Scusa... non saprei....

Stefano

(guardandolo fiso) Non ti ho dato forse il mezzo di visitarla, di vederla?...

Valentino

(con un po' d'incosciente imbarazzo) Ah sì! Di questo ti ringrazio specialmente per lei. Non dubito che lì le saranno prodigate tutte le cure possibili. Ma saranno sempre le cure di persone pagate, di persone estranee. E giacchè su quella vecchia fanatica, che ancora dovrebbe farle da madre, non c'è da contare, meglio io che nessuno. Chi sa che la povera pazza non ne abbia davvero qualche sollievo! Si afferma che ella non distingua più un individuo da un altro? Fino a un certo punto, dico io. Da te, per esempio, è lontana come se fosse morta; e si direbbe quasi che ci tenga a essere morta per te. Io ci scommetterei che in quella completa oscurità di coscienza si nascondano dei ricordi perenni che sono come... come gli avanzi d'un naufragio conficcati nell'arena in fondo all'abisso del mare. (Accalorandosi) E difatti, se non fosse così, in che modo si spiegherebbe il fenomeno per cui ella ripete continuamente i versetti che il vecchio mendicante recitava all'epoca dei vostri giorni felici? In che modo si spiegherebbe che ella si compiace spesso d'indossare o d'avere tra le mani l'abito che ordinò in quella sera indimenticabile?... (Quasi pentendosi d'aver parlato con troppo acume) Del resto, lo so... c'è poco da raccapezzarsi. La pazzia ha misteri grandi e impenetrabili e chiude la sua porta di ferro in faccia a ogni presuntuoso che pretenda di penetrarli.

Stefano

(levandosi e fissandolo più da vicino) Intanto tu parli come uno che li abbia penetrati senza trovare ostacoli.

Valentino

Io?!...

Stefano