Giulio
Il postino mi ha calunniato! E, difatti, se lei mi dicesse un nome falso, ci crederei e mi lascerei ingannare.
Annita
(con semplicità, come per troncare cortesemente) Io mi chiamo... Annita.
Giulio
(di scatto) Ma questo è il nome vero! (Tappandosi immediatamente la bocca con le dita) Uh!... che bestia!
Annita
(sorride di nuovo.)
Giulio
Ha sorriso un'altra volta?!... Ha sorriso un'altra volta?!... Dio, che contentezza!... (Alzandosi) Mi affretto a chiudere il mio primo conticino di importuno perchè non voglio rischiare di guastarmi il successo. In meno di cinque minuti, due sorrisi e il nome: è un successo inaspettato, è un successo enorme! Sì, il nome lo avevo già carpito al postino: questo è naturale; ma non so che cosa avrei dato per udirlo pronunziare da lei. Non ho dato che una minuscola bugia, e l'ho udito. Ora sì che posso dire di conoscerlo! Il nome di una donna non è veramente il suo nome che come essa medesima lo pronunzia. E lei, signorina, lo ha pronunziato deliziosamente. «Annita»!... Ha prolungato un po' quell'i, lasciando poi cadere l'ultima sillaba. A me è parso... l'espressione melodica di una lontana stella cadente. (Con genuina delicatezza — impacciandosi alquanto — muta ancora.) E adesso lei potrebbe sorridere per la terza volta, ma io,... a dirgliela schietta,... no, non ne sarei troppo sodisfatto. Anzi..., veda,... ne avrei un senso di sconforto. Non sorride?... Glie ne sono molto grato.... Vado ad avvertire mio fratello.... A rivederla, signorina.