Io non dispero per questo della nostra repubblica. Noi non siamo alla mercè della volubilità del caso. Nella lotta dei partiti feroci, la natura umana si sente sempre circondata d’affetto, allo stesso modo che i bimbi dei forzati di Botany Bay hanno un sentimento morale così sano come quello degli altri bambini. I cittadini degli stati feudali sono allarmati per le nostre istituzioni democratiche volgenti all’anarchia; e quelli che fra noi sono più vecchi e più prudenti imparano dagli Europei a guardare con una specie di terrore alla nostra libertà turbolenta. Si dice che nella nostra eccessiva libertà di formare la costituzione e nel dispotismo dell’opinione pubblica, noi manchiamo di un’àncora, perciò un osservatore straniero pensa di aver trovato la salvaguardia fra noi nella santità del Matrimonio; un altro crede di averla trovata nel nostro Calvinismo. Fisher Ames espresse la sicurezza popolare più saggiamente quando comparò una monarchia ed una repubblica dicendo «che una monarchia è un bastimento mercantile, il quale veleggia bene, ma che talvolta urta in uno scoglio e cola a picco; mentre una repubblica è una zattera, che non affonderà mai, ma che vi costringe ad avere sempre i piedi nell’acqua». Nessuna forma può avere un pericoloso sopravvento se siamo protetti dalle leggi delle cose. La pressione di un dato numero di tonnellate d’atmosfera sul nostro capo non ha valore fino a che la stessa pressione s’opponga nei polmoni. Aumentate la massa mille volte, essa non può schiacciarci fintantochè la reazione è uguale all’azione. Il fatto di due poli e di due forze centripete e centrifughe è universale, ed ogni forza sviluppa con la stessa sua attività la forza contraria. La libertà selvaggia sviluppa delle coscienze di ferro. La mancanza di libertà mentre afforza la legge e le convenienze insonnolisce la coscienza. La legge di Lynch prevale solo là dove v’è maggior intrepidità nei capi. Una folla non può essere costante: l’interesse di ciascuno vuole che così non sia; ma solo la giustizia soddisfa ad ogni cosa.

Noi dobbiamo illimitatamente confidare nella necessità benefica che traluce da tutte le leggi. La natura umana si esprime in esse così caratteristicamente come nelle statue, nei canti, nelle ferrovie, ed un estratto dei codici delle nazioni sarebbe una copia della coscienza comune. I Governi hanno la loro origine nell’identità morale degli uomini. La ragione di uno risulta essere la ragione di un altro e di ogni altro. Vi è una via di mezzo che soddisfa tutti i partiti; per quanti essi siano e per quanto risoluti possano essere. Ogni uomo trova una sanzione ai suoi diritti più semplici ed alle sue azioni nelle deliberazioni della sua propria mente che egli chiama Verità e Santità. Tutti i cittadini si trovano in perfetto accordo in queste deliberazioni, solo in queste, e non in ciò che è idoneo al sostentamento, idoneo all’uso, che è usufrutto del tempo, che è quantità di terra, che è soccorso dell’assistenza pubblica e che ciascuno ha il diritto di richiedere. Presentemente gli uomini tentano l’applicazione di questa verità e giustizia alla misurazione della terra, alla ripartizione degli utili, alla protezione della vita e della proprietà. I loro primi tentativi sono indubbiamente molto disadatti. Pure il diritto assoluto è il primo governatore; od ogni governo è una teocrazia impura. L’idea, secondo la quale ogni comunità tenta di fare e di riformare la sua legge, è la volontà di ogni uomo saggio. La comunità non può trovare l’uomo saggio in natura e fa dei tentativi goffi e laboriosi per assicurarsi in qualche modo il governo di esso uomo saggio, o convincendo il popolo a dare il suo voto su ogni punto; o con una selezione dei migliori cittadini; oppure assicurando i vantaggi della forza e della pace interna con l’affidare il governo ad uno che possa scegliere egli stesso i suoi agenti. Tutte le forme di governo simbolizzano un governo immortale, comune a tutte le dinastie e indipendente dal numero, perfetto dove esistono due uomini, perfetto dove c’è solamente un uomo.

