Salvatore
(con esasperazione irruenta) Ma come?! Tu sei sicura che avrai un figlio e me l'hai fatto ignorare?
Graziella
(dolorosamente) Te l'ho nascosto sinora perchè mi dici ogni giorno che commettono un delitto le femmine come me se diventano mamme. Ma questo delitto io l'avevo commesso per te, e mi pareva bello, e non volevo rinunciarci, e intanto mi consumavo, mi consumavo al pensiero di dovertelo confessare! (Mutando tono, quasi solenne) La confessione mi è uscita dall'anima per muoverti a pietà della creatura che dovrà nascere; e adesso spetta a te di decidere. Se non ti fa pena che la nostra creatura nasca nella casa della desolazione e degli stenti, gettalo pure questo danaro e prepàrati solamente a dar conto al Signore della tua azione! Quanto a me, lo sai che mi rassegno a tutto!
Salvatore
(febbrilmente, tra gli spasimi d'un'angoscia profonda e quelli d'una ferocia compressa) Stringimi, stringimi, stringimi in una tanaglia! Per compassione della creatura che dovrà nascere, stritola la mia coscienza, stritola quest'ultimo avanzo del mio onore che volevo salvare e fanne dei cenci per tappezzarne la tua culla. No! No! No!... Non prenderò quel danaro maledetto! Tornerò alla vita del vagabondo, tornerò alle case da giuoco, imparerò l'arte del baro se occorre, diventerò un ladro, finirò in galera, ma riuscirò finalmente a liberarmi da tutti questi amori sviscerati che m'incatenano alle femmine che si sono vendute!...
Graziella
(come se in un attimo le si fosse spalancato un abisso sotto i piedi) Pensa, Salvatore, che se tu mi lasci io non avrò più ragione di vivere!
Salvatore
Vivrai per tuo figlio che già ti è più caro di me.