Nora

(convulsa, supplichevole) Ma..., solo,... in questo stato,... che cosa volete voi fare, Lucio? (Lo sguardo di lei è attirato dai coltelli che sono sulla tavola.)

Lucio

Ah!... Il luccicchìo di quei coltelli vi turba?... Pensate, forse, che io voglia ammazzarmi?... Ma no! Ma no! Non temete. Oramai, è preziosa anche a me questa carne che ci copre!... (Cupidamente, toccandosi come per constatare la propria esistenza) Oramai, mi è cara più di quanto non vi sia cara la vostra, e... me la serbo! (Come una proclamazione:) Sono impastato come gli altri!... (Con un accento velenoso) E andate via, perchè vi odio!

Nora

Sì,... è indispensabile. Partirò immediatamente. (Prende in un canto il suo cappellino, e, sempre convulsa, si affretta a metterselo.) Troverete voi stesso... un pretesto per vostro zio.... Direte... direte... che ho ricevuto un telegramma urgente... che non ho avuto neanche il tempo di prendere le [pg!357] mie robe... e che sono partita col primo treno... (Lagrimando) Sì... Sì... l'equivoco si è chiarito.... Ognuno per la sua strada!... La mia — me ne accorgo — è molto umile.... Addio, Lucio.... (Poi, con uno sforzo di energia, severamente, senza piangere e dando al saluto un significato di risoluzione definitiva:) Addio, Giovanni! (Ed esce dal fondo.)

Lucio

(a Giovanni:) E tu non vai? Non l'accompagni? Non la segui?

Giovanni

(con tristezza) Nora non mi ama.