Se poi mi domandate in che consiste tanta bellezza, io vi risponderò come se mi aveste domandato: perchè i poemi d'Omero sono belli? I poemi d'Omero son belli, perchè sono belli, e se qualcuno volesse provarvelo con altri argomenti, ditegli che non capisce nulla e non avrete sbagliato.

Nel tragitto da Vietri ad Amalfi, uno che sia un po' facile all'entusiasmo, corre rischio d'impazzare. E io ebbi dei momenti, nei quali credetti di perdere il cervello da vero. La strada che corre lungo la riviera alla metà dei fianchi di montagne scoscese, o meglio, di enormi scogliere, in qualche tratto è sospesa addirittura sul mare profondo, e su la superficie di questo mare, che sembra un tappeto di cobalto, vedevo sotto di me grosse navi mercantili filare con l'intera velatura spiegata e formicolare la ciurma sul ponte di piroscafi che la distanza faceva sembrare immobili e piccoli come balocchi da fanciulli. Provai la voluttà di una navigazione aerea senza l'orrore del pericolo. Di tratto in tratto s'incontrano deserte rovine di castelli Normanni che abbandonati all'opera del tempo cadono a pezzi, e qua e là, accucciate fra gli scogli in mezzo a piccole oasi di verdura, solitarie casette bianche bianche, pulite pulite, i felici abitatori delle quali salendo alla cima del monte colgono i frutti del castagno, la pianta che segna il principio delle zone frigide, e scendendo verso la marina, il dolce fico d'india, il fiore d'arancio per profumare le loro stanzuccie ed i rami della palma che incrociati su la porta di casa, allontanano i fulmini e le streghe.

Le marine di Majori, Minori e Atrani, la patria di Masaniello, che s'incontrano per via, sono quel che può esservi di più ameno e di più pittoresco su la terra. Nel contemplare quei tranquilli e ridenti gruppi di case che partendo dal mare s'inerpicano come caprette su per i dirupi della montagna; le cupole delle loro chiese che coperte di maioliche colorate luccicano alla luce del sole; i boschetti di agrumi che le contornano; i viottolucci scoscesi che scendono serpeggiando fino alla spiaggia, dove una popolazione tranquilla di pescatori lavora e canta fra lunghe file di reti che brillano al sole, si prova una gioja ineffabile, una pace serena, un tal senso di beatitudine che posandosi sul core lo stringe, e lo stringe con tanta dolcezza che a poco a poco ci sentiamo nascere il desiderio doloroso di passare su quelle spiagge serene la nostra vita, magari anche di morirvi, quantunque l'idea della morte sembri tanto strana su quelle magiche rive che, incontrando un trasporto funebre, c'è da maravigliarsene credendolo una finzione. Il giorno del giudizio, per gli Amalfitani che andranno in Paradiso, sarà un giorno come tutti gli altri.

Come deve esser dolce l'ozio all'ombra d'un olivo d'Amalfi! In verità, se quegli abitanti sono capaci di guadagnarsi il pane col sudore che tutti chiamano soltanto della fronte, bisogna riconoscere in loro una grande virtù, poichè l'unico bisogno potente che si fa sentire in quel clima è il bisogno di non far nulla; la vita d'Adamo prima dello sbaglio e niente più. Povero Adamo!

All'accesso di estasi contemplativa davanti a tanto lusso di quella splendida natura, tenne dietro un altro accesso d'entusiasmo rumoroso. E non so quello che avrei detto e che avrei fatto, se non mi avesse tenuto in freno l'aspetto taciturno dell'unico mio compagno di viaggio che non aprì bocca, altro che sul principio della nostra gita, per chiedermi se gli permettevo di fare abbassare il mantice della carrozza. — Mio padrone, gli risposi, purchè non si tenga offeso se per godermi questo sole, scendo subito e vado a cassetta. Non me lo permise. Era un Francese e tanto basta, per capire che doveva essere una persona gentile; ma, del resto, non capiva nulla. Era biondo, era grasso ed era pallido! che potevo io pretender da lui? — Ma non pare anche a lei impossibile che questo sole abbia il coraggio di tramontare dopo essersi veduto tanto bello nello specchio di questo mare? — mi guardava e sorrideva. — Ma guardi Salerno, le prime catene della Calabria col suo Cilento nevoso! ma contempli quelle isolette che si perdono quasi in un velo di nebbia infuocata; quella casetta lassù in cima, dove pare che non si possa andare altro che con l'ali; ma si serva degli occhi, Dio lo benedica, davanti a quel gruppo di giovinette che ci vengono incontro coi busti dai colori orientali e coi capelli nerissimi arricchiti di fiori di ginestra; quei pescatori, guardi quei pescatori laggiù in fondo in fondo che fanno matanza nella tonnara; se non vuole urlare com'ho urlato io poco fa «fuori l'autore!» mi dica almeno che qualche cosa è bello, che qualche cosa le piace, mi dia un segno, un segno solo d'ammirazione, ed alla prima occasione non mancherò di raccomandarlo alla misericordia del Signore, ma mi dica qualche cosa se no scoppio. — Mi guardò di nuovo sorridendo, e per mostrarmi quanta parte prendeva al mio entusiasmo mi disse che quel sole era intollerabile, e dètte un'occhiata tenera al mantice calato. — Ebbi pietà del suo cervello; il mantice fu tirato su ed io me n'andai a cassetta. Non ne ho l'ombra del dubbio, io devo esser sembrato a lui un grande imbecille, ma non mai quanto egli sembrò felice a me. Ma dove avrà rimpiattato colui i suoi charmant, i suoi éclatant, e tutti i rimbombanti étonnant, coi quali i febbricitanti figli della Gallia étonnano le strade di questa piccola Italia ammirandone le infinite maraviglie? Chi sa! Lo scusai in parte, perchè seppi poi che andava ad annunziare ad un nipote d'Amalfi la morte d'uno zio di Napoli. Ed infatti conobbi al ritorno anche il nipote, il quale, viaggiando in nostra compagnia, ostentò con molta disinvoltura un profondo dolore e si mostrò abbastanza soddisfatto della irreparabile perdita sofferta.