La natura di ogni uomo è per ciascuno un avvertimento sufficiente del carattere dei suoi simili. La mia ragione ed il mio torto sono la loro ragione ed il loro torto. Mentre io faccio ciò che è conveniente a me e mi astengo da ciò che non mi è proficuo, il mio vicino ed io spesso ci accordiamo nei mezzi ed operiamo una volta tanto insieme per un unico scopo. Ma ogni qualvolta io trovo il mio dominio su me stesso insufficiente per me ed intraprendo anche il governo di lui, io calpesto la verità, ed entro con lui in falsi rapporti. Io posso avere tanta forza od abilità più di lui, che egli non possa esprimere adeguatamente il suo senso di torto, ma la mia abilità o forza sono una menzogna e come tale essa danneggia lui e me. L’amore e la natura non possono sostenere il principio che la tal cosa debba essere effettuata da una menzogna pratica, vale a dire dalla forza. Questo assumersi l’impresa di un altro è l’errore che giace come enorme bruttura nei governi del mondo. Io posso vedere abbastanza bene la grande differenza fra il porre me stesso come autocontrollo e quello di far agire un altro secondo le mie vedute: ma quando un quarto della razza umana si incarica di dirmi ciò che deve fare, io posso essere troppo disturbato dalle circostanze per vedere chiaramente l’assurdità del loro comando. Pertanto i pubblici intenti appaiono vaghi e stravaganti accanto a quelli particolari. Qualsiasi legge, all’infuori di quelle che gli uomini fanno per se stessi, è risibile. Se io mi pongo al livello del mio bambino, e ci conformiamo ad un solo pensiero, e vediamo che le cose sono così e così, tale percezione è legge per lui e per me. Noi siamo entrambi là, ambidue operiamo. Ma se, senza attrarre lui in quel pensiero, io guardo alla cosa, ed indovinando come essa è per lui gli ordino questo o quello, egli non mi ubbidirà mai. Questa è la storia dei Governi; un uomo fa qualche cosa che deve legare un altro uomo. Un uomo che non può essere in relazione con me, mi tassa osservandomi da lontano; decreta che una parte del mio lavoro debba volgere a questo od a quel fantastico fine, non come io immagino, ma come lui immagina. Badate alle conseguenze. Fra tutti i debiti, le tasse sono quelle che gli uomini pagano meno volentieri. Che satira è questa per il governo! Gli uomini credono di ottenere ovunque un valore corrispondente al loro denaro, eccetto che nelle tasse.

Onde quanto minore è il governo tanto meglio è per noi; più poche sono le leggi, e meno il potere è devoluto. L’antidoto contro questo abuso di Governo formale è l’influenza del carattere personale; lo sviluppo dell’individuo; l’apparire del principale che sostituisce il suo procuratore; l’apparire dell’uomo saggio, di cui il governo esistente non è che una meschina imitazione. Ciò che tutte le cose tendono a porre in luce; ciò che la cultura, la libertà, lo scambio, la rivoluzione, tendono a formare e liberare, è il carattere; questo è lo scopo della natura per giungere all’incoronazione di questo suo re. Lo Stato esiste per educare l’uomo saggio; e coll’apparizione dell’uomo saggio lo Stato muore. L’apparizione del carattere rende lo Stato non necessario. L’uomo saggio è lo Stato. Egli non abbisogna di esercito, di forti o di flotte. — Egli ama troppo gli uomini; non ha bisogno di corruzioni, di feste o di palazzi per raccogliere amici; non ha bisogno di condizioni vantaggiose o di circostanze favorevoli. Egli non ha bisogno di biblioteche, perchè non ha finito di pensare; non di chiese, perchè egli è un profeta; non di statuti perchè egli è un legislatore; non di denaro, perchè egli stesso è il valore; non di strade, perchè egli è in casa sua ovunque si trovi; non di esperienza, perchè la vita del Creatore fiorisce in lui e guarda dai suoi occhi. Egli non ha amici personali, perchè colui che ha il fascino di attirare a sè la preghiera e l’amore di tutti gli uomini non abbisogna di un compagno ed educa pochi a dividere con lui la sua vita eletta e poetica. La sua relazione con gli uomini è angelica; la sua memoria è mirra per essi; la sua presenza è incenso e fiori.

