Quando ha adocchiato la preda è implacabile. Egli conosce perfettamente i suoi polli; si mette dietro alla vittima continuando ad accennare straziantemente il membro ammalato, ed è capace di seguitarla per un chilometro intero, per due se occorre, finchè non l'abbia fatta sua.

Questa volta ha chiappato un pretonzolo di campagna. Gli ha già levato la scarpa, vi ha già sostituito la misteriosa ciabatta, perchè il paziente non resti scalzo in mezzo alla via, e tutti e due seduti, questo sul marciapiede e quello su la sua cesta, incomincia l'opera riparatrice. Allora il ciabattino cambia affatto natura. Da taciturno che era diventa ilare ad un tratto; accende subito un mozzicone, attacca discorso con la vittima, e raccontando piacevoli storielle ride e fa ridere, e tutto distratto briosamente, mette pece dove dovrebbe andar cuojo, steccoli dove ha levato bullette e in quattro e quattrotto la scarpa rotta è diventata peggio di prima; il prete è contento come una pasqua e, uno per un verso, uno per l'altro, tutti e due si allontanano allegramente, sognando ognuno per conto proprio: mortorj, scarpe rotte e benefizj vacanti.

Il miracolo di San Gennaro.

Il famoso miracolo di San Gennaro si è ripetuto quest'anno otto volte, a benefizio dei pellegrini stranieri. L'occasione era bellissima, ed io non potevo perderla a costo di qualunque sacrifizio. Quando v'è un Santo che per amore del suo popolo è capace di mettere in bollore il proprio sangue per otto volte consecutive, senza perder la pazienza, bisogna dire che è un Santo sul serio, un Santo che merita tutti i riguardi possibili ed io volli salutarlo.

La folla era compatta nella chiesa; intorno all'altare formicolavano un par di centinaja di pellegrini mascolini, femminili e neutri, che correvano, gridavano, smanacciavano, stabaccavano, ridevano, piangevano e masticavano pasticcini, preghiere e polpe d'arance. A me era riuscito d'intrudermi fra costoro, ma più prudente della cornacchia della favola seppi tanto bene portare la mia mascherata che nessuno s'accorse del finto pavone, imbrancatosi temerariamente con loro.

In mezzo ad un silenzio solenne incomincia la commoventissima funzione.

Il sacerdote di servizio, mentre presenta al popolo l'ampolla, simile ad un piccolo lampione da carrozza, la guarda, e incominciando subito a girarsela tra le mani, esclama con voce stentorea: — È duro! —

A quel fatale annunzio il popolo dà in uno scoppio di strida così disperate, che ad un tratto pare d'esser cascati in uno scannatojo d'agnelli. I pellegrini si spaventano credendola una sommossa; alcune pellegrine minacciano uno svenimento, una accenna di cadermi fra le braccia, ma poi non vi cade ed io taccio, osservo e me la godo. Il Santo tarda a fare il miracolo; allora raddoppiano le strida e lacrime desolate si vedono scorrere in tal quantità su tutte le gote che ho dei momenti, nei quali corro serio pericolo d'intenerirmi. Vedevo intorno a me certe fisonomie e certe fronti, su le quali posava tanta pace soave e tanta serenità di fede, che in verità pareva mandassero raggi di luce; vedevo spargere lacrime tanto sincere e tanto spontanee, che io mi sarei positivamente commosso, se l'insieme della scena non avesse avuto assolutamente l'aria d'un baccanale dei più nauseanti.

Delle famose imprecazioni al Santo, però, non ne ho sentite nemmeno una. Pianti, sospiri, caldissime raccomandazioni e niente di più. Da un branchetto di commarelle, che mi stavano alle spalle, uscivano continuamente queste preghiere: — Faccela, faccela, la grazia, San Gennarino mio bello. — E se il chierico accennava di no, ripigliavano: — È duro! Oh! quanto ci metti stamattina, San Gennarino mio benedetto. Ah! faccela, faccela, questa divina grazia; faccela, faccela, San Gennarino bello, bello, bello — ed altre esclamazioni consimili e tutte di sconforto, di pietà e di preghiera.

I pellegrini cantavano, il popolo berciava nella cappella del miracolo, ed intanto nella navata massima un rimbombante predicatore strapazzava la memoria del Santo, ossia ne raccontava la vita, commentandola. E questo rumore grandissimo aveva i suoi alti e bassi, ogni volta che il cherico accennava lontana la consumazione dell'incanto o dava speranze di prossimo bollore.