Lo vedo.
Ulrico
Giorno per giorno, come usava lei, pago la padrona affinché non disponga delle due stanze che lei occupava. Mi reco tutte le sere a visitarle, a guardarle, a sentirle. La sua biancheria, i suoi abiti, i suoi scarpini, i suoi profumi, i suoi lapis, i suoi cosmetici, sono al posto dov'erano, nel medesimo disordine, immobilizzato. Io contemplo e tocco un poco ogni cosa, e bevo gli atomi che se ne distaccano. Non riesco a proibirmelo, ma... ti confesso che ne provo una importuna malinconia. (Gli passa sulle pupille un velo di lagrime inconsapevoli.) Ho ritardato a venire da te... perché avevo ritegno di mostrarmiti in queste condizioni. Oggi, ho superato il ritegno... e sono contento d'essere venuto.
Francesco
(vincendo un'esitazione) Sonia Zarowska è qui.
Ulrico
(con un violento stupore, si alza.) È qui?! È qui, con te?!
Francesco
È nel mio Ricovero, nel mio ospedale.
Ulrico