Sonia
Perché mi tratti cosí?... Perché mi disprezzi tanto?...
(Un intervallo — doloroso.)
Francesco
(arrendendosi) Non vi disprezzo. Vi giuro che non vi disprezzo!... Avrei respinta l'inframmettenza d'una sorella come ho respinta la vostra. Io eccedo nel manifestare i miei ritegni, la mia intolleranza. Le parole che mi vengono alle labbra sono convulse, inconsulte, ingiuste. Me ne rammarico. Me ne pento. E, poiché l'affetto che nudrite per me v'impedirebbe di lasciarmi con tranquillità prima di sapermi conciliato con le speranze legittime che hanno qui ricondotto mia moglie, mi piego a rendervi conto di ciò che, in ogni caso, non potrebbe riguardarvi. Vi garantisco, dunque, che, da questo momento, io mi dedicherò a rinsaldare la mia convivenza con lei. Vi garantisco che la nostra felicità coniugale sarà, comunque, ricostruita. Da voi stessa mi è stato mostrato... che m'incalza la necessità di riaggrapparmi, per la mia salvezza, all'unica donna che io debba amare e che abbia il diritto di amarmi!..... Come vedete, dopo che mi avete tante volte immeritamente circondato della vostra riconoscenza, siete voi che meritate la riconoscenza mia...
(La commozione sta per vincerlo.) E adesso, una stretta di mano, e addio!
Sonia
(ebra di sacrificio — in ambo le mani chiude quella che egli le ha stesa.) Addio!
Francesco