La natura, abborrente il manierismo, ha posta la sua gioia nello sprezzare ogni stile ed ogni artifizio ed è tanto più facile far una cosa che è già stata fatta prima che farne una nuova, da esservi una costante tendenza alle usanze prestabilite. In qualsiasi conversazione anche la più alta vi è un certo artificio, che può presto essere appreso da una persona perspicace e poi essere continuato indefinitamente. Ogni uomo, inoltre, è in tendenza un tiranno, perchè egli vorrebbe imporre la sua idea agli altri; e l’artifizio è la loro difesa naturale. Gesù vorrebbe assorbire la razza; ma Tommaso Paine od il più rude blasfematore aiuta l’umanità resistendo a questa esuberanza di potere. Da ciò deriva l’immenso beneficio dei partiti nella politica, perchè essi rivelano in un capo, le deficienze di carattere che la forza intellettuale delle persone potrebbero non avere scoperto. Poichè siamo tutti così sciocchi, quale beneficio che vi siano due stupidità! È come quel vantaggio irrazionale così essenziale all’astronomia di avere il diametro dell’orbita terrestre per base dei suoi triangoli. La democrazia è morosa, e corre verso l’anarchia; ma nello stato e nelle scuole è indispensabile resistere al conglobarsi di tutti gli uomini in pochi uomini. Se Giovanni fosse perfetto, perchè voi ed io vivremmo? Fintanto che esiste un uomo, vi è in lui qualche necessità; combatta egli per ciò che è suo proprio. Un nuovo poeta è apparso; un nuovo carattere si è avvicinato a noi; perchè dovremmo rifiutarci di nutrirci finchè non abbiamo trovato nel nostro esercito il suo reggimento ed il suo battaglione? Perchè non un uomo nuovo? Ecco una nuova impresa di Brook Farm, di Skeneateles, di Northampton: perchè essere così impazienti di battezzarli Essenes o Port-Royalists o Shakers o con qualsiasi altro nome conosciuto? Sia egli un nuovo modo di vita! Perchè avere solamente due o tre modi di vita e non delle migliaia? Ogni uomo è necessario e nessun uomo è molto necessario. Noi siamo venuti questa volta per del condimento, non per del grano. Noi abbisogniamo del grande genio solamente per la gioia, per avere una stella di più nella nostra costellazione, per avere un albero di più nel nostro boschetto. Ma egli crede che noi desideriamo di appartenergli, come egli desidera di conquistarci. Egli sbaglia grandemente. Io penso di aver fatto bene se ho acquistato una parola nuova di un grande autore: ed il mio intento con lui è di trovare quello che è mio, foss’anche per scioglierlo in un epiteto od in un’immagine di uso giornaliero.
«In un’immagine io vorrò sminuzzarti, o sposa mia!» Per aumentare la confusione e render impossibile il giungere a qualsiasi affermazione generale quando abbiamo insistito sull’imperfezione degli individui, le nostre affermazioni e la nostra esperienza ci spingono a credere che ogni individuo è degno d’onore, e ad essere sicuri d’un nobile contraccambio. Un uomo solitario vede solamente due o tre persone e concede loro tutto lo spazio; esse così si espandono. L’uomo di Stato vede molti uomini e compara abitualmente i pochi con quelli, e questi appaiono meno. Eppure non hanno essi diritto a questa larghezza di accoglienza? e non è la munificenza il mezzo per un’intima conoscenza? Sebbene i giuocatori di mestiere dicano che le carte vincano tutti i giuocatori per quanto essi siano abili, pure nel fatto che consideriamo ora, i giuocatori sono anche giuoco e parte del potere delle carte. Se criticate un genio poetico, le probabilità sono che voi siate fuori del giuoco, e che invece del poeta censuriate la vostra propria caricatura di lui. Perchè vi è qualcosa di sferico e d’infinito in ogni uomo, specialmente in ogni genio, che, approssimandoglisi molto, si diletta di tutte le vostre limitazioni. Perchè, giustamente, ogni uomo è un canale attraverso al quale fluisce il cielo, e mentre io immagino di criticare l’uomo io censuro o piuttosto classifico la mia propria anima. Dopo aver tacciato Goethe di cortigianeria, di artificiosità, di miscredenza, di mondanità, io presi il libro di Elena ed egli mi si rivelò un Indiano delle regioni selvaggie, un frammento di natura, vero come la mela o la quercia, grande come il mattino o la notte, e virtuoso come una rosa delle siepi.
