Francesco

Ma, scusa, a che proposito?... Mi è stato tanto gradito il rivederti! Ti ho ricevuto festosamente!... E non ero nelle nuvole quando parlavi. Ero invece attentissimo, e ho compreso quel che dicevi. Ho compreso che sei incappato in un infortunio... a cui non annetti troppa importanza.

Ulrico

... a cui annetto una importanza relativa.

Francesco

Tutto si limita, mi pare, a un episodio, a una parentesi: — le tue dilettazioni di gaudente hanno avuto un arresto momentaneo perché ti è mancata a un tratto Sonia Zarowska. Mi sbaglio?

Ulrico

(stralunando gli occhi) Irreperibile! Assolutamente irreperibile!... Un enigma da far dare la testa nel muro! (Ricorda e racconta:) Mi separo da lei alle nove di sera. Torno alle undici. Entrata libera, come di solito. Illuminazione bianca. Lei, fuori, in giro. Niente di straordinario. Rincaserà tardi? Mi è indifferente. E se non sarà sola, pazienza, me la svignerò, visto o non visto. Nel suo salottino, aspetto un'ora, aspetto due ore, aspetto tre ore. È notte avanzata. Cerco il mio e il suo absinthe. Bevo, ribevo, mi addormento. Mi sveglio all'alba. Lei, ancora fuori. Niente di straordinario. Tuttavia, sono inquieto. Impossibile riaddormentarmi. Fumo, passeggio, apro le finestre, irrompo nel quartierino recondito della padrona, la scuoto nel letto, la strappo dal sonno, le chiedo se dubiti che Sonia abbia preso il volo. La sua risposta è ambigua: «La bionda mi paga giorno per giorno, quindi può andarsene quando vuole.» Dunque, — dico tra me — non è improbabile che se ne sia andata. Ma ritrovo súbito, nel disordine che conosco, la sua biancheria, i suoi abiti, i suoi scarpini, i suoi profumi, i suoi lapis, i suoi cosmetici, e ciò mi rassicura. Ricomincio ad aspettare, con lo sguardo attaccato all'orologio. Il moto delle sfere mi diventa impercettibile. Cosí lento che in non meno di sessanta minuti me ne misura appena uno!... Alle dieci del mattino io sono assalito dal sospetto che Sonia sia stata còlta in flagrante come ladra e messa al fresco. Corro all'ufficio centrale della Questura. Mi appiccico ai funzionari. Li soffoco d'interrogazioni. Il mio sospetto non è punto confermato. Precipito nel buio. E nel buio, senza un barlume che lo attenui, mi do a una caccia affannosa, ininterrotta, vertiginosa, inutile, insensata, che mi stremenzisce, che mi esaurisce. Lo vedi come mi sono ridotto?

Francesco