Io sento di essere sempre più indegno della mia missione.... Mi sembra che non possa più giungere al Signore la mia preghiera!... Mi sembra finanche di non saper più pregare!... Tuttavia... tenterò... sì... tenterò.... (Ha sulla faccia la impronta di un complicato tormento atroce. Poi, tutta la sua persona si drizza, e si fa più alta. La sua fisonomia rivela lo sforzo del suo pensiero, lo sdoppiamento faticoso del suo spirito. A poco a poco, si volge al Cristo dello scarabattolo. Ancora trepido, vi si accosta, cade genuflesso, piega la testa fino a toccare con la fronte il margine della tavola su cui si erge lo scarabattolo, — e prega.)

(Le ragazze, estatiche, tacite, rivolte a lui, e in lui assorte, s'inginocchiano anch'esse; e anche Barbarello, fissandolo con perplessa venerazione, stretto allo stipite, s'inginocchia.)

Giulio

(dopo di aver seguìto con lo sguardo Don Fiorenzo in tutti i suoi movimenti, dopo di averlo visto cadere ginocchioni, torna ad Annita. — Resta alle spalle di lei, e, un po' chino, vigila, sfiorandole con la bocca i capelli. — Nella solennità silente dell'attesa mistica, l'angoscia lo incalza. Come in un delirio spasmodico, egli le parla col pensiero. Indi, il suo pensiero diventa parola, sommessa e affannosa).... Era questo... era questo il tuo voto costante, non è vero?... Tu hai sempre desiderato di fuggirmi!... Sempre!... Sempre!... Anche dopo che avevi accondisceso a sposarmi, io ti vedevo tremare vicino a me. E m'illudevo. M'illudevo. Pensavo che fosse il principio di una sensibilità nuova.... Pensavo che fossero le prime ansie di una nuova vita.... E certamente doveva essere, invece, una profonda repulsione invincibile di cui nemmeno tu ti rendevi conto.... Non mi hai voluto mai! Ecco... ecco tutta la verità! E quando, in chiesa, sei stata costretta a pronunziare il tuo sì, questa parola buona, che avevo tanto aspettata e che avevo tanto meritata, s'è perduta... s'è perduta in una lagrima! (Piange.) Io me ne sono accorto, in quel momento, che qualche cosa di straordinario... stava per distaccarti da me!

SCENA V.

(compaiono sul pianerottolo il Dottor Finizio e Sebastiano. — Questi sta per entrare. Il medico lo trattiene. Tutti e due restano lì, nel vano della porta, togliendosi il cappello.)

(Un silenzio.)

Reginella

(con un sussulto) Signor Giulio!... Si muove!

Giulio