Tutte le misure sono prese affinchè tutta l’armonia si sviluppi. Se non fossimo schiavi delle superficî ogni cosa sarebbe grande ed universale: ora gli attributi esclusi fioriscono in noi con maggior splendore perchè essi erano stati esclusi. «Ora a voi poi a me» è la regola del giuoco. L’universalità essendo interrotta nella sua forma primaria, si ricostruisce da tutti i lati nella forma secondaria; i punti giungono successivamente al meridiano, e per la velocità della rotazione si forma un nuovo intero. La natura mantiene se stessa intiera, e la sua immagine si completa nell’esperienza di ogni mente. Essa non permette che un solo posto sia vuoto nella sua scuola. È il segreto del mondo che tutte le cose sussistano e non muoiano, ma che solo scompaiano per poco, per ritornare di nuovo. Ogni cosa che non ci concerne, ci è tenuta nascosta. Così tosto come una persona non ha più nulla a vedere con il nostro benessere presente, essa ci è nascosta o «muore», come noi diciamo. Realmente tutte le cose e le persone sono in rapporto con noi, ma a seconda della nostra natura, esse agiscono su di noi, non ad un tratto, ma successivamente e noi ci avvediamo della loro presenza una alla volta. Tutte le persone, tutte le cose che abbiamo conosciute sono qui presenti; e molto in maggior numero di quelle che noi vediamo: il mondo è pieno. Come dissero gli antichi, il mondo è un plenum o solido; e se potessimo vedere tutte le cose che ci circondano, saremmo imprigionati ed incapaci di muoverci. Poichè sebbene nulla è insormontabile per l’anima essendo tutte le cose accessibili ed ampie strade per essa, tuttavia questo avviene solo fintantochè l’anima non le vede. Così tosto che l’anima vede un oggetto, gli si ferma davanti. Perciò la divina Provvidenza che tiene l’universo aperto all’anima in ogni direzione, nasconde tutti gli oggetti e tutte le persone che non hanno rapporto con una determinata anima, ai sensi di quel dato individuo. Attraverso alle cose più impenetrabili ed eterne l’uomo trova la sua via, come se esse non esistessero, ed egli non dubita per un solo momento dell’esistenza loro. Non appena egli abbisogna di una nuova cosa subitamente egli la scopre ed invece di passar attraverso ad essa prende un’altra via. Quando egli ha esaurito il nutrimento che può essere tolto da una persona o da una cosa, questa è allontanata dalla sua osservazione, ed ancorchè gli sia prossima egli non sospetta della sua presenza. Nulla muore: gli uomini si fingono morti, e sopportano dei funerali burleschi e delle cerimonie funebri, mentre stanno invece guardando dalla finestra sani e forti sotto qualche nuovo trasvestimento. Gesù non è morto: egli è ben vivo: nè Giovanni, nè Paolo, nè Maometto, nè Aristotile; talvolta crediamo di averli visti tutti e potremmo facilmente dire sotto quali nomi essi si nascondano.
Se noi non possiamo fare dei passi consci e volontari nell’ammirabile scienza degli universali, vediamo saggiamente le parti, e deduciamo il genio della natura dai migliori particolari. Ciò che è il meglio in ogni specie è un indice di ciò che dovrebbe essere il medium di quella specie. L’amore mi dimostra l’opulenza della natura, rivelandomi nel mio amico una ricchezza nascosta, ed io intuisco per questo un’uguale somma di bene in tutte le altre direzioni. È comunemente detto dai coltivatori che una buona pera od una buona mela non costa maggior tempo o lavoro d’una cattiva; di conseguenza io vorrei avere se non il meglio dell’arte, del discorso, dell’azione, del pensiero o dell’amico.
