(continua a ricamare la dolce melodia, dimenando i fianchi, estasiandosi, come rapito da quelle note.)

(Entrano, attratte dalla musica, incuriosite, non viste da Ugo, parecchie PROFESSORESSE americane alleggerendo il passo o tenendo sollevato il tallone, per non farsi sentire. — Ne vengono dapprima alcune dalla serra, lunghe, magre, disseccate. Poi — dalla seconda porta a destra — ne spuntano due, rotonde, a braccetto: la più piccola con la testa mollemente poggiata sull'omero dell'altra. Son tutte mature o vecchie e, per giunta, brutte e ridicole con la loro andatura giovanile, con i loro cappelletti da viaggio, con le loro gonne brevi e coi loro arcuati stivalini, muniti di alti tacchetti. Ognuna, oltre la caratteristica delle dimensioni, ha qualche connotato specialissimo: la bocca stragrande o tanto di bazza o il naso come una prua o la vita a livello dei gomiti. Qualcuna porta gli occhiali. Qualcuna ha in mano un Baedeker. Qualcuna, appesa alla tracolla, una macchinetta Kodak. E più ridicole diventano restando immobili, come magnetizzate, in atteggiamenti di soave commozione. L'ultima comparisce dalla prima porta a destra. È una professoressa bassina e sgobbata, — la più grottesca di tutte — e ha in capo, con incosciente audacia, un berretto maschile. Costei ugualmente si ferma ed ascolta, estasiandosi. A un tratto, getta un profondo sospiro.)

Ugo

(con languida galanteria) Grazie di questo sospiro! (E sùbito, cessando di suonare, languidamente si volta. Ma, alla vista delle professoresse, scatta in piedi con un gesto di orrore ed esce di corsa.)

Le professoresse

(offese — insieme:) Ooooh!...

(Sipario.)

ATTO SECONDO.

Una camera di un alberguccio piuttosto rustico. In un angolo, c'è un letto per una sola persona. Verso destra, sul davanti, di sghembo, una toeletta con su una tovaglia bianca. Qua e là, i pochi altri mobili necessari, tra cui una poltrona e due o tre seggiole. — Una porta nel mezzo della parete, in fondo. Una finestra nella parete di sinistra. — Un'altra porta nella parete opposta. — Nel centro del soffitto, è sospesa una lampadina elettrica.

È notte. La camera è buia e deserta.