Portato in collo piuttosto che camminando, mi trovai in fondo al paese a respirare un po' liberamente sopra un piazzale erboso, presso al quale mi fu indicato il punto della via che viene da Napoli e dove qualche anno addietro, durante il tempo della festa, stavano sedute non rammento se due o più persone incaricate di aggiudicare un premio d'onore all'equipaggio che meglio di tutti e più riccamente compariva addobbato, o al guidatore che faceva il suo ingresso nel paese, percorrendo a carriera la lunga e ripida salita che lo precede. Chi mi faceva il racconto di questa particolarità, deplorava che tale cerimonia fosse andata in disuso, tanto più che era divertentissimo, mi diceva, il vedere ogni tanto qualche cavallo che spossato dall'eccessivo strapazzo, appena arrivato, cadeva morto attraverso alla via — Che peccato che una così graziosa usanza sia stata dimenticata! — dissi al mio nuovo amico, e la mia nobile esclamazione commosse dolcissimamente quelli che l'ascoltarono.
In fondo a questa piazza si trova la chiesa parrocchiale, un edifizio qualunque che non richiamò la mia attenzione altro che per il tumulto che faceva il popolo davanti alla sua porta. Non avendo potuto incontrare ancora nulla che mi facesse accorgere di trovarmi in mezzo ad una radunata di popolo che si preparava a festeggiare una solennità sacra, fui contentissimo di quella vista e m'incamminai pieno di curiosità verso quella parte.
A rischio di farmi stroncare le costole, potei penetrarvi. Se hai visto far la ruffa ai ragazzi, quando qualche vigliacca creatura si diverte a buttar loro soldi nella via, ti sarà meno difficile farti una idea della pietosa gazzarra che si faceva là dentro dai fedeli lottatori. Dico lottatori, perchè una vera lotta sostenuta a suon di gomitate, pettate e spallate, si faceva presso un piccolo getto d'acqua che scaturiva da una cannella posta in un pilastro della navata a sinistra di chi entra.
La montagna rocciosa che sta a ridosso di Mercogliano fa sì che questo paese sia ricchissimo di limpide sorgenti, che da ogni parte zampillano fresche e salubri, senza avere però altra virtù che quella di calmare l'arsura agli assetati, ma quella lì aveva tali pregi particolari, da giustificare tutto il fracasso che si faceva intorno a lei, per abbeverarsi al suo preziosissimo getto. Questa sorgente scaturisce da un ginocchio di San.... non me ne ricordo, onde, dopo essersi imbevuta di quella portentosa sinovia ed aver filtrato attraversando fra osso e osso la rotula del pazientissimo taumaturgo, sbuca da una cannella di rame e quella che non va dispersa giù per i fossati del monte, a benefizio dei ranocchi e delle bucataje, entra negli stomachi dei fedeli e mescolandosi ai polli mal digeriti, ha la modesta virtù di risanare tutte le malattie e credo qualchedun'altra. Il popolo che lo sa, non scherza: venti o venticinquemila persone, fra sane e ammalate, si avventano in tre giorni ad annacquare il vino bevuto all'unico bugliolo di rame che è incatenato presso alla cannella. Ridono d'Esculapio, bevono e si inoculano fra loro erpeti, rogna, ulceri ed altre giocondità della vita; chi è sano torna spesso infetto di lue, chi l'aveva già, se l'aggrava per lo strapazzo; cantano le lodi dell'acqua miracolosa e si rubano tra loro gli orologi; inneggiano al ginocchio portentoso, tutti lasciano una elemosina e finalmente, pesti e macolati, escono soddisfatti come uscii io: essi per continuare il baccanale per le vie del paese, io per andare a bere e dopo a riposarmi fra i profumi di giaggiolo esalati dalle lenzuola di bucato, che i buoni ospiti miei avevano fatto distendere sul morbido letto che m'aspettava.
Ma per gran parte della nottata non mi fu possibile chiudere occhio, a causa del frastuono diabolico che si faceva in paese. Poco dopo la mezzanotte però si fece silenzio assoluto e m'addormentai; ma fu breve il mio riposo, perchè alle tre della mattina si levò di nuovo e più tormentoso il rumore della folla. Trovando allora inutile il mantenere la mia posizione orizzontale, saltai dal letto, apersi la finestra e guardai la campagna. Lo spettacolo che mi si presentò dinanzi era de' più solenni. Il bujo era sempre folto; uno strato di nuvoloni neri neri ingombrava il cielo, appoggiandosi sulle più alte groppe delle montagne; giù da ponente l'aria era infuocata dai fulmini d'un temporale che si avanzava lucente come una massa di fosforo in fiamme, e illuminata dalla sua luce violetta, la turba di già incamminata per la cima della montagna, portando torcie accese e fastelli di paglia e di piante resinose infilzate su la cima di pertiche, si allungava fino alla vetta della montagna in lunghe spire luminose che, risaltando fra le tenebre, prendeva l'aspetto di un enorme serpente di fuoco che lento lento si divincolasse strisciando su per i suoi bruni dirupi.
Non potei resistere alla tentazione e scesi nella via; mi fu facile noleggiar subito un Pegaso ragliante e mossi anch'io per il disagevole pellegrinaggio.
