(col gesto di chi riceve all'improvviso un urto formidabile) Giulio!
Giulio
Te l'avevo avvertito di non contare troppo sulla mia pazienza!... Perchè dovrei tollerare più a lungo la tua arbitraria requisitoria? Quello che sento per Annita è degno di lei, e lo proclamo con tutte le forze del mio essere, respingendo fieramente i tuoi sospetti inconsulti. Una volta, no, non sarei stato capace di un simile amore, ed io per il primo lo dichiaro; ma siete stati tu e lei che mi avete in poco tempo ricostruito, siete stati tu e lei che mi avete rinnovato esercitando su me una specie di malìa irresistibile, ed è davvero esasperante l'ingiustizia con cui, ora che mi avete fatto diventare un vostro affine e che per tale dovreste ritenermi, tu mi vilipendi ed ella mi disprezza! Certo, non sono un asceta. Non so amare immergendomi nelle astrazioni cerebrali. I miei sensi gemono, i miei sensi anelano, i miei sensi chiedono! Essi attribuiscono alla persona di quella fanciulla una bellezza eccezionale, una bellezza affascinante, che ella, probabilmente, non ha. Io ho perduta la facoltà di esaminarla, di analizzarla, di valutarla, e, malgrado questo, o appunto per questo, nessun'altra donna, oramai, potrebbe sembrarmi bella come lei, ed io la desidero, sì, la desidero, la desidero, come nessun'altra donna potrò mai più desiderare!...
Don Fiorenzo
(ascolta, attonito, sillaba per sillaba, in una crescente tensione. Ha le sopracciglia tirate in su, la fronte aggrinzita, le labbra tremule.)
Giulio
Ma è ben diverso, caro Fiorenzo, questo mio desiderio dalla cupidigia di cui tu mi accusi e che, senza dubbio, io stesso ho tante volte provata! Questo mio desiderio si muterebbe in ribrezzo, si muterebbe perfino in odio se, per uno strano fenomeno mostruoso, Annita mi si offrisse così, come tutte le donne che per me tradirono un amante o un marito o gettarono alla ventura la loro verginità. E dunque? E dunque? Dov'è il mio capriccio? Dov'è l'accanito puntiglio dei miei sensi? Dov'è? Dimmelo! Dimmelo! Dimmelo, perdio!
Don Fiorenzo
(umiliandosi, annichilendosi) No, Giulio!... No! Riconosco che sono stato orribilmente ingiusto con te.... Riconosco di averti calunniato.... Che devo fare?!... Che devo dirti?!... Me ne pento.... Te ne chiedo perdono....
(Breve pausa.)