(Sonia sguscia di tra gli alberi del giardino; e, nelle pieghe della foschia, resta a origliare. — Ulrico, non visto da lei, la segue, sorvegliandola.)
Agnese
...
(assorta nella sua disillusione, lentamente scandisce:) Sicché: questa la mia sorte, questo il mio avvenire! Accanto a te, senza di te!... Mi rassegnerò. (Scrolla il capo triste.) Ed ecco: entro nella casa «dove ho il diritto di entrare, dove hai il dovere di farmi entrare». (Esce a destra — ammantata di dignitosa tristezza.)
VI.
Francesco
(è tuttora seduto, concentrato nella umiliazione, il mento sul petto, lo sguardo a terra.)
Ulrico
(acquattandosi, sparisce dietro il fogliame.)