I.

È il meriggio. Luce nel vestibolo. Luce nel giardino. Le ricoverate della Casa di Salute sono in attesa del loro buon Direttore, sedute sulle scranne o in piedi nel vestibolo, nel giardino, sotto l'arco del vano. Donne giovani, donne giovanissime, donne mature. Vestono un modesto ma decoroso abito grigio: una specie di uniforme. Son pettinate con accurata semplicità. Non manca qualche pettinatura piú ricercata o addirittura graziosa. — Alcune ricoverate sono un po' pallide, smunte, avariate. Altre sembrano sane, quasi floride. Cinque o sei restano appartate, in una tensione bisbetica, rivelata da qualche gesto, da qualche smorfia, o in una sincera tranquillità. — La piú tranquilla è Sonia Zarowska, mite nel viso, piú appartata di tutte, con l'occhio tranquillamente estraneo.

Suora Marta

(è ritta, in un angolo, oculata, non rigida, non severa.)

(Un vispo chiacchierio fiorisce tra le piú gaie, che formano un gruppo in primo piano:)

— Veramente?

— Da chi l'hai saputo?

— L'ho saputo da lei stessa in un momento in cui pareva trasognata.

— Ballerina, dunque? Ballerina!