Ferdinando

Sì, sì, non perdiamo più tempo....

Nina

Proteggeteci....

Ferdinando

Aiutateci....

Don Paolo

Animo, direttore, animo!...

Vannucci

(scattando con un accento di strazio) Anche voi, Don Paolo, anche voi contro di me?! Ma è inutile! Io non mi lascio imporre da nessuno, perdinci!, e [pg!263] non sarò mai il complice d'una mostruosità! Mai! Mai!... E poi, per quale ragione dovrei aiutarli? Perchè sono buono? E chi lo dice che sono buono? Lo pensa lei (indicando Nina) e s'intende che lo pensi visto che lei è una piccola egoista a cui fa comodo di pensarlo. Ma non sono buono io, no che non lo sono, e non è possibile d'esser buoni quando si vive come io vivo, senza il ricordo d'un sorriso..., senza la speranza d'un sorriso! (In una crescente esasperazione di malinconia) Coltivo un giardino che non è mio e che è di tutti gli altri, e, per questi fiori che vedo sbocciarmi dinanzi belli e rigogliosi, io sono un estraneo... un estraneo; e alla mia mano che vorrebbe difenderli perfino dalla rugiada troppo fredda o dal raggio di sole troppo ardente, essi preferiscono quella che li strappa senza pietà e che li porta ad appassire... chi sa dove!... Non sono buono io, no, non lo sono, e non voglio esserlo, non voglio esserlo!... Don Paolo, non mi cacciate in codesta faccenda, e non mi fate predicozzi, chè, tanto, non mi convincereste. Questi ragazzi mi hanno dato un dolore, un gran dolore; e, adesso, che se la sbrighino tra loro e mi lascino in pace. (Siede sulla vecchia poltrona presso il tavolino, e non sa dissimulare la sua sofferenza.) Ciascuno per sè e Dio per tutti; e se c'è qualcuno che vuol morire d'amore, muoia, muoia pure, e buon viaggio! Io me ne lavo le mani!