Dagli avanzi petrificati che ho veduto delle graziose Pompejane, mi pare di poter credere che le calde figlie di Capri molto abbiano ereditato da quelle delle ravviate fattezze e dei delicati ed eleganti contorni.
La loro briosa intelligenza, poi, è qualche cosa di incantevole. Ed ora che le ho conosciute, intendo facilmente come spesso succedano matrimonj fra queste brune ammaliatrici e gli artisti che capitano nell'isola, i quali raramente hanno da pentirsene, perchè la facilità con la quale queste piccole pescatrici imparano le lingue e la musica, e la loro disinvoltura nell'acquistare modi e grazie signorili è tale, che in pochi messi la loro trasformazione è tanto compiuta da porle in grado di gareggiare in cultura e gentilezza con le più eleganti dame di Parigi, di Londra e di Pietroburgo.
Mi fu indicato il padre d'una di queste fortunate isolane e lo invidiai, perchè quando lo vidi era a sedere al sole sopra uno scoglio, fumando la sua pipa di gesso, mentre accomodava i sugheri ad un tramaglio.
Dopo un faticoso cammino di circa due ore, per un sentiero che negli ultimi tratti è una vera e precipitosa scala intagliata nel masso a larghi gradini, giungemmo alla chiesetta dell'Eremita posta sull'orlo d'un precipizio in cima alla montagna.
Avevo già conosciuto due eremiti di questi paraggi, e per dire il vero non ero rimasto molto edificato nè del loro aspetto, nè dei loro modi, nè del loro sapere. Uno di questi è l'eremita del Vesuvio, la cui serietà non impedisce ai monelli dei dintorni di chiamarlo col soprannome di Ventidue, che nel libro dei sogni fa pazzo. Costui non è nè prete nè frate, ma un bighellone qualunque che si maschera da cappuccino la mattina verso le nove, quando incomincia il passaggio dei forestieri, per vender loro, affettato, pane, caciocavallo e lacrimacristi, dice lui, e per prenderli dopo per il collo con ogni riguardo possibile e sopra tutto col santo timor di Dio. Un secondo della medesima stoffa lo trovai in Capri su la punta di Santa Maria del Soccorso, ma l'aspetto venerando e i modi austeri e dignitosi di quest'ultimo mi riconciliarono affatto con la specie e fui dolcemente toccato dalla onesta parola e dalla spontanea cortesia, con la quale mi accolse nel suo romitorio il buon padre Anselmo.
La chiesuola, nella quale egli uffizia e presso alla quale ha poche stanzucce, dove abita solo solo, si chiama Santa Maria a Cedrella, e sorge nel punto più pittoresco dell'isola.
Dalla punta di quello scoglio, che si slancia nudo nell'aria scaturendo fra bassi boschetti di sondro, d'assenzio, di rosmarino e di mortella, si gode in pianta il panorama intero dell'isola, e tutto il vasto orizzonte fino a perdita d'occhio, dal Monte Circello alle catene della Calabria, che si possono accompagnare con lo sguardo, finchè non si pèrdono nella nebbia della lontananza.
È una di quelle tante posizioni, di cui abbondano i dintorni di Napoli, e che non si possono descrivere altro che dicendo: «Son troppo belle!»
Mi trattenni col buon romito in piacevole conversazione circa due ore, nel qual tempo mi mostrò il suo orticello, i suoi fiori e mi serbò da ultimo la sorpresa dell'immenso panorama che di lassù si gode, conducendomi e portandomi da sedere e da rinfrescarmi sopra una terrazzetta scoperta, che sporgeva sopra un profondo burrone dalla parte del golfo. A quella vista rimasi come incantato, e senza pronunziare una parola stetti per qualche momento a guardare stupefatto ora la marina ora la faccia dell'eremita, che taceva e sorridendo ammirava, compiacendosene, lo stato di estasi, nel quale mi trovavo.
Non potei più contenermi. Padrino, — esclamai, — vuole un novizio? eccomi qua. — Fece una grassa risata ed accennandomi gli occhi, mi rispose: — C'è troppo fuoco costì dentro, vi annojereste dopo tre giorni. — Non è vero! — ripetei. — Datemi la mia famiglia, una buona stanza da studio, una ricca libreria, un cane ed un fucile per dar dietro alle quaglie di questi masseti, un buon cavallo da sella, una barca, un.... — Credetti a un tratto che quel povero monaco volesse scoppiare dalle risa; io feci altrettanto, e, senza sapere di che, altrettanto fece Peppino di sul tetto della chiesa, sul quale s'era arrampicato per far qualche cosa anche lui.