(recisamente) Non è inopportuno, Ulrico, che io consigli te di astenerti dal trascendere!
(Un filo di pausa.)
Ulrico
(quasi pentito — si modera.) Se trascendessi, ne avrei poi un rammarico piú penoso del tuo. Evvia, Francesco! Accontentiamoci un po' reciprocamente. Cediamo un po' tutti e due. Tu accondiscenderai a che io — magari sotto la tua sorveglianza — abbia un colloquio con lei, e, per parte mia, ti garantisco che non mi affaticherò punto a riconquistarla al suo passato. (Traspare ch'egli esprime una temperanza momentanea.) Mi limiterò a interrogarla sulle sue sensazioni attuali, sulle sue intenzioni per l'avvenire, e il risultato di questo colloquio, da cui sarà stimolata la sua sincerità, potrà servire, a guisa di scandaglio, anche a te. Misurerai il valore dei tuoi criterii, la portata dei tuoi metodi. Apprenderai se, dal tuo punto di vista, ella sia già guarita o almeno avviata a guarire o se il mutamento verificatosi non sia che effimero e occasionale. Dovrai riconoscere — ne sono sicuro — l'utilità pratica della tua condiscendenza. E cessiamo di sperperare il nostro tempo, te ne prego! Chiamala!
Francesco
(paziente, deferente) Io non ho alcun diritto su lei, alcun diritto su te. Ma è incluso nel mio assunto il diritto di proibire che v'incontriate finché ella sarà qui. Tu la vedrai e le parlerai, altrove, senza ambagi d'impegni e di controlli, quando io l'avrò congedata. Non mi ostino a chiederti una rinunzia della quale non sei capace. T'impongo, bensí, una dilazione per non essere il tuo complice.
Ulrico
(levandosi di botto, con allucinata prepotenza) E io ti risparmio di essere il mio complice, poiché basterò io a chiamarla.