Noi pensiamo che la nostra civiltà è vicina al suo meriggio, invece siamo solo al canto del gallo ed alla stella mattutina. Nella nostra società barbara la potenza del carattere è ancora nella sua infanzia. La sua presenza è ancora appena sospettata come potere politico, e come legittimo signore che dovrà buttare giù tutti i governanti dai loro seggi. Malthus e Riccardo lo trascurano completamente; il Registro Annuale è silenzioso; il Lexicon di Conversazione non lo classifica; il Messaggio del presidente, il discorso della Corona non l’hanno ricordato, ed è ancora mai nulla. Ogni pensiero che il genio e l’amore gettano nel mondo altera il mondo. I gladiatori nella lizza del potere sentono attraverso a tutte le loro ferite e la loro simulazione la presenza del valore. Io penso che la lotta stessa del commercio e delle ambizioni sia una confessione di questa divinità; e gli esiti felici sono su quei campi i meschini compensi, la foglia di fico, con la quale l’anima vergognata tenta di nascondere la sua nudità. Io trovo lo stesso tributo involontario in ogni parte. Poichè noi sappiamo quanto da parte nostra è dovuto, siamo impazienti di dimostrare qualche piccolo talento come sostituto del valore. Noi siamo perseguitati dalla consapevolezza di questo diritto alla grandezza del carattere, e siamo sleali con esso. Ma ognuno di noi ha del talento e può fare qualche cosa di utile, di grazioso, di formidabile, di divertente o di lucrativo. Noi facciamo ciò come scusa verso gli altri e verso noi stessi, perchè non raggiungiamo il grado di una vita buona ed uguale. Ma ciò non soddisfa noi mentre lo portiamo a conoscenza dei nostri compagni. Questa nostra condotta può gettare polvere nei loro occhi, ma non spiana la nostra fronte corrugata, e non ci dà la tranquillità dei forti, quando vanno per il mondo. Noi paghiamo il fio mentre procediamo. Il nostro talento è una specie di espiazione, e noi siamo costretti a pensare con una certa umiliazione al nostro magnifico impeto, come a qualcosa di troppo delicato, e non come ad un’azione composta di molte azioni, che sia la schietta espressione della nostra costante energia. La maggior parte degli uomini capaci s’incontra in società come per un tacito richiamo. Ciascuno di essi sembra dire «Io non sono tutto qui». I senatori ed i presidenti si sono innalzati a tanta altezza con sufficiente pena, non perchè essi credano che la situazione sia straordinariamente gradevole, ma perchè sia come una giustificazione per il valore reale, e per rivendicare ai nostri occhi la loro virilità. Questo onorevole seggio è la loro ricompensa per essere di natura meschina, fredda e gravosa. Essi devono fare ciò che possono. Come una classe di animali della foresta, essi non hanno altro che una coda prensile: essi devono arrampicarsi o strisciare. Se un uomo fosse di natura tanto ricca da poter entrare in intima relazione con le persone migliori e creare intorno a sè la vita serena con la dignità e dolcezza della sua condotta, potrebbe egli permettersi di insidiare il favore delle riunioni preparatorie e della stampa, e desiderare relazioni così vuote e pompose, come quelle di un uomo politico? Sicuramente nessuno che potesse essere sincero, vorrebbe essere un ciarlatano.

