(alzandosi) Il mio vero orologio è il sole. Vedete: l'ultimo raggio ha già lasciato il mattoncello lesionato. (Indica un punto del pavimento.) Nondimeno, per la scolaresca, l'orologio a cucù, che è l'orologio ufficiale, funziona perfettamente. (Prende di su la scrivania una stecchetta di osso.) Non cammina?... Che importa?... Introducendo questa stecchetta nelle sue viscere, io ottengo quanti ululati voglio. E nelle scuole, caro don Paolo, tutto è forza morale. State a sentire. (Con la stecchetta, comincia a martoriare l'ingranaggio dell'orologio, il quale mette fuori sette suoni affannosi.)

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Don Paolo

Bella, questa forza morale!

Vannucci

(dopo il settimo suono) Ecco, sono le sette. (Indi, va a tirare la cordicina della campanella, che riempie l'aria del suo strepito.)

Don Paolo

(portando le mani alle orecchie) Altro saggio di forza morale!

(Si ode sùbito un rumore di panchette smosse e un gaio e fanciullesco vocìo femminile.)

Il Maestro