Ugo
Buona permanenza!
(Un silenzio.)
Elena
(torna allo scrittoio, e, sedendo, mormora tra sè:) Non se ne va.
Ugo
(guardandola di sottecchi, mormora tra sè:) Non vuole che me ne vada. (Poi, cerca sulla tavola un orario delle ferrovie. — Lo trova e lo sfoglia borbottando:) Pe... Pe... Pe... Pe... Pe... Perugia.... (Trattiene una pagina) Ecco qua: partenza da Perugia, direttissimo, sedici e cinquantacinque. (Dà un'occhiata al suo orologio) Dunque... fra due ore! (Lascia l'orario sulla tavola, accende una sigaretta, e ronza intorno a Elena, mugolando in sordina la «Canzone del Premio». Come guidato dal suo mugolìo, siede al pianoforte, mette la sigaretta sulla padellina del candeliere, e comincia a suonare la «Canzone del Premio», carezzandone le note con eccessiva sdolcinatezza.)
Elena
(lo sogguarda furbescamente e decide di lasciarlo solo. — Senza neanche terminare la lettera, si piglia il foglietto scritto, si alza e, alle spalle di lui, con la manina fa un segno come per dirgli: «Ora ti servo io!» — Indi, camminando sulla punta dei piedi, sempre sogguardandolo con un arguto compiacimento negli occhi, sempre inavvertita, si avvia verso la prima porta a destra. Sulla soglia, dà in una risata frenandone lo scroscio — ed esce.)
Ugo