Le tendenze dei tempi favoriscono l’idea del Governo autonomo, e lasciano, come unico codice, l’individuo ai premii ed ai castighi della sua propria costituzione, i quali operano con maggiore energia che non si creda, mentre noi dipendiamo da soggezioni artificiali. Il movimento in questa direzione è stato molto vivo nella storia moderna. Molto è stato oscuro e poco lodevole, ma la natura della rivoluzione non è affetta dei vizi dei ribelli, perchè essa è una forza puramente morale. Essa non fu mai adottata da nessun partito nella storia, nè può esserlo. Essa separa l’individuo da tutti i partiti, e lo unisce nello stesso tempo alla razza. Essa promette il riconoscimento di diritti più alti di quelli della libertà personale o della sicurezza della proprietà: il riconoscimento che un uomo ha il diritto di godere la fiducia degli uomini; di essere occupato, amato, riverito. Il potere dell’amore come la base d’uno Stato non fu mai sperimentato. Noi non dobbiamo credere che tutte le cose cadano nella confusione, se ogni sensibile protestante non sia obbligato a portare la sua parte in certe convenzioni sociali: nè v’è dubbio che quando il governo della forza sia alla fine le strade non vengano costrutte, le lettere portate ed il frutto del lavoro assicurato. Sono dunque i nostri metodi attuali così eccellenti da rendere disperata ogni competizione? non potrebbe una nazione fatta di amici trovare dei mezzi anche migliori? D’altra parte non temano i conservatori ed i timidi una resa prematura delle baionette e del sistema della forza. Perchè, secondo l’ordine della natura che è assolutamente superiore alla nostra volontà, vi sarà sempre un governo della forza dove gli uomini sono egoisti; e quando essi sono puri abbastanza da abiurare il codice della forza, essi saranno saggi abbastanza per vedere come possano essere raggiunti questi pubblici intenti dell’ufficio postale, delle strade, del commercio, dello scambio, della proprietà, dei musei, delle biblioteche, delle istituzioni d’arte e di scienza ecc. ecc.

Noi viviamo in uno stato molto basso e paghiamo di mala voglia ai Governi fondati sulla forza il nostro tributo.

Non vi è fede, fra gli uomini più religiosi e più istruiti delle nazioni più religiose e civili, nel sentimento morale, e non vi è una credenza sufficiente nell’unità delle cose da persuaderli che la società può essere retta senza soggezioni artificiali, come il sistema solare; e che il cittadino può esser ragionevole e buon vicino, senza il timore della prigione o della confisca. Ciò che appare anche strano è che non vi fu mai in alcun uomo una fede nel potere della rettitudine sufficiente per ispirargli il vasto disegno di rinnovare lo Stato sul principio del diritto e dell’amore. Tutti coloro che hanno preteso d’aver questo disegno sono stati dei riformatori parziali ed hanno ammesso in qualche modo la supremazia dello Stato cattivo. Non ricordo un solo essere umano che abbia fermamente negata l’autorità delle leggi con il semplice sostegno della sua propria natura morale. Tali concezioni, piene di genio e di fato, non sono tenute in considerazione se non come castelli in aria. Se l’individuo che le espone osa stimarle effettuabili, egli disgusta gli studiosi e gli uomini di chiesa, mentre gli uomini di talento e le donne di sentimenti superiori non possono nascondere il loro disprezzo. La natura non meno per questo colma il cuore della gioventù con le suggestioni di questo entusiasmo, e vi sono ora degli uomini (se posso parlare in plurale) o più esattamente, dirò, ho appunto parlato ora con un uomo, al quale nessun cumulo di esperienza avversa farà per un solo momento apparire impossibile che migliaia di esseri umani possano nutrire l’uno verso l’altro i sentimenti più nobili e più puri, come un ristretto gruppo d’amici o una coppia di amanti.

