La signora Marnieri
(si leva con umiltà.)
Giulia
(continuando) Lei è venuta a turbarmi la pace, e non si è arrestata neppure all'idea di violare la custodia sacra intorno alla quale io ho raccolta tutta intera la mia vita. Lei è giustificata, lo intendo bene, dalla cecità dell'affetto materno; ma io vorrei fulminare col mio sdegno colui che avrebbe dovuto sentire orrore di questa violazione e invece ne ha affidato il tentativo alla tenerezza di sua madre!
La signora Marnieri
(assorgendo vivissimamente con uno slancio impetuoso dell'anima e della voce) No! Luciano non sa nulla! Glie lo giuro sul mio onore. Non sa nulla!
Giulia
(spalanca gli occhi e indietreggia.) (Un silenzio.) (Poi, quasi sottomessa) Le domando perdono di avere offeso suo figlio.
La signora Marnieri
(con pari sottomissione) Soltanto a me, soltanto a me, spetta il suo sdegno. Ho creduto che i patimenti già sopportati con rassegnazione da Luciano avessero pagato il debito di gratitudine ch'egli ha verso il povero morto e ho creduto che avessero potuto fargli condonare il sacrifizio senza fine. Questo è stato l'errore mio. Ed ecco che ne sono acerbamente punita. La certezza che lei mi serberà rancore o che forse mi odierà addirittura sarà per me un nuovo strazio... che si aggiungerà a quello di assistere, incapace di aiuto e da lontano, alla immensa infelicità del mio figliuolo.