Fin verso alla metà del cammino, la passeggiata fu piacevolissima; la burrasca che si era presentata tanto minacciosa, era andata a sfogarsi attraverso alle gole di altre montagne; i nuvoli sul far del giorno si erano diradati, ed ogni tanto il sole di primavera si affacciava giallo e sorridente a sferzare le nostre groppe irrigidite dalla sizza umida della notte. — Il cicaleggio della folla era piacevole; alcuni gruppi di insaziabili s'erano già accoccolati all'ombra degli ultimi castagni o a ridosso delle rupi ed arruotavano il dente su gli avanzi delle loro provviste, mentre altri, affollandosi intorno a capanne erette provvisoriamente dai pastori lungo la via, bevevano bicchieri di latte freschissimo o mangiavano ricotte e giuncate distese sul pane. Qualche rado lamento o qualche spasimoso — ahi! — messo da malati che seguivano la folla o da poveri infelici che per voto fatto salivano scalzi, ferendosi malamente i piedi sulle punte acute dei macigni, rompeva di tanto in tanto l'allegro mormorio dei pellegrini, ma rimaneva presto soffocato dalle grida festose e dalle sonore risate delle allegre comitive, che raccontandosi fra loro piacevoli storie, ingannavano la fatica della via.
La scena cambiò malamente all'improvviso. Con quella rapidità con cui sogliono addensarsi i vapori su le montagne, il cielo si oscurò ad un tratto dietro un nuvolone che, rammulinandosi vorticosamente, anneriva e gonfiava minaccioso; alla tepida brezza tenne dietro un vento frigido e impetuoso; una batteria di fulmini accompagnata da scoppi formidabili, cominciò a bersagliare le punte che ci stavano d'intorno, e un vero diluvio d'acqua e di grandine si scaricò su le nostre misere pelli. Uno scompiglio generale tenne dietro alla furiosa bufera; chi correva di là, chi di qua in cerca d'un riparo qualunque, ma ripari non ve ne erano, perchè l'ultima zona della montagna è affatto calva di vegetazione. Ogni palmo di terreno riparato dalla sporgenza di una rupe è preso d'assalto; grida e pianti si alzano commoventi intorno a quel derisorio riparo e tra la fradicia moltitudine che vi si affolla, fanno senso di pietà alcune povere donne, che coi loro bambini in collo si raccomandano o imprecano, mostrando le loro pallide creature tremanti e spaurite. Una capanna assalita con furore, non potendo contenere la moltitudine che vi si è riparata, scoppia dai fianchi e manda fuori uomini ed urli; alcuni inginocchiati in mezzo alla via, pregano e singhiozzano tenendosi il capo fra le mani, ed altri caduti si lamentano e chiedono pietà alla Madonna, tendendo le braccia verso il santuario. Era una scena di vera desolazione, una scena capace di dare idea esattissima di quelli strazi efferati, ai quali dovettero soggiacere tornando di Russia le misere mandre umane del Primo Napoleone. Vi furon momenti di un tale scompiglio doloroso e in cui provai tanta pietà dei vecchi, dei poveri bambini e degli ammalati che, quantunque grondante acqua e intirizzito dal freddo, sentii amaramente il dolore di non poter soccorrere altri che una miserabile vecchia, la quale scalza e febbricitante si era impegnata sola alla disastrosa ascensione, facendola sedere sotto la pancia del mio somaro.
Ma pure non mancarono le scene comiche in mezzo a questa alpina tragedia. Un gruppo di persone credendo d'essersi poste al sicuro in una cavità del terreno, senza pensare che appunto era stata scavata dalle acque d'un rigagnolo che andavano a sbacchiarvi in tempo di pioggia, si smascellavano dalle risa canzonando quelli rimasti di fuori, quando il rigagnolo, gonfiato a un tratto, scaricò addosso a que' disgraziati una cateratta di broda color cioccolata, conciandoli in modo da far pietà, fra le risate grandissime e i fischi dei reprobi che non ammessi dentro al provvidenziale riparo, erano rimasti fino allora a supplicare smaniosi inutilmente. Un individuo che a pochi passi da me s'era riparato sotto il ventre del suo cavallo, dove se ne stava fumando voluttuosamente la pipa e ridendo evangelicamente delle sofferenze del prossimo suo, ebbe una doccia animale così improvvisa che insiem con la pipa, si trovò spento il riso su le labbra che restarono mute ad un tratto, sotto l'abbondante lavacro che la più tepida delle Ninfe si compiacque somministrargli sapientissimamente. Le cadute poi di quelli che fuggivano, e le inzaccherature in mezzo a quel motriglio quasi nero, a volte erano tali da fare slogar le mascelle al fradicio spettatore. Fra queste fu prodigiosa quella di una donna che scivolando, cadde supina e rimase impaniata con le spalle nella mota della via; incominciò a strillare sgambettando e berciando, mentre il vento indiscreto le portò sulla faccia le sottane, lasciandole allo scoperto.... le tracce di chi sa quante altre cadute!
Alla pioggia d'acqua tenne dietro una bufera di neve. Allora, alla peggio, si riordinò la sgominata processione, e coi vestiti e le idee ciondoloni come salci piangenti umani, riprendemmo tutti il cammino in silenzio.