controllo sugli stati spontanei, senza il quale nessuna produzione è possibile. Esso è una conversione di tutta la natura nella rettorica del pensiero, sotto gli occhi del giudizio, con uno strenuo esercizio della scelta. Eppure anche il vocabolario immaginativo sembra essere spontaneo. Esso non sorge dall’esperienza solamente o principalmente, ma da una sorgente più ricca. Le grandi opere del pittore non sono prodotte da alcuna conscia imitazione di particolari forme, ma dal procedere della sua mente alla sorgente principale di tutte le forme. Chi è il primo maestro di disegno? Senza insegnamenti noi conosciamo molto bene l’ideale della forma umana. Un bambino distingue se una gamba od un braccio sono storti in una pittura, se la posa è naturale o grandiosa o volgare, sebbene egli non abbia mai ricevuto alcun ammaestramento nel disegno, od udita alcuna conversazione su questo soggetto, nè possa egli stesso disegnare correttamente un viso. Una buona forma colpisce piacevolmente tutti gli sguardi, molto prima che essi posseggano alcuna nozione a questo riguardo; ed un bel viso fa palpitare venti cuori, prima di qualsiasi considerazione intorno alle proporzioni meccaniche delle membra e del capo. È possibile che noi si debba ai sogni qualche luce sulla sorgente di questa abilità; poichè così tosto come abbandoniamo la nostra volontà, e lasciamo seguire lo stato incosciente, vedete quali meravigliosi disegnatori noi siamo; noi rallegriamo noi stessi con meravigliose forme di uomini, di donne, di animali, di giardini, di boschi e di mostri; ed il mistico pennello, con il quale allora disegniamo, non pecca d’inabilità od inesperienza, non ha alcuna debolezza o povertà; esso può ben disegnare ed aggruppare; la sua composizione è ricca d’arte, i suoi colori sono ben messi, e la tela intera, che esso dipinge, è simile alla vita, e atta a toccarci con terrore, con tenerezza, con desiderio o con dolore. Nè le copie che l’artista trae dall’esperienza sono semplici copie, ma esse sono sempre ritoccate ed intenerite dai colori che vengono da questa proprietà ideale.

Le condizioni essenziali per una mente costruttiva non appaiono spesso così ben combinate da rendere una buona frase o un buon verso freschi e memorabili per lungo tempo. Pure, quando noi scriviamo con facilità, ed usciamo all’aria libera del pensiero, ci pare certo che nulla è più facile che continuare a volontà in questa comunicazione. Per ogni dove, il regno del pensiero non ha limiti, ma la Musa ci fa liberi nella sua città. Bene, il mondo ha un milione di scrittori. Si penserebbe dunque che il buon pensiero debba essere familiare come l’aria e l’acqua, e che i doni di ogni ora nuova debbano escludere quelli dell’ora trascorsa. Pure noi possiamo enumerare i nostri libri nuovi; più ancora, io ricordo qualche bel verso degli ultimi vent’anni. È vero che l’intelletto che giudica è sempre molto più avanti dell’intelletto che crea; così che vi sono molti competenti giudici del libro migliore e pochi scrittori di ottimi libri. Ma alcune condizioni della costruzione intellettuale s’incontrano di rado. L’intelletto è un intero e richiede integrità in ogni opera. Questa è ugualmente contrastata dalla devozione di un uomo ad un solo pensiero, e dalla sua ambizione di raggrupparne troppi.

La verità è nostro elemento di vita, eppure se un uomo concede la sua attenzione ad un solo aspetto della verità, e si dedica a quello solo, per un lungo tempo, la verità s’altera e diviene falsità; in ciò simile all’aria, nostro elemento naturale e respiro dei nostri polmoni, che diretta come corrente sul nostro corpo per un dato tempo, causerà raffreddori, febbre e perfino la morte. Vedete come diviene insopportabile il grammatico, il frenologo, il fanatico politico o religioso, o qualsiasi altro mortale, il cui equilibrio è perduto per l’esagerazione di un solo argomento! Ciò è pazzia incipiente. Ogni pensiero è anche una prigione, lo non posso vedere ciò che voi vedete, perchè sono preso da un fortissimo vento, e trasportato così lontano verso una data direzione, che non posso vedere il cerchio del vostro orizzonte.

È meglio forse che lo studente per evitare questo danno e per aver maggior lunghezza di veduta, tenda a fare della storia, della scienza, della filosofia un tutto meccanico per mezzo di un’addizione numerica di tutti i fatti che cadono nel cerchio della sua visione? Il mondo rifugge dall’essere analizzato mediante l’addizione e la sottrazione. Quando noi siamo giovani, spendiamo molto tempo e fatica nel riempire i nostri taccuini con tutte le definizioni della Religione, dell’Amore, della Poesia, della Politica, dell’Arte, con la speranza che nel corso di pochi anni noi avremo condensato nella nostra enciclopedia il valore netto di tutte le teorie, alle quali il mondo è fin’ora giunto; ma coll’andar degli anni le nostre tavole non si completano ed alfine scopriamo che la nostra curva è una parabola, i cui archi non si incontreranno mai.