Fine e mezzi; giuocatori e giuoco! la vita nasce dall’intima mescolanza e reazione di queste due forze, la cui unione appare dapprima innaturale poichè ciascuna nega e tende ad abolire l’altra. Noi dobbiamo riconciliare le contraddizioni come possiamo, ma la loro discordanza ed il loro accordo introducono delle enormi assurdità nel nostro pensiero e nel nostro discorso. Nessuna frase conterrà intera la verità, e l’unico modo con cui possiamo essere giusti è quello di provare il falso; il discorso è migliore del silenzio; il silenzio è migliore del discorso. Tutte le cose sono in contatto; ogni atomo ha una sfera di repulsione; le cose esistono e non esistono; nello stesso tempo; e così via... In tutto l’universo vi è soltanto una cosa, questo vecchio bifronte, creatore-creatura, spirito-materia, ragione-torto, di cui ogni proposizione può essere affermata o negata. Molto opportunamente perciò io affermo che ogni uomo sta ai particolari; che la natura mantiene ogni uomo come uno strumento, per vanità, prevenendone le tendenze alla religione ed alla scienza; ed ora inoltre affermo che essendo il genio d’ogni uomo esplorato da vicino ed accuratamente, egli è giustificato nella sua individualità, come la sua natura è trovata essere immensa; ed ora aggiungo che ogni uomo sta pure agli universali, e come la terra mentre gira sul suo asse gira contemporaneamente attorno al sole attraverso gli spazii celesti, così il meno razionale dei suoi figli, il più dedito ai suoi affari privati, risolve anche sotto una falsa apparenza il problema universale. Noi immaginiamo che gli uomini siano degli individui; così sono anche i meloni; ma ogni melone nel campo passa attraverso ad ogni punto della storia del melone. Il democratico accanito così tosto come è senatore e ricco, s’è elevato al di là del radicalismo sincero, ed a meno che possa resistere al sole, egli deve essere un conservatore per il resto dei suoi giorni. Lord Eldon disse quando era vecchio «che, se egli dovesse ricominciar la vita si lascierebbe impiccare se non incominciasse coll’essere un agitatore».
Noi nascondiamo questa universalità come possiamo, ma essa appare in tutti i punti. Noi siamo ingrati come i bambini. Nulla v’è che noi agogniamo e sentiamo di attirare a noi che nello stesso tempo non scacciamo. Noi manteniamo un vivo fuoco di sarcasmo contro l’ignoranza e contro la vita dei sensi; poi passa per caso una bella ragazza, un frammento della vita, gaia e felice, rendendo i più umili uffici belli per l’energia e la buona volontà con cui li compie, e vedendola ammiriamo ed amiamo lei e quelli ed esclamiamo: «Ecco una creatura genuina della terra bella, non dissoluta o troppo presto sviluppata dai libri, dalla filosofia, dalla religione, dalla società o dagli affanni» abbandonando e disprezzando tutto ciò che avevamo così a lungo amato e stimato in noi stessi e negli altri. Se potessimo avere una sicurezza qualsiasi contro le temporanee disposizioni! Se il più profondo profeta potesse attenersi alle sue parole, e l’uditore che è disposto a vendere tutto ed unirsi alla sua crociata, potesse essere sicuro che domani il profeta non contraddirà il suo seguace! Ma la verità siede velata sul trono e non pronuncia mai una sillaba; e la dottrina più sincera e rivoluzionaria, lanciata come l’arca del Signore per il soccorso del mondo, sarà dopo poche settimane dallo stesso individuo messa in disparte, come malaticcia. «Credevo di essere nel giusto, ma non lo ero»! Se noi non fossimo di tutte le opinioni, se non abbandonassimo ad ogni momento la piattaforma sulla quale ci troviamo per andar a guardare e parlare da un’altra! se ci potesse essere una disciplina, una qualche «regola del tempo» che non permettesse all’uomo d’abbandonare il suo punto di vista senza il suono delle trombe! Se tutto ciò vi fosse...! Io non sono mai sincero, sapendo che vi sono altri modi.
Come possiamo noi essere sinceri e confidenti, se dicendo tutto ciò che giace nella mente, ci separiamo tuttavia con il sentimento che tutto è ancora inespresso a causa dell’incapacità delle parti di conoscersi vicendevolmente sebbene usino le stesse parole? Il mio compagno pretende di conoscere i miei modi ed abiti di pensiero, e noi passiamo da spiegazione a spiegazione finchè tutto ciò che possono dire le parole è detto, e lasciamo le cose come erano prima, a causa di quella fallace presunzione. Proviene ciò dal fatto che ogni uomo crede gli altri dei parzialisti incurabili e se stesso un universalista? Ieri io parlai con due filosofi: tentai dimostrare a quei buoni uomini che mi piacciono tutte le cose volta a volta, e nessuna per lungo tempo; che amai il centro ma adorai la superficie; che amai l’uomo, se pur gli uomini mi sembravano dei topi; che riverii i santi, ma mi svegliai contento che il vecchio mondo pagano mantenesse il suo posto e morisse fortemente; che io ero lieto degli uomini di ogni facoltà e nobiltà, ma che non vorrei vivere fra le loro braccia. Sarebbe una grande soddisfazione se essi solo una volta avessero compreso ch’io amavo sapere ch’essi esistevano e che cordialmente auguravo loro una fortuna divina, ancorchè dalla mia povertà di vita e di pensiero non avessi per loro una parola di benvenuto, e che consentivo loro di vivere sull’Oregon, qualunque fosse il diritto ch’io potevo aver su di essi.
FINE.