Lorenzo Gemmi
Abbiatela tutta per lui, dottore! Io non ne merito.
(Si separano sulla soglia in fondo.)
IV.
Ulrico
(si è gettato a sedere su una panchetta. È stanco, torvo, scarruffato, smagrito. Ha le guance incavate. Ha negli occhi l'incandescenza stramba d'un tizzo ardente su cui si spruzzi, con alterna persistenza, acqua e petrolio. — Il monocolo destinato all'occhio piú guercio gli pende, da un laccio, sul petto.)
Francesco
(osserva la fisonomia di lui. Ne è conturbato. Dissimula, scherzando) E cosí?... Che n'è del programma di ficcare il naso nei fatti miei e d'essere il mio medico cotidiano, all'uso giapponese? Ai primi fiaschi della tua psicoterapia naturalistica, mi hai abbandonato?
Ulrico
Ho dovuto servire il signor me stesso in questi giorni. E sono stati giorni angosciosi.