(attanagliandola) Perché lo interrogasti?

Agnese

Io non lo interrogai, ma le sue lagrime di padre mi vollero consapevole.

Francesco

(col fremito irruente d'una imprecazione) Ti vollero consapevole e t'incatenarono immediatamente all'amore del martire!

Agnese

No, Francesco! Nulla di quanto accadeva in me somigliava alla rievocazione dell'innamorato sparito. Nulla somigliava a un rimorso, a un pentimento, a un rimpianto profferto alla sua memoria. E perciò, anche sotto il martello della tua inquisizione, la mia coscienza permaneva immobile, altera, integra, estranea al lutto inquieto che serbavo. Solamente piú tardi, ti ripeto, solamente piú tardi io potetti accusarmi! Solamente piú tardi, nel mondo irreale, nel mondo della follia che la coscienza mi aveva offuscata lontano da te, lontano dal nido della mia realtà, questo lutto mi parve quasi colpevole! E cominciai da allora a martoriarmi per il martirio di lui, cominciai a compassionare la disperazione che lo aveva travolto, cominciai a trovarmelo dinanzi, in una larva desolata e sommessamente loquace, e le mie stanche veglie e i miei brevi sonni malati si riempivano di panico, di tremore, di lotte...

Francesco

(con l'aspetto e con l'accento di chi subisca i colpi reiterati d'un ferro aguzzo) Ah!... chi mi darà la forza di resistere a queste fitte atroci?!