Aspetta! Aspetta! Aspetta un momento!...
Salvatore
(tirandole la borsa dalla cintola, sghignazza:) Ah, ecco che dopo vent'anni mi comparisce un'altra volta dinanzi il tesoretto vergognoso! La vedi tu questa borsa?... È la stessa con cui lei tentò di trattenermi venti anni fa, quando, entrato appena nella sua casa sfarzosa, fui preso dallo schifo. Quel giorno io ci sputai sopra, e a lei voltai le spalle per sempre. Ma quella sciagurata, che in tutto questo tempo si è martirizzato il corpo e s'è imposto il sacrifizio di chiedere l'elemosina per sè, ha voluto a forza conservare per suo figlio i suoi risparmi d'allora!... A te, naturalmente, tutto ciò sembra sublime!... Io leggo nel tuo cuore l'ammirazione, la compiacenza, la gioia, la gratitudine!... Ah! (Con una smorfia di nausea e uno scatto brutale sta per buttare nel fuoco la borsa.)
Graziella
(gli prende il braccio gridando:) No!
(Breve pausa.)
Salvatore
(lasciando ricadere la borsa sul sacco) È naturale anche questo! Fra voi due, v'intendete perfettamente!
Graziella
(risoluta, energica, d'una energia nuova in lei, con la testa alta e la voce vibrante) Ebbene, te lo devo dire?... Te lo dirò. Non è nè per me nè per te che io ti domando di non distruggere questo danaro. No, Salvatore! La verità è che avrò un figlio anch'io. Lo avrò, lo avrò, e lo aspetto come i poverelli che passano questa nottata sul lastrico aspettano il sole di domani!