Annita

Mio padre abbandonò la casa quando io ero adolescente per andare non so dove... non so con chi,... e mi ha dimenticata. La mamma... è morta. (Si copre con le palme delle mani gli occhi, che aspettavano di poter piangere.)

Don Fiorenzo

(sente il colpo nel centro del cuore: — sente dissolversi. Ma gradatamente si costringe a un contegno insospettabile. Pare che s'impietrisca: e il pianto che gli è vietato traspare come un'onda interiore di lagrime dal volto diafano e immoto.)

(Un lungo silenzio.)

Annita

Proferì il nome vostro, che io non avevo udito mai nè da lei nè da altri, qualche momento prima di morire. Mi raccomandò di non rivolgermi che a voi se un giorno io mi fossi sentita troppo sola e avessi avuto bisogno di un appoggio.... Era il delirio dell'agonia, ma le poche parole con cui mi fece questa raccomandazione uscirono limpidamente dalla sua bocca che quasi sorrideva.... «È un santo uomo» — mi disse ella in ultimo —: «vedrai che non si rifiuterà di aiutarti.» E, dicendo così, aveva lei il viso d'una santa. Com'era bella! (Piange ancora. Poi, un poco più serena:) Per circa tre anni ho aspettato inutilmente che la necessità m'insegnasse il modo di bastare a me stessa. Non mi mancavano i mezzi di sussistenza perchè la mamma ci aveva, alla meglio, provveduto; ma dentro di me non ho trovato nulla di ciò che serve per essere libera, per essere forte. Ero vissuta del suo respiro.... E da quando il suo respiro mi fu tolto, io non sono stata che una cosa inerte, un fragile oggetto qualunque gettato sul lastrico di una strada per la quale tanta gente, tanta gente passava! Se uno di quei passanti avesse abbassata la mano in atto di raccogliermi, io non avrei saputo prevedere nè avrei saputo domandargli che ne volesse fare di me,... e, forse,... mi sarei anche lasciata prendere.

Don Fiorenzo

(cercando le parole e misurandole in una pavida tensione di pensiero) La povera moribonda non poteva avere nessuna ragione per chiamare me in vostro soccorso; ma... nel vaneggiamento delle agonie... parla spesso una volontà superiore a tutte le ragioni umane. A questa volontà io obbedisco. — Eravate vissuta del respiro di vostra madre, che fu... una donna sublime...: possa io riescire a serbarvi sempre degna di vivere della sua memoria. (S'accorge di non resistere più. Tace, temendo di tradirsi.)

(Si ode giungere dalle scale lo zufolìo di Giulio: sempre lo stesso motivo, ritmato questa volta con dolcezza triste. — Lo zufolìo si avvicina. — Egli attraversa, con andatura pigra, il pianerottolo, gettando lo sguardo nella camera, e continua a salire, zufolando.)