Giulia
(profondamente commossa) Non è così, signora Marnieri. Da me lei non deve aspettarsi nè odio nè rancore. (Con tenera lealtà) Tutt'altro!... So di essere l'origine di tutte le sue pene, e ciò mi fa umile dinanzi a lei quasi come una colpevole. Io... spero molto che un giorno la tranquillità sia finalmente restituita a suo figlio ed a lei. Quel giorno mi sentirei alleviata anch'io, e mi parrebbe... d'essere divenuta migliore.
La signora Marnieri
Io non l'ho più questa speranza! Io non l'ho più! (Piange.)
(Un silenzio.)
Giulia
(le si accosta come per abbracciarla: poi repentinamente, con un piccolo fremito proibitivo, si trattiene, e le dice con dolcezza:) Via, non si scoraggi.... Voglio ammettere che suo figlio sia d'una sensibilità eccezionale;... voglio ammettere che la stessa tenacia, con cui ha dovuto tentare di vincere il suo sentimento, glielo abbia poi cacciato più dentro le vene; ma chi può prevedere tutte le trasformazioni e tutte le vicende a cui un giovane è destinato?... Chi può prevedere tutte le cose belle che lo aspettano sul suo cammino?... E che sono io, che sono io fra tutte le donne che un uomo può incontrare sulla terra?... (Il suo volto è rigato di lagrime.)
La signora Marnieri
(senza rispondere, scrolla lievemente il capo come per dire che quelle parole non l'hanno convinta.) (Si asciuga gli occhi.) Addio, signora.
Giulia