Giulio
Non lesinare le parole, Annita! Hai sempre taciuto troppo, sinora! Ma oggi il tuo dovere è di parlare con chiarezza e con tutta la sincerità della tua coscienza!
Annita
Tu conosci bene il mio pensiero. Diglielo tu a Don Fiorenzo.
Giulio
Ah, no! È indispensabile ch'egli l'oda nelle parole tue e nella tua voce. T'impongo di parlare!
Annita
(a Don Fiorenzo) Io penso... che, lontana di qui, potrò essere... come egli desidera... e come io desidero di essere. (Il suo accento è sincero, ma timido, fievole, profondamente commosso.) Questo credo... e questo spero. Non voglio soltanto volergli bene.... Voglio pure che egli mi sappia e mi senta a lui legata per sempre,... da lui inseparabile.... Qui, ha ragione di dubitarne.
Giulio
(confermando e un po' accalorandosi) Insomma, ella deve rinnovarsi, ella deve rinascere in un'altra atmosfera! Fra i muri di questa casa, consacrati dalle virtù del piccolo santo, fra questi erti sentieri solitarii che salgono verso il cielo, fra queste rocce che hanno colori umani e che guardano e si muovono nelle ombre della notte e parlano le parole misteriose degli echi, ella ancora si raccoglie nei suoi ascetici sogni morbosi. Il mio amore riesce a scuoterla, sì, riesce a strapparla a quei sogni; ma precisamente allora la vista di un Crocifisso in un cantuccio di via, la vista della chiesetta dov'ella ascoltava i tuoi consigli e anche la vista di questa tua porta, chiusa al suo passaggio come per una punizione che le sia stata inflitta, la immergono in una torbida ambascia, straziante per lei, povera Annita, e spietatamente disastrosa per me!