No! No! Neanche se ti vedessi in agonia!
Salvatore
E dunque non devi dire che essa mi ha voluto bene come me ne vuoi tu.
Francesca
(con umiltà) Quando tu eri bambino, io non sapevo, non potevo sapere.... Ero così diversa dalle femmine oneste.... Non vedevo che con gli occhi che avevo io.... Da nessuno le avevo potute imparare certe cose.... Tu me le insegnasti disprezzandomi, me le insegnasti maledicendomi.... E da quel giorno volli vivere nella povertà. Avevo trentotto anni, è vero; ma mi dicevano che parevo più bella di prima. Me l'ero sempre tenuta cara la bellezza, e, per quello che m'insegnasti tu, n'ebbi orrore. E mortificai il mio corpo; stetti sotto il sole e sotto la pioggia guardando il cielo; entrai nelle chiese mettendo la bocca dove gli altri mettevano i piedi; mi nudrii col pezzo di pane che mi dava la carità cristiana; e certe volte, come sta digiuna questa pentita per meritare il tuo amore, io stetti digiuna per meritare il tuo perdono.
Salvatore
(commosso, suo malgrado) Le mortificazioni con cui ti sei punita potranno salvarti l'anima... quando finirai di soffrire sulla terra, e ciò, forse,... sarà giusto; ma, disgraziatamente, non potevano salvare me dal veleno che già mi avevi dato a bere e che doveva rodermi per tutta la vita. (Avvicinandosi a lei e facendo con tutt'e due le mani l'atto di aprirsi il petto) Guardala da vicino questa confusione di odii, di amarezze e di dolori, che si sono ammassati qua dentro.
Francesca
(quasi nascondendo il viso, si scosta un poco.)
Salvatore