(Si comincia a udire il rumore d'una grande macchina in moto. È un rumore lento, sordo, irregolare, quasi timido.)

Michele

(inquieto, a sè stesso:) Mi pare maledettamente accidiosa!... (Il rumore diminuisce. — Michele, spaventato, si curva sul parapetto, sempre parlando a sè stesso:) Dio mio, che cos'è questo! (Il rumore aumenta e si accelera, si accelera, in un ritmo regolare.) (Michele, animandosi) Sì, che va! Sì, che va!... (Si anima maggiormente al crescendo del rumore, che dà l'impressione di un moto vertiginoso. Alza il braccio in segno di saluto festevole:) Va, va, va, va, va, va!...

(Un applauso prorompe con l'irruenza di uno scoppio e si unisce al rombo della macchina e ai gridi di esultanza in un clamore assordante:)

— Urrà! Urrà!

Michele

Ah! ... io non resisto!... (La commozione lo invade. Discende i gradini dell'assito.) È un prodigio! È un prodigio!... (Si lascia cadere su di una seggiola presso la scrivania.)

(Gli applausi e i gridi continuano, aumentano.)

— Oh! Oh! Oh!

La voce di Antonio