OTTAVO SAGGIO NOMINALISTA E REALISTA

Io non posso affermare abbastanza sovente che un uomo è solamente una natura relativa e rappresentativa. Ogni uomo è un cenno della verità, ma lontano abbastanza dall’essere quella verità, che egli in forma completamente nuova ed inevitabile ci suggerisce. Se cerco la verità in lui non la troverò. Potesse un uomo versare in me la pura corrente di ciò che egli pretende di essere! Molto tempo dopo invece io trovo altrove quel bene che egli mi promise. Il genio dei Platonici è inebbriante per lo scolaro, eppure quanti pochi punti di esso io posso stralciare dai loro libri. L’uomo sostiene momentaneamente un pensiero, ma non sopporterà un esame; ed una società di uomini rappresenterà transitoriamente abbastanza bene un certo grado di educazione, per esempio, la cavalleria e la squisitezza dei modi; ma separateli e non trovate un solo gentiluomo od una sola gentildonna nel gruppo. Il più piccolo avvertimento ci mette in cerca di un carattere, che nessun uomo realizza. Noi abbiamo degli occhi così esorbitanti, che vedendo il più piccolo arco noi completiamo la curva, e quando la cortina è sollevata dal diagramma che sembrava nascondere, siamo irritati nel constatare che null’altro era disegnato all’infuori del frammento d’arco che avevamo osservato prima. Noi siamo troppo grandiosi nella nostra interpretazione delle facoltà e dei poteri altrui. Essi compiranno di nuovo ed esattamente ciò che hanno già fatto; ma non faranno ciò che noi abbiamo sperato dalla loro natura. Ciò è nella natura, ma non in loro. Succede nel mondo ciò che spesso noi vediamo in una pubblica contesa. Ogni oratore si esprime imperfettamente: nessuno di loro sente chiaramente ciò che un altro dice, tanto è la preoccupazione della mente di ciascuno; e l’uditorio, che deve solo udire e non parlare, giudica in modo saggio ed elevato quanto maldestra ed erroneamente ostinata sia ognuna delle parti discutente nel proprio interesse. Voi troverete facilmente dei grandi uomini o degli uomini di grandi doti, ma giammai degli uomini equilibrati. Quando io m’imbatto in una forza intellettuale pura od in un generoso sentimento morale io penso: «qui dunque vi è l’uomo» e subito sono deluso dalla scoperta che l’individuo non giova maggiormente a se stesso od agli intenti generali di quello che giovino i suoi compagni; perchè il potere che indusse il mio rispetto non è sostenuto dalla completa armonia delle sue qualità. Tutte le persone vivono in società per quei tratti di bellezza o di utilità che posseggono. Noi improntiamo le fattezze dell’uomo da quei soli tratti belli, e compiamo il ritratto simmetricamente: il che è falso, perchè il resto del suo corpo è piccolo e deforme. Io osservo una persona che fa bella figura in pubblico, e da ciò traggo la conclusione che il suo carattere personale è basato sulla perfezione; ma egli non ha un carattere personale. Egli è un bel mantello ed un figurino per i giorni festivi. Tutti i nostri poeti, eroi e santi, sono incapaci assolutamente di corrispondere in qualche modo alla nostra idea; sono incapaci di cattivarsi la nostra simpatia spontanea, e così ci lasciano senza alcuna speranza di realizzare questa nostra idea se non nel nostro proprio avvenire. Il nostro magnificare tutti i caratteri belli sorge dal fatto che noi volta a volta identifichiamo con l’anima ognuno di loro. Ma non vi sono uomini quali noi sogniamo, nè Gesù, nè Pericle, nè Cesare, nè Washington sono come noi li abbiamo creati. Noi rendiamo sacre un cumulo di assurdità perchè esse furono pregiate da grandi uomini. Non v’è individuo che non abbia un punto debole. Io veramente credo che se un angelo dovesse venire a recitare i versetti della legge morale, mangerebbe troppi dolci o leggerebbe le nostre lettere private o farebbe qualche saliente atrocità. È una cosa abbastanza spiacevole che i nostri genî non possano fare alcunchè di utile, ma è ancora peggio che nessun uomo di belle qualità sia adatto alla società. Egli è ammirato in distanza, ma non può approssimarsi senza apparire uno storpio. Gli uomini che hanno belle doti si proteggono con la solitudine o con la cortesia o con la satira o con dei modi acerbi, nascondendo ciascuno, come meglio può, la sua incapacità per un’associazione utile, e tutti mancando di amore o di fiducia in se stessi.