Arrivammo ad Amalfi. L'arrivo d'una carrozza in quel remoto cantuccio della terra è un mezzo avvenimento. Tutti si affollano intorno ai nuovi arrivati; li guardano, li osservano, ma stando però a distanza e mantenendo un contegno semplice e rispettoso; vi si offrono per servigi, vi esibiscono indirizzi di locande, vi domandano notizie dei paese, dal quale venite e se volete cavalcature per visitare i dintorni, ma tutto con garbatezza di modi, con un sorriso onesto su la faccia, e.... inarcate le ciglia, amici miei, non vi domandano l'elemosina! Crediate pure che nel trovare, uscendo di Napoli, un paese dove non ci chiedano l'elemosina, c'è da sentirsi venire un accidente dalla consolazione. «Signurì, u soldo» Dio eternamente misericordioso!

Amalfi, nella sua solitudine, è gaia. In mezzo a tanta profusione di caldo, di luce e di colori, non è possibile concepire l'idea di mestizia. Le sue case sono bianche e pulite, il mare che strepita fra le ghiaie della sua spiaggia è limpido e azzurro come il suo cielo; soltanto le rupi che protendono su la piccola città le loro masse brune e minacciose, si proverebbero ad essere orride pei loro profili scabrosi e taglienti, ma i bracci montuosi dei caseggiati che s'inerpicano su quelle come tralci di edera bianca, e i ciuffi di verdura che ne smussano le aspre sinuosità, le contornano, le avviluppano e se le stringono con tanto affetto fra loro che, quasi soffocate, anche esse son costrette a sorridere sotto un profluvio di carezze, di baci e d'allegria.

L'unica strada di Amalfi che possa veramente chiamarsi una strada, ha usurpato il corso del torrente che dovrebbe scaricarsi giù per la stretta forra, dentro la quale è incastrata la capricciosa città; le altre arterie di comunicazione non sono che lunghi e stretti antri percorsi da scalinate, i quali s'internano bui e profondi nel corpo dei fabbricati, dando origine ad altre scalinate secondarie, finchè non fanno capo a qualche scosceso viottolo che serpeggiando si perde su per i dirupi della montagna.

Non credo che fantasia di scenografo possa immaginare nulla di più pittoresco. Nessuno dei rumorosi prodotti dell'incivilimento: carrozze, omnibus, tramway, corni, trombe, e il Diavolo che se li porti, turba la quiete serena di quelle spiagge; ed anche il vizio non deve esser giunto laggiù alla sua ultima espressione, poichè il sangue di quei pacifici marini è fresco e colorito. L'antica razza dei robusti e feroci pirati non ha perduto nella discendenza altro che la ferocia; la robustezza v'è rimasta intatta. Belle carni, bei capelli, belli occhi e bellissimi denti, sono i connotati distintivi dei fortunati abitatori di quella fantastica regione, uomini e donne. L'aureola di gloria che contorna i ricordi di Amalfi, ispira anche un senso di ammirazione per quegli umili pescatori, quando si misura con l'occhio la piccolezza di quel nido che sembra ora di falchi, ma che è stato di aquile, di poche aquile e dalla vita breve, ma aquile ardite che in piccolo stuolo, o correndo sui mari o meditando sul loro inaccessibile scoglio, hanno arricchito con le armi di fatti gloriosi le vergogne del Medio Evo, dato alla scienza una delle più grandi invenzioni umane, la bussola, e serbato attraverso al bujo di secolare ignoranza i codici di Giustiniano, la più ricca eredità che sia giunta a noi dell'antico incivilimento, e davanti alla quale ognuno dovrebbe inchinarsi reverente, se, contrariamente al suo scopo, non servisse tuttora da inesausta miniera di laidi cavilli alle coscienze più agguerrite che vestan carne sotto la cappa del sole.

Chiusi con questa eresia il racconto delle mie impressioni d'Amalfi, perchè eravamo già arrivati a Sorrento. Ti saluto, bellissima Sorrento; ti saluto, o patria, per caso, del sublime e languido cantore degli amori di Olindo e Sofronia; e ti saluto, o patria degli accattoni più petulanti che si battezzino fra i quattordici milioni d'analfabeti del regno beato! e scendendo dalla carrozza segnai sul mio taccuino: arrivato a Sorrento il dì 10 maggio 1877 a ore 11 antimeridiane precise. Mentre scrivevo, mi si accostò una faccia torva domandandomi: — Eccellenza, state scrivendo le vostre memorie? — (cominciò di lì per chiedermi u soldo.) — Sì, — gli risposi — e tu le tue prigioni quando le scriverai? — «Ah! eccellenza, nun saccio a scrittura.» — E questa risposta me la fece con tanto abbandono, con tale intrigliatura delle pupille che mi avrebbe fatto tenerezza, se accompagnato da un suono speciale del suo rimpianto non avessi visto un lampo della sua anima falsaria schizzargli un palmo fuori degli occhi. Scendemmo alla marina, visitammo i giardini e i più prossimi dintorni del paese tutti bellissimi, e dopo andammo ad ammirare l'abitazione che fu della Imperatrice di Russia. Che vi trovammo da ammirare? Mah! Quattro mura che son celebri, perchè vi ha alloggiato una Imperatrice, la quale è celebre, perchè è Imperatrice!